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L'uomo non sarà mai un vegetale

"Sento il dovere di riaffermare con vigore che il valore intrinseco e la personale dignità di ogni essere umano non mutano, qualunque siano le circostanze concrete della sua vita. Un uomo, anche se gravemente malato o impedito nell'esercizio delle sue funzioni più alte, è e sarà sempre un uomo, mai diventerà un 'vegetale' o un 'animale'". Lo ha ribadito Giovanni Paolo II rivolgendosi il 20 marzo ai partecipanti al Congresso internazionale su "I trattamenti di sostegno vitale e lo stato vegetativo" promosso dalla Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici (Fiamc) e dalla Pontificia Accademia per la Vita. Sui temi trattati al congresso ecco nota del teologo Marco Doldi.

"Sento il dovere di riaffermare con vigore che il valore intrinseco e la personale dignità di ogni essere umano non mutano, qualunque siano le circostanze concrete della sua vita. Un uomo, anche se gravemente malato o impedito nell'esercizio delle sue funzioni più alte, è e sarà sempre un uomo, mai diventerà un 'vegetale' o un 'animale'". Lo ha ribadito Giovanni Paolo II rivolgendosi il 20 marzo ai partecipanti al Congresso internazionale su "I trattamenti di sostegno vitale e lo stato vegetativo" promosso dalla Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici (Fiamc) e dalla Pontificia Accademia per la Vita. Il Papa ha quindi aggiunto che l'ammalato in stato vegetativo ha sempre "diritto ad una assistenza sanitaria di base" e che "nessuna valutazione di costi può prevalere sul fondamentale bene che si cerca di proteggere, la vita umana". Ha infine affermato che "occorre innanzitutto sostenere le famiglie che hanno avuto un loro caro colpito da questa terribile condizione clinica".
Sui temi trattati al congresso ecco nota del teologo Marco Doldi.

Lo sviluppo delle tecniche di assistenza medica ha portato all'aumento del numero di pazienti che dipendono dalla nutrizione e dalla idratazione "artificiale" per il loro mantenimento in vita. In molti casi, tali pazienti possono restare anche per anni in condizioni di dipendenza. L'esempio più drammatico è costituito dal cosiddetto stato vegetativo, una condizione clinica che si realizza quando il paziente, dopo una lesione cerebrale, esce dal coma senza tuttavia riprendere una vita di relazione.
La tradizione cristiana ha risposto in termini di generosa solidarietà ai bisogni di tali pazienti e delle loro famiglie. Inoltre, sono numerosi nel mondo gli esempi di istituzioni che si sono dedicate ad accogliere questi casi con amore e dedizione ammirevoli. Sospendere la nutrizione delle persone in stato vegetativo potrebbe significare condannarle a morire di fame e sete. E nessun principio di autonomia della persona può dunque autorizzare la sottrazione degli alimenti e portare la fine della vita. Pensare il contrario potrebbe significare spalancare le porte all'eutanasia.

Negli anni più recenti, tuttavia, è andato crescendo un importante movimento di opinione che, partito in ambito bioetico nel mondo anglosassone, ha finito per penetrare all'interno delle società professionali e scientifiche e per sbarcare anche in Europa. Secondo tali correnti di pensiero, l'idratazione e la nutrizione "artificiali", per non parlare del sostegno alla ventilazione, costituiscono interventi degradanti la dignità umana, che ogni persona avrebbe il diritto di rifiutare in ipotesi, qualora essi in futuro dovessero rendersi per lui necessari. Per coloro che non avessero lasciato direttive anticipate, sarebbe compito del legale rappresentante o del magistrato dare disposizioni al riguardo.

Il problema della sospensione della nutrizione e della idratazione comporta enormi conseguenze per la professione medica, per i codici etici delle istituzioni sanitarie e per gli atteggiamenti futuri della società verso i pazienti più disabili. Considerazioni di ordine finanziario non sono estranee ai cambiamenti che stanno avvenendo nell'approccio verso le gravi disabilità croniche. È noto, infatti, che, specialmente nei Paesi anglosassoni, è in atto una crescente pressione per considerare la sospensione della nutrizione e dell'idratazione non solo nei pazienti in stato vegetativo, ma anche in quelli in coma prolungato, nelle demenze con grave deterioramento cognitivo, nei gravi ictus cerebrali. Vi è il rischio che questa attitudine possa condurre in futuro, anche involontariamente, alla diffusione di una mentalità eutanasica.

Di questi temi hanno recentemente parlato, riuniti in congresso in Vaticano, scienziati provenienti da 40 Paesi. "Non si tratta di un tema specialistico - ha spiegato nella conferenza stampa di presentazione, il presidente della Fiamc Gian Luigi Gigli -, ma di un tema di interesse generale per le problematiche che coinvolge all'interno della società civile". Una curiosità. Il Congresso non ha trovato alcun sponsor che lo sostenesse. "Perché? – s'interroga con un pò di amarezza Gian Luigi Gigli - forse perché non c'è interesse da parte degli sponsor per un argomento del genere, che probabilmente va contro gli interessi di qualcuno...".
Marco Doldi

Sostegno vitale e lo stato vegetativo. Il discorso del Papa

L'uomo non sarà mai un vegetale
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