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Indulto, si aprono i cancelli dei carceri

Primo agosto di festa per centinaia di detenuti usciti dalle carceri di tutta Italia per effetto dell'indulto. Calcolando anche chi ha lasciato i domiciliari e l'affidamento in prova, si stimano in circa un migliaio i primi beneficiari del provvedimento. Dall'omicida all'immigrato clandestino, dal topo d'appartamento allo scippatore, gli istituti di pena hanno cominciato così a svuotarsi e, alla fine, secondo le previsioni, saranno oltre 12.000 coloro che riacquisteranno la libertà. Riunione in prefettura a Firenze per gestire l'uscita dai carceri fiorentini dei circa 220 detenuti che beneficiano dell'indulto.

Indulto, si aprono i cancelli dei carceri

Primo agosto di festa per centinaia di detenuti usciti dalle carceri di tutta Italia per effetto dell'indulto. Calcolando anche chi ha lasciato i domiciliari e l'affidamento in prova, si stimano in circa un migliaio i primi beneficiari del provvedimento. Dall'omicida all'immigrato clandestino, dal topo d'appartamento allo scippatore, gli istituti di pena hanno cominciato così a svuotarsi e, alla fine, secondo le previsioni, saranno oltre 12.000 coloro che riacquisteranno la libertà.

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale, la nuova legge è entrata subito in vigore e ha prodotto immediatamente i suoi effetti. Già in mattinata. La trafila è uguale ovunque: la direzione del carcere riceve dall'ufficio esecuzione della procura i provvedimenti di scarcerazione firmati e quindi provvede alla rimessa in libertà.

Tra i primi ad uscire oggi - con in tasca il prezioso provvedimento di scarcerazione - molti stranieri, reclusi per reati di microcriminalità o perché clandestini. Uno dei più veloci ad usufruire dell'indulto è stato Anselmo Novello, agricoltore sessantenne condannato per omicidio, che si trovava agli arresti domiciliari a Belvedere Spinello (Crotone). "Non mi sarei mai aspettato - ha detto Novello - che sarebbe arrivato il momento di tornare libero. La mia vita però si è fermata a venti anni fa ed ora per me è difficile riprendere a vivere normalmente".

Il primo a varcare i cancelli del carcere romano di Rebibbia é stato Antonio Leo, 25 anni, dentro per furto. L'uomo sarebbe dovuto uscire nel marzo 2007. Complessivamente, a Roma, sono stati scarcerati oggi un centinaio di detenuti.

A Palermo e provincia, secondo quanto affermato oggi dal sottosegretario alla Giustizia, Alberto Maritati, sono 1.100 i detenuti che torneranno in libertà in seguito all' indulto. E davanti all' Ucciardone ed al Pagliarelli una piccola folla di parenti ed amici ha atteso l'uscita dei primi detenuti. Il primo ad uscire dall'Ucciardone, poco dopo le 15, è stato Carlo Sorrentino, 30 anni, condannato per furto in appartamento a 3 anni e due mesi: ha scontato 14 mesi. "Vado subito a casa - ha detto -. Mia moglie non sa che sono fuori e voglio abbracciare mia figlia di tre anni".

Un italiano di 52 anni, nato a Napoli, ed un albanese di 43, sono stati i primi a lasciare il carcere fiorentino di Sollicciano. I cancelli del penitenziario si sono aperti alle 12.30. I due detenuti sono usciti insieme, un po' spaesati e sorpresi, perché, hanno raccontato, hanno saputo all' ultimo momento della liberazione. Il detenuto napoletano ha spiegato che era recluso nel carcere fiorentino dal 1995 per "reati vari commessi in gioventù". La prima cosa che farà sarà tornare a Napoli dove, dice, "ho una nuova famiglia e una bambina di due anni che mi aspetta". L'albanese, un camionista che si chiama Eduard, era in carcere da circa quattro mesi. Anche lui non ha voluto spiegare i motivi della sua detenzione, raccontando solo che era in carcere per reati minori.

