Italia

Infibulazione, la situazione in Italia e nel mondo

Sono oltre 40 mila in Italia le donne che hanno subito mutilazioni sessuali, e ogni anno nel nostro Paese almeno 6 mila bambine di età compresa fra i 4 e i 12 anni sono sottoposte a questo tipo di violenza. Per lo più, si tratta di immigrate di origine somala e nigeriana e delle loro figlie.

CHE COSA ÈLa mutilazione sessuale è una pratica, estranea alla cultura occidentale, ma con la quale anche il nostro paese e l’intera Europa hanno dovuto da tempo fare i conti per via della crescente immigrazione. Le mutilazioni genitali femminili più diffuse e cruente sono la clitoridectomia, (l’asportazione del clitoride), l’escissione (il taglio del clitoride e di tutte o parte delle piccole labbra) e l’infibulazione (l’amputazione del clitoride e di parte o della totalità delle piccole e grandi labbra vulvari con la conseguente cucitura delle stesse). La vagina viene ricucita tranne una piccola apertura per urina e flusso mestruale, e i rapporti sessuali sono difficilissimi, mentre il dramma si ripete alla nascita di un figlio: il passaggio viene aperto per il parto e poi richiuso. UN DRAMMA FISICO E PSICOLOGICOSi tratta di interventi che vengono portati a termine, in condizioni igieniche indescrivibili, prima del raggiungimento della maturità sessuale dalle «mammane». Dalla pratica dell’infibulazione le donne escono mutilate non solo nel fisico ma anche nella psiche, con danni spesso irreversibili. Conseguenze fisiche gravi, come emorragie, infezioni alle vie urinarie, tetano per gli strumenti rudimentali utilizzati non sterilizzati sono all’ordine del giorno. Le mutilazioni possono provocare – secondo alcuni addetti ai lavori – depressioni, pulsioni violente, vulnerabilità all’alcool e alla droga, spinte al suicidio. LA SITUAZIONE NEL MONDOSecondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo le donne mutilate sessualmente sarebbero intorno ai 150 milioni. La classifica degli Stati dove vivono più donne sessualmente mutilate, vede in testa Gibuti e Somalia (98%), dove si pratica soprattutto l’infibulazione, la forma più pericolosa. In Etiopia, Sierra Leone ed Eritrea (al secondo posto con 90%), prevale la clitoridectomia. In Sudan (89%) prevale l’infibulazione, come nelle regioni egiziane al confine con il Sudan, mentre nel resto dell’Egitto – dove la percentuale è del 60% nelle zone urbane, dell’80% in quelle rurali – si pratica il secondo metodo. La crescente immigrazione dall’Africa ha reso il problema di drammatica attualità in Europa, soprattutto nel Regno Unito e i Francia. COSA PREVEDE LA LEGGE ITALIANASolo tre paesi in Europa, Regno Unito, Svezia e Norvegia, per ora hanno vietato specificamente questa pratica. In Italia, nei rari casi in cui vengono sporte denunce si applicano gli articoli 582 e 583 del codice penale, relativi alle lesioni personali. L’unica condanna inflitta (due anni di detenzione) da un tribunale italiano ha riguardato un cittadino egiziano che nel ’94 fece infibulare, nel suo paese, la figlia. L’uomo, una volta tornato in Italia, è stato denunciato dalla moglie italiana. Un altro caso giudiziario è stato segnalato in Francia dove cinque genitori originari del Mali sono stati processati per avere sottoposto a escissione le loro figlie. Sempre in Francia, nel 1999 due madri, anch’esse originarie del Mali, sono state condannate a 5 anni con la condizionale per avere sottoposto alla stessa pratica le loro figlie. Le istituzioni italiane sono state spesso sollecitate su questo tema dalle Ong e gruppi ed associazioni della società civile. Nelle ultime due legislature, due proposte di legge sono state presentate per inserire nella legislazione penale il divieto di infibulazione. Tuttavia, le proposte di legge non hanno mai completato il loro iter parlamentare. Il Parlamento europeo ha recentemente approvato una risoluzione per concedere asilo politico alle donne che volessero sfuggire alle mutilazioni sessuali.

Proprio in questi giorni le Commissione Affari sociali e Giustizia della Camera hanno adottato un testo-base che prevede per i responsabili di mutilazioni genitali la reclusione da 6 a 12 anni e, se il responsabile non è cittadino italiano, espulsione «definitiva» dal nostro Paese, una volta uscito dal carcere. Il provvedimento ribadisce la linea dura per chi «pratica, agevola o favorisce» lesioni o mutilazioni che non siano terapeuticamente giustificate, ma prevede anche interventi di prevenzione e riabilitazione. Il testo-base era stato proposto già la scorsa settimana dai due relatori, Carolina Lussana (Lega) per la Commissione Giustizia e Domenico Di Virgilio (FI) per la Affari sociali. Quest’ultimo ha riferito che l’adozione del testo-base è avvenuta con l’assenso di tutti i gruppi politici, a esclusione di An e Udc. Il capogruppo di An in Commissione Affari sociali, Giulio Conti (che è anche responsabile sanità del partito), è apparso fortemente contrariato al termine della seduta. «È stato adottato un testo base – ha spiegato – che non prevede neppure la definizione dell’oggetto della legge, cioè non spiega che cosa sono le mutilazioni sessuali» in questione. Conti ha già annunciato la netta opposizione ad ogni ipotesi di esaminare il testo in sede legislativa (senza passare per l’Aula di Montecitorio): «An è contraria. È assurdo che di questi argomenti non si parli in Assemblea