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IMMIGRAZIONE: ACLI, PUNIRE GLI IRREGOLARI SIGNIFICA PUNIRE LE FAMIGLIE ITALIANE

Parole chiave: acli (111), associazioni (260), immigrati (728)

No all'introduzione del reato di immigrazione clandestina. Sì ai patti territoriali, “ma comprendano sicurezza e integrazione”. Lo affermano oggi le Acli, Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, esprimendo “forti preoccupazioni” per le anticipazioni sui contenuti del Pacchetto Sicurezza che il Governo si preparerebbe a varare. “I reati commessi da cittadini stranieri vanno certamente perseguiti - afferma il presidente delle Acli, Andrea Olivero - ma non vanno demonizzati gli stranieri presenti sul territorio, come se fossero gli unici responsabili di una percezione di insicurezza che sembra ormai pervadere i cittadini italiani e gli stessi immigrati”. Non servono, secondo le Acli “proclami e annunci che criminalizzano indistintamente una realtà”, come l'ipotesi del ricorso all'esercito, ma “politiche certe ed efficaci di sicurezza” affiancate “da seri interventi di riqualificazione urbana, di mediazione, di accompagnamento”. Le Acli sono “assolutamente contrarie” all'introduzione del reato di immigrazione clandestina, una “misura demagogica - la definisce Olivero - tanto inutile quanto pericolosa per le ricadute sul piano sociale e culturale”.
Viene giudicata “buona” la logica dei patti territoriali, ma non limitati alla questione dell'ordine pubblico: “Costruiamo invece dei tavoli locali sulla sicurezza e l'integrazione. Per costruire una società sicura, infatti, servono iniziative che incidano sulla qualità della vita delle persone, italiani e stranieri, che si sviluppa nei vari spazi di socializzazione: la scuola, il quartiere, il lavoro, il tempo libero”. Le Acli sono invece favorevoli all'emersione dei lavoratori immigrati irregolari. “L'irregolarità di molti stranieri - aggiunge - è dovuta soprattutto a un sistema legislativo limitato e poco lungimirante, che rende angusto l'accesso regolare e addirittura provoca una fin troppo facile caduta nella illegalità di coloro che sono riusciti ad entrare in Italia nel rispetto delle norme”. Oggi il welfare delle famiglie italiane, ricorda, è “‘fatto in casa' senza il supporto dello Stato, grazie anche a questi lavoratori e lavoratrici. Sarebbe allora più logico, in ordine alla sicurezza di tutti, permettere l'emersione di questi lavoratori”.
Sir

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