Il primo detenuto a varcare la soglia del carcere di San Vittore di Milano, alle 13.23, è stata invece una donna di 27 anni di Como, Patrizia, che ha scontato sei mesi per reati di droga. Ad attenderla fuori dal carcere la sorella Valentina. Assieme a Patrizia è uscita anche Grazia, 58 anni, di Milano, pure lei in carcere per reati di droga. Aveva già scontato tre anni e mezzo e le mancavano quattro mesi. "Viva l'indulto, viva l'indulto", hanno gridato le due ex detenute ormai in libertà.

In Puglia, la prima a beneficiare dell'indulto è stata una cittadina albanese. Era reclusa nel carcere di Bari per una condanna a dieci mesi per violazione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione. Dopo di lei, un altro extracomunitario è stato liberato.

Anche nel carcere di Varese l'indulto è stato "battezzato" da un extracomunitario, un tunisino di 27 anni arrestato due mesi fa in quanto clandestino e inottemperante a un decreto di espulsione: doveva espiare una pena di sei mesi. E una volta usciti, in anticipo sui tempi, si pone il problema del reinserimento sociale dei detenuti rimessi in libertà.

Proprio per pianificare gli interventi in questa direzione, si sono svolte oggi nelle prefetture di Roma, Milano Torino, Napoli e Palermo riunioni con i sottosegretari alla Giustizia, i rappresentanti di enti locali, amministrazioni di Interno e Giustizia, del volontariato ed i capi degli uffici giudiziari. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha annunciato la costituzione di una task force costituita da forze dell'ordine, enti locali, strutture sanitarie, associazioni del volontariato per tenere sotto osservazione i detenuti scarcerati con l'indulto che possono rappresentare un rischio "in termini di sicurezza dei cittadini".

Tra le categorie che più saranno seguite ci sono gli extracomunitari, i tossicodipendenti, i disabili psichici, i senza dimora e i senza famiglia. E proprio dai tossicodipendenti in cura a Roma presso Villa Maraini c'è stata una singolare reazione al provvedimento di clemenza: il 40% di coloro che seguivano i programmi della struttura, pur potendo tornare in libertà, hanno chiesto di restare ancora nel Centro, come se l'indulto non ci fosse stato.

In Lombardia, secondo l'amministrazione penitenziaria della regione, sono tra i 100 e i 150 i detenuti che uscendo dal carcere avranno bisogno di aiuto perché non sanno dove andare, non hanno un lavoro o hanno qualche problema psichiatrico o di tossicodipendenza.

A Firenze riunione in Prefettura
Il prefetto di Firenze Andrea De Martino ha presieduto stamani una riunione alla quale hanno partecipato il direttore del carcere di Sollicciano Oreste Cacurri, i rappresentanti delle forze dell'ordine e una delegazione del Comune di Firenze, oltre ad un rappresentante dell'amministrazione provinciale, per "garantire - si legge in una nota - che l'ingresso nella liberta di una significativa parte della popolazione detenuta" grazie all'applicazione della recente legge sull'indulto "avvenga nel modo più coerente possibile con la stessa finalità di reinserimento cui la pena detentiva è orientata".

Secondo le stime presentate, si legge ancora nella nota della prefettura, "saranno 220 le persone con pene inferiori a tre anni che usciranno a partire da oggi. Sono previste circa 30 immissioni in libertà al giorno, e di queste il 60% interesserà extracomunitari. E' prevista inoltre l'uscita di 20 detenuti che si trovano all'istituto Gozzini e che godono della semilibertà". Il prefetto, che ha sollecitato da giorni riunioni e incontri per affrontare il problema delle scarcerazioni, ha chiesto che sia avviato uno stretto flusso informativo tra istituti di detenzione, Comune e Provincia affinché l'amministrazione comunale "possa essere agevolata nel mettere in campo tutte le risorse disponibili per i servizi di propria competenza".

La Provincia, prosegue la nota della prefettura, "svilupperà un lavoro di promozione e sostegno nei confronti degli altri comuni fiorentini che dovessero vedere i propri cittadini tra quelli messi in libertà". Un impegno particolare, conclude la nota, verrà posto dalla Asl per assicurare che si continui la fruizione dei servizi sanitari già goduti durante la carcerazione. (ANSA).

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