Italia

In Libano e Siria per aiutare i cattolici

di Giovanni Sassolini

Una delegazione toscana è stata in Libano e Siria per toccare con mano le condizioni dei cristiani in quelle terre difficili, verificare i lavori in corso finanziati con l’8 per mille della Cei e valutare la possisibilità di altre opere. Anche io sono stato invitato a far parte del gruppo guidato da mons. Rodolfo Cetoloni, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, e composto da Rita Carbone Amorosa, collaboratrice del vescovo per le attività verso la Terrasanta, e da Angiolo Rossi, già sindaco di Pratovecchio e adesso impegnato nelle relazioni tra le nazioni mediorientali e le istituzioni italiane, sia civili che religiose. Prima tappa a Beirut dove abbiamo avuto il colloquio con un giovane prete lituano, segretario del Nunzio Apostolico mons. Luigi Gatti. Il segretario ha riportato un parere incerto da parte dello stesso Nunzio sulla costruzione di un ospedale nella zona sud del Libano, al confine con Israele. Dopo ci siamo spostati a Tiro e abbiamo fatto visita al vescovo Melkita, cioè greco-cattolico, mons. Elia Bacuni. A pranzo poi siamo stati ospiti del vescovo maronita di Tiro, mons. Nabil Shekaralla Hajj che ha ribadito la necessità di costruire l’ospedale perché «c’è già un piccolo dispensario ma va ingrandito, la gente cristiana lo vuole». Mons. Cetoloni ha fatto sue queste preoccupazioni per presentare la richiesta dell’ospedale all’ufficio della Cei di Roma ma il consenso del Nunzio è determinante. Nel pomeriggio attraverso paese e villaggi distrutti dall’aviazione e dai tanks israeliani nella guerra dell’anno scorso, abbiamo visitato la piccola struttura ospedaliera, in mezzo alla campagna libanese, a ridosso del confine israeliano (si vedevano al tramonto le luci delle postazioni militari). Lindo e pulito come solo le suore sanno tenere, un mini-ospedale con due o tre camere per i degenti, una saletta per dentista, una sala operatoria di tre metri per tre. Al terzo piano ci stanno già tre suore, e queste garantiscono con sicurezza il futuro. Il luogo si chiama Ain Ebel.Dopo questa visita, ci aspettava il consiglio di una scuola privata sempre nella stessa regione. Siamo nel paese chiamato Rmeich e la scuola è il «Lycèe Officiel de Rmeich». Una decina di uomini, dal preside ai professori chiedono un contributo di centomila euro per l’ampliamento del complesso scolastico e la dotazione di una stanza computer. Restiamo ben impressionati dall’ordine, dalla pulizia e dal miglior uso delle cose, come libri e registri ben tenuti. Visto che la richiesta non è poi così alta da Roma non ci saranno difficoltà ad aiutare questi bravi cristiani libanesi.

Il giorno seguente si fa visita, a Beyrut, al Vicario Apostolico del Libano, il vescovo dei cristiani cattolici di rito latino, mons. Paul Dahhdah, che è anche il responsabile di circa 600 suore. In serata abbiamo percorso i 400 chilometri verso Aleppo, in Siria. Sosta a Tripoli, ultima città del Libano verso il confine siriano. Anche qui c’è una scuola cristiana gestita dai frati, un po’ messa male e dall’aspetto quasi decadente. Ma i 250 alunni di adesso, potrebbero diventare anche mille. E per le spese del restauro e dell’ampliamento si ricaverà già un buon introito dalla vendita dei terreni intorno. Qui pure giungerà qualche contributo dall’Italia (sempre via otto per mille). Angiolo Rossi si impegna per il progetto della scuola materna, come quella già costruita a Betlemme.

La frontiera con la Siria è un piccolo caos ma la autostrada è bella, il paesaggio piano e coltivato. Poche macchine private, molti camion e taxi. Arriviamo al convento dei frati di Aleppo dove veniamo accolti da padre George già parroco a Gerusalemme dove era parroco prima di padre Ibrahim Faltas. Mons. Cetoloni ritrova un fraticello che aveva avuto novizio a La Verna nel 1990. La mattina seguente, domenica 25 marzo, le strade del quartiere cristiano erano deserte e i negozi chiusi. Finora in Siria i cristiani possono celebrare la domenica e sospendere le attività economiche. Abbiamo concelebrato, nella bella chiesa dei frati una messa parrocchiale… in arabo. Poi ci siamo concessi la visita turistica della cittadella di Aleppo, una collina naturale, perfettamente conica, con una cinta muraria in buone condizioni. All’interno, dove potevano vivere anche cinquemila persone, splendidi resti di fortificazioni, feritoie, porte e mura di epoca turca. Abbiamo visto a mezzogiorno, tornati in parrocchia, l’attività catechistica. Dopo la messa delle 11 oltre una cinquantina di ragazzi hanno giocato nel cortile e poi si sono infilati, a gruppi, nelle stanze, con molto ordine. Il pomeriggio è stato dedicato alla visita del complesso del nuovo episcopio di Aleppo. Mons. Giuseppe Nazzaro era presente domenica 6 maggio a Pratovecchio con il vescovo di Fiesole Luciano Giovannetti per l’inizio del Congresso eucaristico diocesano. Già a capo della Custodia di Terrasanta a Gerusalemme, mons. Nazzaro è il vescovo latino ma abita tutt’ora in due o tre stanzette mal messe e inadeguate. Sempre con l’aiuto dell’otto per mille, si sta ultimando una residenza a 4 piani, due dei quali come pensionato per le giovani siriane cattoliche che frequentano l’università. Il resto sarà per l’abitazione del vescovo e segretario, delle suore addette a tutto l’edificio, e locali e uffici per l’attività. Il 15 agosto, come ci ha confermato a Pratovecchio, ci sarà l’inaugurazione. E così siamo arrivati al termine del nostro itinerario. È stato un viaggio di pochi giorni ma ricco di incontri con le comunità cristiane del Libano e della Siria. Abbiamo tentato, per quanto era possibile, di immergerci nella loro difficile situazione e abbiamo raccolto la testimonianza della loro serenità coraggiosa, sia in ambito cristiano che civile. Non sono in fondo la chiesa delle origini?