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Mons. Crociata: Cattolici in politica

Nella conferenza stampa conclusiva dei lavori del Consiglio permanente della Cei, mons. Mariano Crociata ha risposto anche a domande sulla situazione politica del paese e sul ruolo dei cattolici.

Parole chiave: Cei (408)

I cattolici impegnati in politica, nei vari schieramenti, “sono l’espressione della varietà e della ricchezza del mondo cattolico, nella sua tensione a contribuire alla dinamica politica”. Ne è convinto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che rispondendo oggi alle domande dei giornalisti ha precisato che “questa varietà non è dispersione, ma espressione di una ricchezza che non è contraddittoria, ma è portatrice di un’unità di fondo, di una condivisione di un insieme di valori e di una potenziale visione del futuro del Paese che si traduce in opzioni diverse, in scelte differenti ma che concorrono a unità nella ricerca del bene comune”. Una ricerca, questa, che “parte dai valori irrinunciabili, indivisibili dell’etica sociale e dell’etica della vita, che si supportano sulla visione della persona e della vita come base di ogni costruzione del bene comune”. Riguardo ai cattolici impegnati in politica, ha concluso mons. Crociata, “l’accento prima che sulla varietà di scelte va messo sull’unità di fondo che sussiste tra coloro che esprimono la propria coscienza civica impegnandosi anche in politica”.

“Non votare è un segnale pericoloso, di corto respiro civico, è un danno per la democrazia: votare è un dovere e, comunque, sempre un contributo”. È un forte invito alla partecipazione al voto, quello venuto da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, durante la conferenza stampa di oggi. “Noi riteniamo - ha spiegato rispondendo alle domande dei giornalisti sull’astensionismo, definendolo un ‘problema molto grande’ - che, comunque, non votare è portare acqua alle difficoltà del Paese. Le insoddisfazioni che possono legittimamente, in maniera più o meno forte, essere avvertite devono indurre a scelte evidentemente molto oculate, a valutazioni molto attente che comunque, attraverso l’espressione del voto, unicamente possono contribuire a dinamiche d’impegno, di confronto, di rapporto tra forze e presenze che possono interagire per produrre politica”. “La non partecipazione è sempre già un apporto negativo”, ha ribadito il segretario generale della Cei, secondo il quale “bisogna superare allergie e insoddisfazioni anche profonde”, pur di esercitare il diritto di voto. Mons. Crociata ha però fatto una distinzione tra astensionismo e antipolitica, fatta di “scelte che vengono espresse sotto la spinta dell’emotività, non sotto la spinta di una valutazione che cerca d’incanalare in qualche modo energie positive al dibattito e al confronto, quindi a dinamiche di democrazia”.

“Guardare con positività, con speranza e con coraggio, senza farsi ingannare da imbonitori di qualsiasi sorta, ma valutando onestamente tutti gli elementi, il quadro complessivo”. È un invito al discernimento, sulla base dei “valori non negoziabili”, quello rivolto oggi da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, in vista delle prossime elezioni politiche. Rispondendo alle domande dei giornalisti sul rapporto tra cattolici e politica - nel corso della conferenza stampa di chiusura del Consiglio episcopale permanente - mons. Crociata ha esortato a “scegliere con mente aperta, non guardando solo all’immediato”. “Non lasciamoci ingannare - ha detto - da formule illusorie, orientiamoci alla scelta del bene maggiore di tutti, della società intera, che alla base ha i valori della persona e che cerca però un progetto di società capace di salvaguardare il bene della persona a partire da quella base”. Il riferimento è ai valori fondamentali, o non negoziabili, che non sono “una scelta arbitraria o ideologica”, ma le “basi per il vero bene della persona e della collettività intera”, e a partire dai quali è possibile concepire “una visione di società, di bene comune che guarda alla crescita economica e di tutte le dimensioni della persona e della società”. In politica, ha ammonito, “non possiamo essere provinciali, bisogna avere uno sguardo nazionale”.

Fonte: Sir
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