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Dal n. 13 del 2 aprile 2006

Intervista al candidato: SALVADORI (Margherita)

DI CLAUDIO TURRINI
Assessore Salvadori, nel programma dell'Unione si parla poco o punto di famiglia, come la intende la Costituzione, mentre si parla di riconoscimento di diritti per le unioni civili. Per un cattolico è dura...

«Intanto voglio dire con chiarezza che nella proposta dell'Unione non esiste in alcun modo un riferimento ai Pacs. Noi riconosciamo la famiglia in quanto tale e la vogliamo valorizzare e sostenere. In questo senso facciamo alcune proposte concrete, quali il quoziente familiare, la detraibilità dell'affitto dal reddito, 200 e al mese per ogni figlio fino a 18 anni. E per le giovani coppie vogliamo creare un fondo di garanzia per ottenere un mutuo o un credito. Sono proposte concrete che vanno al di là dei proclami che il centrodestra fa e che in cinque anni non ha rispettato assolutamente».

Non si parla mai neanche di libertà di educazione e di sostegno alla scuola paritaria…

«Vorrei ricordare che è stato il centrosinistra, con la legge 62, del 2000, a porre il problema delle scuole paritarie. Quindi non abbiamo nulla da riproporre se non andare a confermare le scelte già fatte e che questo governo ha snaturato, dimezzando i finanziamenti e addirittura posticipandoli di anni. Noi abbiamo la storia dalla nostra parte, gli altri hanno solo delle chiacchiere».

Come può un moderato votare una coalizione che vuol portare in Parlamento persone come Luxuria o Caruso?

«Oltre a codesti, abbiamo nella nostra lista personaggi come la professoressa Binetti, espressione del comitato “Scienza e Vita”, o il presidente delle Acli, Luigi Bobba. Abbiamo tutta una serie di persone che rappresentano non solo l'area moderata ma anche quella cattolica nel centrosinistra. E vorrei far notare che il centrodestra non si è vergognato di fare accordi con chi fa esplicito riferimento al fascismo».

La «Rosa nel pugno», uno dei vostri alleati, ha rispolverato con forza toni anticlericali su temi come i Pacs, l'abolizione del Concordato, e l'«8 per mille». Non vi sentite a disagio a stare con loro?

«Nessun disagio perché il programma dell'Unione non affronta questi temi, nei termini che fa la “Rosa nel pugno”: non pensiamo a rivedere il Concordato, non pensiamo a rimettere in discussione le scuole cattoliche, non pensiamo ai Pacs. Se da un lato per chi, come me, è sempre stata chiara la scelta della laicità dell'impegno politico, credo che contemporaneamente si debba condannare una nuova confessione religiosa che è il laicismo, che non è solo della “Rosa nel pugno”, ma è presente anche nelle file del centrodestra».

Un altro tema caldo è quello della politica internazionale. Tra voi e Rifondazione comunista o i Verdi c'è molta distanza. Come sono conciliabili posizioni così divergenti?

«Le posizioni che la Margherita ha assunto in passato sia rispetto alla nostra presenza in Iraq sia rispetto all'alleanza occidentale, sono confermate dal programma dell'Unione e contano più delle urla di qualche facinoroso. Noi difendiamo un'indispensabile alleanza con gli Usa, riteniamo indispensabile procedere sulla strada della pace a livello globale e sanare la questione palestinese. Ed è proprio da quest'ultima che dobbiamo partire per affrontare i problemi del Mediterraneo».

Perché un elettore che si riconosce nel centro-sinistra dovrebbe votare Margherita?

«Perché abbiamo permeato delle nostre scelte l'intera coalizione. Per combattere l'individualismo imperante c'è bisogno di coloro che hanno valori radicati nella cultura cattolica, e mettano sempre al centro della politica la persona».

Alla Camera però non c'è la lista della Margherita, ma quella dell'Ulivo insieme ai Ds. Non c'è il rischio che la presenza dei cattolici nel centrosinistra sia destinata a stemperarsi in un più generico partito democratico?

«Io girerei la domanda. Non possiamo ritenere che si annacquino le posizioni degli altri? Se si legge il programma di Prodi ci si può render conto di questo. La posizione dei Ds sui Pacs non era quella che poi è passata. La posizione che è emersa con grande chiarezza sul referendum per la procreazione assistita, che ha visto la Margherita schierarsi per l'astensione, è quella che ha vinto, non quella che ha perso... Non mi ritengo minoritario, ma in una posizione forte, autorevole e pertanto vincente. Per questo non ho timore del confronto con gli altri. Perché abbiamo da raggiungere un grande obiettivo che è quello di dare stabilità al nostro paese attraverso una grande forza. Questo è il motivo strategico dell'alleanza con i Ds».

Prodi propone il taglio di 5 punti del cuneo fiscale. Ma dove li troverete i soldi?

«Intanto bisogna far pagare le tasse a chi non le ha pagate. Se recuperassimo anche solo la metà dell'evasione attuale, ci faremmo due finanziarie. L'altra è la tassazione delle grandi rendite, perché oggi chi specula non paga tasse, il che non vuol dire assolutamente tassare i Bot. E poi costruiremo con tutte le parti sociali la proposta migliore. Ma i cinque punti di taglio sono alla nostra portata».

Provi a convincere un elettore che non si riconosce in queste due coalizioni ad andare a votare il 9 aprile e a votare per voi.

«Andare a votare è un dovere-diritto di ogni persona e oggi ce n'è grande bisogno per combattere una sorta di oligarchia strisciante, indirizzata da chi si ritiene lui stesso risolutore di tutti i problemi, e si paragona a Cristo, a Mosè o a Napoleone. Per votare centrosinistra la scelta è semplice: guardare ciò che non ha fatto il governo di centrodestra, le promesse non mantenute, l'arroganza con la quale ha gestito il potere, e l'assoluta assenza di risposte ai problemi, soprattutto per i più deboli. Nulla è stato fatto e – al di là dei proclami – nulla è in grado di fare».

Gianni Salvadori è nato a Pontassieve (Fi) il 22 giugno 1956. Sposato, è padre di tre figli. Ha iniziato la sua attività in Cisl nel 1978, diventando segretario fiorentino della Filca (edili) nel 1984 e regionale nel 1988. Dal 1992 è segretario organizzativo della direzione regionale e nel 2001 viene eletto segretario generale della Cisl Toscana, carica mantenuta fino alle dimissioni nell'aprile 2005, quando diventa assessore regionale alle politiche sociali della giunta di centrosinistra, guidata da Claudio Martini.

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