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Manovra fiscale: Conte, «conti in ordine mantenendo le promesse»

Nella notte l'approvazione nel Consiglio dei ministri della manovra e del decreto fiscale. Le dichiarazioni a caldo del premier Conte e del ministro Tria, che smentisce la volontà di dimettersi. Stamani la comunicazione di Conte al Senato in vista del Consiglio europeo del 18 ottobre.

Il premier Conte al Senato (Foto Sir)

«Abbiamo elaborato un progetto di politica economia che serve al Paese e ai cittadini: la cosa più bella è che siamo riusciti a mantenere i conti in ordine mantenendo le promesse fatte». Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa a conclusione del Cdm che ieri sera ha approvato la  manovra e il decreto-legge fiscale.

«Veniamo incontro con varie modalità a tutti i contribuenti che potranno rateizzare i debiti con il fisco» nell'ambito «di 5 anni evitando di pagare sanzioni e interessi ma pagando l'intero capitale» del debito, ha aggiunto. «È previsto che si possa» attuare questo «di fronte a persone che hanno dichiarato, una forma di ravvedimento operoso» fino «al 31 ottobre 2017». E questo «pagando non oltre il 30% in più di quanto dichiarato» entro un limite di «100mila euro» per periodo di imposta.

«L'idea che con questa manovra si vuol far saltare in aria l'Europa è del tutto infondata. E infatti nella discussione con l'Europa non si parla di questo»,  ha detto ieri sera il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, nella conferenza stampa a conclusione del Cdm che ha approvato la manovra e il decreto-legge fiscale. «La logica della manovra è quella illustrata nella Nadef: riflette quanto era lì contenuto sia negli obiettivi di deficit, come ovvio, che nei contenuti. I principali - ha spiegato - sono l'eliminazione dell'aumento Iva previsto nella legislazione vigente, il finanziamento del reddito di cittadinanza e della correzione della Fornero per la possibilità di andare in pensione un po' prima per superare problemi di turn over. Ci sono provvedimenti fiscali a favore soprattutto delle piccole imprese». Quanto alle voci su possibili dimissioni, ha precisato: «Non sono portato al masochismo, di subire tutta legge di bilancio e la discussione per dimettermi dopo, smentisco, non avrebbe senso». Il ministro ha sottolineato che il nostro deficit è «considerato normale in tute le democrazie occidentali, non esplosivo» e, di fatto, «visto che tutti hanno sempre considerato che le clausole di salvaguardia non dovevano essere attivate, il deficit che abbiamo ereditato non era all'1,2% ma al 2%. Quindi siamo andati dal 2 al 2,4%».

«Andiamo a Bruxelles con una manovra economica appena deliberata, di cui siamo orgogliosi e sulla quale intendiamo avviare un dialogo confrontandoci senza pregiudizi. Siamo convinti che quella dell'austerity sia una strada non più percorribile. Tutte le misure al centro della manovra economica sono improntate a favorire crescita, occupazione e a contrastare la povertà nel segno della stabilità sociale», ha affermato questa mattina il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, nel corso delle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 18 ottobre. Parlando del negoziato per «un nuovo e ambizioso bilancio europeo pluriennale», il premier ha annunciato che «chiederemo di spendere meglio le risorse destinate alla gestione dell'immigrazione, chiederemo più risorse per sicurezza e crescita ma certo non accetteremo che siano ridotti i contributi per agricoltura e coesione». Inoltre, ha sottolineato l'«urgenza di un cambio di passo dell'Unione europea che deve proiettarsi sempre più verso le esigenze della società civile, essere più vicina ai popoli e ai cittadini».

Conte ha rivendicato che «l'architrave della nostra manovra è costituita dagli investimenti, ossia la componente che è mancata maggiormente nelle politiche economiche degli ultimi anni che hanno determinato un ritardo di crescita del nostro Paese rispetto alla media europea». Il premier ha poi evidenziato che «una società con profonde disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza non è soltanto moralmente inaccettabile ma rischia di frustare e far implodere l'economia stessa. Un Paese che ha 5 milioni di poveri ha un problema evidente di giustizia distributiva e di tenuta sociale». Il premier ha poi garantito che «consideriamo l'appartenenza all'Europa parte irrinunciabile nel programma di miglioramento delle condizioni socioeconomiche dei cittadini italiani ed europei».

Fonte: Sir
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