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Oratori: ricerca Ipsos, sono oltre 8.000, presenti più al Nord che al Sud, legati alle parrocchie

Al convegno nazionale di pastorale giovanile è stata presentata oggi una ricerca, curata da Ipsos, sulla realtà degli oratori italiani. «L’oratorio - ha detto il prof. Marco Moschini - non è un lusso, non è uno svago ma un luogo specifico dell’educazione della Chiesa nel tempo contemporaneo e uno strumento pastorale strategico per preadolescenti e adolescenti che vivono la fase più delicata come recenti episodi di cronaca ci hanno dimostrato»

Percorsi: Giovani - Oratori - Sport
La presentazione a Bologna della ricerca Ipsos con Moschini e Pagnoncelli (Foto Sir)

(Dall’inviato Sir a Bologna) Legati maggiormente alla dimensione parrocchiale, sviluppati più al Nord, aperti pressoché quotidianamente, con un’offerta di attività che vanno dal gioco allo sport, dalla formazione al doposcuola, dal volontariato alle gite e pellegrinaggi: sono gli oratori italiani, «oltre 8000», secondo una ricerca Ipsos presentata oggi, 22 febbraio, al convegno nazionale di Pastorale giovanile, in corso a Bologna, (al quale  partecipano oltre 700 incaricati da 165 diocesi italiane) da Nando Pagnocelli, presidente e amministratore delegato di Ipsos Italia, e da Marco Moschini, professore associato di Filosofia teoretica presso l’Università di Perugia dove è direttore del corso di perfezionamento, progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio.

La rilevazione è stata condotta dall’ottobre 2015 all’aprile 2016 somministrando agli incaricati diocesani (221) un questionario da compilare con l’obiettivo di verificare: numero di oratori presenti in ogni diocesi; alcune informazioni di tipo strutturale (giorni di apertura, attività svolte e presenza o meno di coordinamento diocesano). Le risposte sono state 110. Dai dati raccolti provenienti dalle 110 diocesi che hanno risposto si evidenzia che il 96,7% degli oratori del Nord sono legati alle parrocchie, la percentuale cala al 91% al Centro e all’87% al Sud. Al Centro e al Sud sono presenti anche realtà come i Salesiani di don Bosco e le Figlie di Maria Ausiliatrice, i Giuseppini del Murialdo e altri organismi. Quasi la metà delle diocesi intervistate – 52% – ha un coordinamento diocesano per gli oratori e dove quest’ultimo non è presente la maggior parte ritiene molto utile averlo (74%). Circa le proposte di formazione indirizzate agli oratori queste sono presenti nel 73% delle diocesi. Il 49% di queste organizzano incontri con i responsabili «più volte l’anno», il 24% «una volta l’anno» e il 27% «mai».

Oratori italiani a cinque velocità, con diocesi più attive e meno attive, più e meno coordinate. È quanto emerge dalla ricerca Ipsos sugli oratori italiani. In base ai dati le 110 diocesi che hanno risposto al questionario sono state suddivise in 5 gruppi: «Diocesi attive» che hanno un coordinamento diocesano, proposte di formazione indirizzate agli oratori e incontri con i responsabili degli oratori almeno una volta l’anno. Queste sono il 44% del totale. «Diocesi solo coordinamento e formazione», che hanno un coordinamento diocesano, proposte di formazione indirizzate agli oratori ma non organizzano incontri con i responsabili degli oratori, sono invece il 14%. «Diocesi con coordinamento o formazione», che hanno un coordinamento diocesano oppure proposte di formazione indirizzate agli oratori e incontri con i responsabili degli oratori almeno una volta l’anno, sono il 18%. «Diocesi solo incontri», che non hanno un coordinamento diocesano, non hanno proposte di formazione indirizzate agli oratori ma organizzano incontri con i responsabili degli oratori almeno una volta l’anno, sono l’11%. «Diocesi poco attive», che non hanno un coordinamento diocesano, non hanno proposte di formazione indirizzate agli oratori e non organizzano incontri con i responsabili degli oratori, sono il 14%. La ricerca, inoltre, rivela che l’88% delle diocesi ha un’apertura quotidiana degli oratori, soprattutto nel Nord (94%).

Gioco libero, sport, grest, gite e doposcuola: sono queste le attività principali che vengono svolte negli oltre 8000 oratori italiani, sparsi da Nord a Sud. L‘indagine mostra che le attività più presenti negli oratori sono il gioco libero (100% degli intervistati), l’animazione di gruppo (100%) e l’oratorio estivo/Grest (93%). Tengono le attività espressive, pellegrinaggi, feste speciali, campi scuola (tutti con 88%), le pratiche sportive si attestano all’83%, insieme al doposcuola. Le attività caritative e volontariato sono presenti nel 66% delle diocesi intervistate, mentre racimolano un 33% le attività missionarie e le settimane di vita comunitaria. Chiudono le attività ecologiche e ambientali praticate solo nel 25% delle diocesi. Il numero medio di attività svolte in ciascuna diocesi è di 13, con punte di 14 al Nord (17 nelle diocesi lombarde). Le figure professionali sono ancora poco radicate all’interno degli oratori delle diocesi intervistate. Il 63% ha dichiarato, infatti, di non averne. Del 37% restante il Nord con il 66% doppia il Centro (31%). Il Sud indietro con il 3% di diocesi che hanno nei propri oratori figure di educatori retribuite. La ricerca, infine, offre anche una stima del numero degli oratori presenti in Italia, 8245 a fronte di 5637 dichiarati.

