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LIBIA, DON ZAPPOLINI (CNCA): SUBITO IL CESSATE IL FUOCO; NO A CRIMINALIZZAZIONE IMMIGRATI

“Se vogliamo davvero che, in Libia, nasca un reale processo democratico e la popolazione non venga massacrata da tutte le forze in campo, dobbiamo fermare la guerra, dichiarare il cessate il fuoco e aprire un forte negoziato politico, in cui il ruolo principale sia assunto dalle Nazioni Unite”, afferma don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA). “Nel contempo, è inaccettabile che il Governo italiano abbia trasformato Lampedusa in un enorme campo di concentramento, in cui le persone – adulti e minori – sono tenute in condizioni disumane, senza alcun rispetto dei diritti umani, controllate a vista dalle forze di polizia.”“Oggi attacchiamo Gheddafi e lo chiamiamo ‘dittatore sanguinario’, ieri firmavamo con lui un trattato di amicizia, gli regalavamo 5 miliardi di dollari e gli baciavamo le mani”, continua Zappolini. “Gli abbiamo pure fornito le motovedette con cui faceva il lavoro sporco per noi, con l’aiuto anche dei finanzieri italiani. Pazienza se la Libia se ne infischiava delle raccomandazioni Onu sulla necessità di adottare una legislazione sull’asilo e di firmare un’intesa per assicurare la presenza dell’Acnur sul proprio territorio; pazienza se deportava nel deserto uomini, donne, ragazzi innocenti.”“Non è pensabile, poi, che dinanzi alla sollevazione dei popoli in vari paesi dell’Africa e dell’Asia la nostra unica preoccupazione sia quella di ‘fermare i clandestini’,” continua il presidente del CNCA. “In un momento storico per questi paesi e per l’intero pianeta, noi ci preoccupiamo del tinello di casa. E nel modo sbagliato, per giunta: lanciamo allarmi sulle invasioni bibliche, farnetichiamo di ‘infiltrazioni terroristiche’, spargiamo giudizi razzisti a piene mani. Bisogna piuttosto predisporre un piano di accoglienza che permetta di accogliere i profughi in varie parti d’Italia, evitando però i ‘campi di raccolta’, veri e propri luoghi di segregazione. E, invece di pensare ai rimpatri forzosi, dovremmo concedere permessi di soggiorno umanitari. Insomma, vanno coinvolti meno poliziotti e più sindaci e operatori sociali.” “Per queste ragioni”, conclude Zappolini, “il CNCA aderisce alla mobilitazione del 2 aprile promossa dalla Tavola della pace e da altre organizzazioni sociali contro questa ennesima guerra umanitaria.” (cs)