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Mediterraneo: scontro Italia-Malta per lo sbarco dell'Aquarius con a bordo 629 migranti

Non si è ancora risolto il braccio di ferro tra i governi di Italia e Malta per lo sbarco dell'Aquarius, nave da ricerca e soccorso dell'ong Sos Méditerranée con 629 migranti provenienti dal Nord Africa a bordo, tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte. Centro Astalli, «no a trattative politiche o dispute tra governi sulla vita dei migranti».

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Migranti soccorsi in mare (Foto Sir)

Ieri pomeriggio il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha dichiarato la chiusura dei porti italiani e ha inviato una lettera urgente alle autorità maltesi chiedendo di far approdare alla Valleta la nave Aquarius essendo quello il «porto più sicuro» per lo sbarco. Ma Malta ha risposto dichiarando di non avere competenza. Ha avuto così inizio un botta e risposta istituzionale e diplomatico che ha provocato una situazione di stallo per la navigazione dell'Aquarius, a cui nella serata di ieri è stato chiesto di fermarsi in mare aperto, a 35 miglia nautiche a sud dalla Sicilia e 27 a est di quelle di Malta. A bordo viveri per 48 ore. Dall'Unhcr, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, è prontamente giunto l'appello affinché «Stati e attori coinvolti trovino soluzioni rapide che consentano ai migranti e rifugiati dell'Aquarius di essere sbarcati in modo sicuro e rapido».

«Mettere in salvo vite è atto di umanità che non può essere oggetto di trattative politiche o dispute tra governi». Lo scrive in una nota il Centro Astalli in riferimento alla vicenda della nave Aquarius. Il centro dei gesuiti «esprime seria preoccupazione per le condizioni» delle persone a bordo. Quindi, la richiesta di «una rapida soluzione che permetta di prestare le cure necessarie ai migranti soccorsi». «Atti dimostrativi che hanno conseguenze serie sulle già precarie condizioni di donne, bambini e uomini, non risolvono nulla in assenza di politiche di lungo termine che prevedano via legali d'ingresso - si legge nel comunicato - Al contrario, vanno ad aumentare il rischio di morte in mare di innocenti in cerca di salvezza». Infine, la richiesta a «tutti gli attori coinvolti» di «rispettare e applicare la normativa nazionale e le convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare».

Fonte: Sir
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