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PISTOIA, CONSEGNATO A CARD. MARTINO PREMIO PACE IN MEMORIA LA PIRA

«Se la pace è quasi sinonimo di bene comune universale, la violenza collettiva e la guerra costituiscono indubbiamente un male comune e, normalmente, un male infinitamente più grave degli eventuali beni e vantaggi particolari, che potrebbe procurare agli stessi vincitori». Lo ha affermato il presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, cardinale Renato Raffaele Martino, ricevendo ieri a Pistoia il Premio internazionale della pace 2004 del locale Centro Studi «Giuseppe Donati» in memoria di Giorgio La Pira, nel centenario della nascita. A giudizio del porporato, che nella motivazione del premio viene definito «testimone evangelico del bene della gente, dell'uomo, dei popoli, il cui messaggio è incentrato sui diritti dell'uomo, con l'auspicio della civiltà dell'amore», il male comune della guerra «è diventato sempre più assurdo e intollerabile col crescere della potenza distruttiva delle armi e dei costi umani ed economici che esso impone a tutta la comunità internazionale, anche al di là dei popoli direttamente coinvolti nel conflitto». Per il cardinale Martino, che ha dedicato il premio ai bambini vittime innocenti delle tante guerre presenti nel mondo, «è giunto per tutta l'umanità il momento di porre fine, una volta per tutte, a questo male comune; l'esigenza di superare questo stadio, per tanti aspetti pre-umano, della nostra storia si impone sempre di piùcome un'istanza etica fondamentale».

La cerimonia di assegnazione del Premio internazionale della pace 2004 al presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace ha avuto luogo nella Sala Maggiore del Comune, in Piazza Duomo, a Pistoia, mentre altre personalità - tra cui il Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, prof. Amos Luzzatto, e padre Ibrahim Faltas, responsabile dello status quo nella Basilica della Natività a Betlemme - venivano insignite dei Premi della Cultura e della Solidarietà. In precedenza, nella mattinata, il cardinale Martino, insieme al vescovo di Pistoia, mons. Simone Scatizzi, e a padre Ibrahim Faltas, aveva concelebrato una messa per la pace nella chiesa di San Francesco della città toscana, in occasione della festa liturgica di Cristo Re. Sottolineando nell'omelia che Gesù è «un re senza corona, senza manto e soprattutto un re che svolge il compito di servo», il porporato aveva tra l'alto affermato: «Da una parete di un ospedale o in un'aula di giustizia o in una scuola, a tutti il Crocifisso parla di pietà e di misericordia, dice il limite di ogni giustizia umana, ricorda il perdono come risorsa dello spirito e di ogni civiltà». (ANSA).

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