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Dal n. 37 del 22 ottobre 2006

La cultura della legalità mette casa in Toscana

«Se c'è una parola che abolirei dal vocabolario è emergenza. Ogni tanto nel nostro Paese si sente parlare di “emergenza Locri”, “emergenza Gela” o “emergenza Scampia”. Al contrario, c'è bisogno di continuità». È così che don Luigi Ciotti ha presentato a Firenze il progetto di una banca dati nazionale che consentirà di mettere in rete le varie attività portate avanti da enti, associazioni, scuole sul terreno della cultura della legalità, in modo da valorizzare e scambiare le esperienze e da farne patrimonio comune. È un percorso che parte dalla Toscana grazie alla firma del protocollo di intesa tra Regione Toscana e associazione Libera.

La cultura della legalità mette casa in Toscana

di Simone Pitossi
«Se c'è una parola che abolirei dal vocabolario è emergenza. Ogni tanto nel nostro Paese si sente parlare di “emergenza Locri”, “emergenza Gela” o “emergenza Scampia”. Al contrario, c'è bisogno di continuità». È così che don Luigi Ciotti ha presentato a Firenze il progetto di una banca dati nazionale che consentirà di mettere in rete le varie attività portate avanti da enti, associazioni, scuole sul terreno della cultura della legalità, in modo da valorizzare e scambiare le esperienze e da farne patrimonio comune. È un percorso che parte dalla Toscana grazie alla firma del protocollo di intesa tra Regione Toscana e associazione Libera.

Siglata dal vicepresidente della Regione, Federico Gelli, e da don Ciotti, presidente nazionale di Libera, il progetto prevede lo sviluppo di una rete imperniata sul centro di documentazione «Cultura della legalità democratica» della Regione e la creazione di sedi organizzative della banca dati fuori della Toscana promosse da Libera. Tutto ciò non è altro che l'ampliamento della banca dati toscana che in questi anni ha raccolto le informazioni relative a 1.165 attività di educazione alla legalità prodotte da 750 soggetti della regione.

«È un traguardo importante, che mettiamo al servizio delle istituzioni e della società civile che si stanno impegnando sul terreno della promozione e della diffusione della cultura della legalità – spiega Gelli –. Ed è anche un traguardo reso possibile dalle esperienze di primissimo piano maturate in questi anni dalla Regione Toscana in relazione allo sviluppo della società dell'informazione e delle nuove tecnologie. Questa intesa, insomma, è la dimostrazione di come il nostro lavoro nel campo dell'e-government, del riuso dei progetti in campo tecnologico, dell'abbattimento del digital divide non sono cose da addetti ai lavori ma sono direttamente collegate alla crescita sia economica che culturale della nostra società».

Con questa forma prosegue una collaborazione ormai decennale tra Regione Toscana e Libera che ha visto, tra le altre cose, l'invio dei ragazzi toscani nei campi di lavoro confiscati alla mafia (esperienza giunta al secondo anno e quest'estate estesa dalla Sicilia alla Calabria), le tappe toscane della Carovana antimafia, la promozione di innumerevoli attività educative nelle scuole della regione.
«L'attenzione – aggiunge don Ciotti – deve avere la continuità così come devono averla le politiche di intervento, il lavoro nella scuola e nelle politiche sociali. Anche con questa banca dati, per la quale ringrazio la Regione per l'impegno, andiamo nel segno della continuità. Bisogna che la parola emergenza venga cancellata per quanto riguarda il contrasto all'illegalità e alle mafie».

L'occasione della firma del protocollo è anche l'occasione per un punto sul lavoro svolto nelle regioni dove sono stati confiscati i beni alle organizzazioni mafiose. Sono passati dieci anni dall'approvazione della legge 109 sulla confisca dei beni ai mafiosi: 7.199 sono i beni confiscati tra immobili e terreni in questi anni, di cui 3.168 in Sicilia, prima regione seguita dalla Calabria con 1.151. Il bilancio sul primo decennio – «passato troppo velocemente», secondo don Ciotti – di utilizzo della legislazione è tutto sommato positivo anche se non mancano margini di miglioramento.

«Degli oltre settemila beni interessati dal provvedimento – sostiene il presidente di Libera – quelli destinati sono 3.301 mentre ce ne sono 3.898 in attesa di trovare nuova utilizzazione. Siamo tuttavia ancora ad un livello insufficiente. Su queste tematiche c'è necessità assoluta di uno scatto e di procedure più veloci. Bisogna, in altri termini, trovare le modalità per superare quei nodi che la legge ha mostrato. Una legge comunque positiva che ha permesso di aprire cooperative di lavoro grazie ai beni confiscati alla mafia». Risultati? «Si pensi solo – sottolinea don Ciotti – alla possibilità che viene data a chiunque in molti supermercati di tutta l'Italia, di acquistare prodotti frutto del lavoro vero, di giovani veri. Una cosa impensabile solo 11 anni addietro. La legge ha ancora dei rallentamenti, dei punti ambigui. Si presenta ancora come un groviglio burocratico che mostra difficoltà da superare. Bisogna per questo renderla più snella, efficace e ancora più veloce».

Per questo don Ciotti ha rilevato l'importanza della costituzione di un'agenzia nazionale che segua tutto l'iter dal sequestro alla confisca, dalla destinazione fino all'utilizzo. Infine, il presidente di Libera ha messo in evidenza, l'importanza dell'appuntamento in programma il 17, 18 e 19 novembre a Roma in occasione degli stati generali dell'Antimafia. «L'associazione Libera assieme ad altri organismi e realtà piccole e grandi – spiega don Ciotti – promuove un momento di riflessione e di lavoro pensato per ragionare assieme a tutti quelli che intendono confrontarsi su questi temi nel nostro Paese, nelle istituzioni e nella società civile. Qualcosa di mai successo. Un'Italia – conclude – che si incontra per fare, confrontando il proprio dire, ma soprattutto per mettere assieme esperienze e concretezze».

La scheda
L'associazione «Libera» (www.libera.it ), presieduta da don Luigi Ciotti, è nata il 25 marzo del 1995, per coordinare e sollecitare l'impegno della società civile contro tutte le mafie. Fino ad oggi, hanno aderito più di mille gruppi tra nazionali e locali, oltre a singoli sostenitori.

Tra le iniziative, il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati ai mafiosi, l'educazione alla legalità in particolare tra i giovani, il sostegno diretto a realtà dove è molto forte la penetrazione mafiosa, la formazione e l'informazione. Libera è presente su tutto il territorio nazionale attraverso sedi regionali e coordinamenti provinciali.

Proprio in questi giorni (dal 26 al 28 ottobre) Libera organizza, in collaborazione con la Provincia di Pistoia, il III Campus di Montecatini. Migliaia di giovani provenienti da tutta Italia, dall'Europa e da altre parti del mondo si incontrano per dialogare e confrontarsi sui temi della cittadinanza, dei diritti e della legalità. Le giornate sono così articolate: al mattino plenaria presso il Teatro Verdi (con testimonianze di giovani momenti di confronto con testimoni privilegiati e significativi); nel pomeriggio gruppi di lavoro e laboratori artistici che approfondiranno, con modalità diverse, i temi del Campus.

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