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Governo Prodi, dieci anni dopo

“Tutto a posto”. Così Prodi si è rivolto ai giornalisti che lo attendevano a piazza Santi Apostoli, sede dell'Unione, mentre a piedi si recava al Quirinale per sciogliere la riserva e presentare al capo dello Stato, Napolitano, la lista dei ministri. E così poco dopo le dodici del 17 maggio è nato il secondo governo Prodi che si è insediato esattamente a 10 anni di distanza dal primo, “ma oggi non è venerdì...” aveva chiosato il presidente del Consiglio incaricato, scherzando sulla data.

Governo Prodi, dieci anni dopo

“Tutto a posto”. Così Prodi si è rivolto ai giornalisti che lo attendevano a piazza Santi Apostoli, sede dell'Unione, mentre a piedi si recava al Quirinale per sciogliere la riserva e presentare al capo dello Stato, Napolitano, la lista dei ministri. E così poco dopo le dodici del 17 maggio è nato il secondo governo Prodi che si è insediato esattamente a 10 anni di distanza dal primo, “ma oggi non è venerdì...” aveva chiosato il presidente del Consiglio incaricato, scherzando sulla data.

IL GIURAMENTO. Si tratta di un governo di 25 ministri (uno in più rispetto al governo Berlusconi), con tre ex premier (Prodi, D'Alema e Amato), 6 donne (Bindi, Melandri, Bonino, Lanzillotta, Pollastrini e Turco) ma fatto di 'matricole' per il 60%. Sono infatti 14 su 25 i ministri del governo dell'Unione alla prima esperienza nell'incarico. Tutti, arrivati alla spicciolata nel salone delle Feste del Quirinale, hanno giurato, nello stesso giorno, nelle mani di Napolitano. Il primo è stato Romano Prodi. Non sono mancate anche delle piccole gaffe, come quella di un emozionato Giulio Santagata, titolare dell'Attuazione del programma, che, una volta giunto davanti al Presidente della Repubblica, si è reso conto di aver lasciato sulla sedia il decreto di nomina, ed è tornato indietro per riprenderlo. Il nuovo governo Prodi giovedì 18 sarà al Senato, verso le 12, per chiedere la fiducia dal Parlamento. Lunedì prossimo, 22 maggio, invece sarà la volta della Camera dei Deputati.

L'AUSPICIO. All'inizio del suo mandato l'impegno più urgente nelle parole di Prodi. “Dopo dieci anni giusti ricominciamo a lavorare in una situazione completamente cambiata del Paese: ci sono tensioni molto più forti, quindi il primo impegno sarà quello di ricostituire quello spirito di solidarietà e di condivisione di obiettivi che servono perché un Paese vada avanti, cioè, abbassare il livello di tensione e di litigiosità”.

LE REAZIONI. Il neo presidente del Consiglio ha definito il suo governo “una squadra molto coesa, più omogenea di qualsiasi descrizione che ne veniva fatta in precedenza. È una non un insieme di individui, fatta per durare l'intera legislatura”. “Un governicchio”, invece, per la Casa delle Libertà che non ha mancato di sottolineare che nella nuova compagine sono assenti per la prima volta nella storia repubblicana ministri siciliani. Stilettate anche da Formigoni, presidente della Regione Lombardia e neo senatore, per il quale “il governo Prodi non riesce a digerire la Lombardia” visto che nella rosa dei ministri figura solo una parlamentare lombarda (Barbara Pollastrini), per di più con una delega senza portafoglio. “Governo autorevole” per Franco Giordano, segretario di Rifondazione Comunista “e in grado di rispondere alle aspettative e le speranze della società italiana” anche se lamenta "la scarsa presenza delle donne”.

GOVERNO IN PILLOLE. Sei ministri donna ma solo una, Livia Turco, in un dicastero che conta, le altre tutte senza portafoglio. Due vicepremier: Massimo D'Alema, che ha anche la delega agli Esteri, e Francesco Rutelli (Beni Culturali), che assicureranno il sostegno dei due partiti maggiori della coalizione, Ds e Margherita. E, per il resto, tutto - o quasi - come previsto: nove incarichi alla Quercia, sette alla Margherita (due a prodiani), uno rispettivamente a Udeur, Rosa nel pugno, Prc, Verdi, Italia dei valori e Pdci. E infine, tre personalità di alto profilo, che possono essere considerate in "quota Prodi": Tommaso Padoa Schioppa all'Economia, Giuliano Amato agli Interni, Paolo De Castro alle Politiche agricole. Tutti i partiti dell'Unione hanno almeno un rappresentante. Scongiurato il rischio “appoggio esterno” brandito, nelle trattative, da Clemente Mastella e Oliviero Di liberto.

La lista
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: Romano Prodi.

VICEPRESIDENTI DEL CONSIGLIO: Massimo D'Alema e Francesco Rutelli.

MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO: Vannino Chiti (Rapporti parlamento e riforme), Luigi Nicolais (Funzione pubblica e innovazione), Linda Lanzillotta (affari regionali), Emma Bonino (politiche comunitarie), Giulio Santagata (attuazione del programma), Barbara Pollastrini (pari opportunità), Giovanna Meandri (politiche giovanili e sport) e Rosy Bindi (famiglia).

MINISTRI CON PORTAFOGLIO: Affari Esteri: Massimo D'Alema. Beni Culturali e Turismo: Francesco Rutelli. Interno: Giuliano Amato. Giustizia: Clemente Mastella. Difesa: Arturo Parisi. Economia e Finanze: Tommaso Padoa Schioppa. Sviluppo Economico: Pierluigi Bersani. Infrastrutture: Antonio Di Pietro. Politiche Agricole e Forestali: Paolo De Castro. Istruzione: Beppe Fioroni. Salute: Livia Turco. Comunicazioni: Paolo Gentiloni. Università e Ricerca: Fabio Mussi. Lavoro: Cesare Damiano. Solidarietà Sociale: Paolo Ferrero. Ambiente e Tutela del Territorio: Alfonso Pecoraro Scanio. Trasporti: Alessandro Bianchi.

GEOGRAFIA DEL GOVERNO. Per quanto riguarda la rappresentanza geografica, il governo Prodi ha un solo ministro lombardo (Barbara Pollastrini) e uno veneto (Tommaso Padoa Schioppa). Nessun ministro siciliano. Lazio e Piemonte fanno la parte del leone: sei ministri il Lazio (D'Alema, Rutelli, Gentiloni, Fioroni, Bianchi, Melandri) e cinque il Piemonte (Bonino, Ferrero, Damiano, Amato e Turco); la Campania ha quattro ministri (Mastella, Pecoraro, Nicolais); l'Emilia Romagna tre (Prodi, Bersani, Santagata); la Toscana tre (Chiti, Bindi, Mussi); ; il Molise uno (Di Pietro); la Calabria uno (Lanzillotta); ; la Puglia uno (De Castro) e la Sardegna uno (Parisi).

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PAOLO DE NICOLA 17/05/2006 00:00
SOLITA MINESTRA AD ECCEZZIONE DI PADOA
MINESTRA INVECCHIATA

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