Moschini: «Una ricchezza da non disperdere». «L’oratorio non è un lusso, non è uno svago ma un luogo specifico dell’educazione della Chiesa nel tempo contemporaneo e uno strumento pastorale strategico per preadolescenti e adolescenti che vivono la fase più delicata come recenti episodi di cronaca ci hanno dimostrato». Lo ha detto al Sir Marco Moschini, commentando la ricerca. In questa indagine, ha affermato il docente, «l’oratorio viene percepito così come pensato dalla Chiesa, con una certa profezia, anche alla luce della Nota pastorale (2013) sul valore e la missione degli oratori, intitolata ‘Il laboratorio dei talenti’. L’oratorio è uno strumento pastorale strategico poiché consente alla Chiesa di svolgere la sua vocazione educativa». Uno degli aspetti che emerge dalla ricerca è quello della «territorialità: gli oratori – ha spiegato Moschini – sono legati alle parrocchie e presenti soprattutto al Centro-Nord. Non esiste un modello unico di oratorio, ma questo si configura alle necessità del territorio, si adegua con originalità a tutti i luoghi. Abbiamo oratori di strada e quelli molto più strutturati. Tutti esprimono la loro vocazione educativa nella prossimità come esorta Papa Francesco».

Pagnoncelli: «Un luogo che accoglie e integra». «Una fotografia piena di luci ma anche di ombre. Tuttavia le luci prevalgono perché la realtà degli oratori è presente e positiva nel nostro Paese. Essa colma, con i suoi servizi, un vuoto nei confronti delle giovani generazioni. È un luogo estremamente rassicurante per i genitori. L’oratorio mette al centro la persona per contribuire alla sua crescita». Così Nando Pagnocelli, commenta al Sir la ricerca Ipsos sugli oratori italiani. «L’oratorio – afferma il sondaggista – è uno snodo che intercetta le domande delle famiglie, dei giovani, dei bambini, e anche degli enti pubblici che ruotano attorno all’oratorio. Molto spesso, infatti, le amministrazioni pubbliche – che sappiamo vivere una situazione di difficoltà economica – fanno conto sugli oratori per poter organizzare attività sportive, culturali e sociali, sul territorio». Altro elemento di positività che emerge dalla ricerca Ipsos, «riguarda i giovani sacerdoti, considerati dalle famiglie in grado di interagire con facilità con i loro figli. Diverso il tema della delega educativa che non sempre è cosi presente nei genitori. In altri termini – ha spiegato Pagnoncelli – l’oratorio rappresenta un luogo protetto molto stimolante per i figli, però i genitori moderni sono un poco meno disponibili a condividere con altre figure di educatori il percorso educativo dei loro figli. La delega accuditiva è preferita a quella educativa».

«L’oratorio – prosegue Pagnoncelli - accoglie, integra, abitua i giovani italiani e stranieri alla convivenza, senza chiedere in cambio nulla. Questo credo che sia un elemento che emerge soprattutto negli oratori lombardi. Negli oratori ci sono tanti ragazzi stranieri, magari di seconda generazione, ben integrati nelle scuole e negli oratori. Abbiamo osservato – afferma il sondaggista – che c’è un’attività molto favorevole ad accoglierli senza in nessun modo urtare le credenze religiose dei Paesi da cui provengono. Questo si vede in particolare negli oratori lombardi». Allargando lo sguardo al territorio nazionale, Pagnoncelli lamenta «una situazione molto disomogenea sul territorio. Talora manca un coordinamento nelle singole diocesi e questo è il dato più preoccupante che emerge dalla ricerca Ipsos. La metà delle diocesi afferma esplicitamente che non esiste un’attività di coordinamento degli oratori e dove non c’è lo si reclama». Altro punto importante ravvisato dal sondaggista è la formazione: «Per essere all’altezza delle sfide della società contemporanea nei confronti dei giovani molti oratori si dotano di momenti di formazione per gli animatori. Significativo il dato che il 37% delle diocesi afferma di avere oratori che fanno riferimento a figure professionali esterne retribuite». Per il futuro, spiega Pagnoncelli, «il calo delle vocazioni farà sì che ci saranno sempre meno sacerdoti che potranno dedicarsi a tempo pieno agli oratori mentre cresceranno forme interessanti di coinvolgimento dei laici. Questi ultimi saranno chiamati sempre più ad avere ruoli di responsabilità anche in ambito di oratori».

Fonte: Sir
Oratori: ricerca Ipsos, sono oltre 8.000, presenti più al Nord che al Sud, legati alle parrocchie
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