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PROCREAZIONE: GIUDICE FIRENZE, SI' AI TEST SU EMBRIONI ; SCIENZA E VITA: SENTENZA NEGA DIRITTI CONCEPITO

E' lecito eseguire i test sugli embrioni da impiantare in una fecondazione assistita se c'é il rischio di trasmettere una grave malattia genetica. Lo ha deciso un giudice di Firenze, Isabella Mariani, con una ordinanza, che ha valore di sentenza. La notizia è stata confermata dal legale della coppia che aveva presentato ricorso contro la decisione del Centro Demetra che, seguendo la legge, non aveva accettato di fare i test sugli embrioni. Protagonista del ricorso che ha portato a questa ordinanza è una coppia trentenne milanese. Lei è portatrice di una grave malattia, la esostosi, che genera la crescita smisurata della cartilagine delle ossa. Secondo il giudice "il divieto di diagnosi pre impianto non esiste essendo stato posto illegittimamente dalle sole linee guida della legge 40/04 che vanno pertanto disapplicate" e per questo ha imposto al Centro Demetra di "procedere alla procreazione medicalmente assistita previa esecuzione della diagnosi pre impianto", di "trasferire solo gli embrioni sani e crioconservare quelli malati fino al giudizio di merito" e di eseguire la procreazione assistita "secondo le migliori regole della scienza in relazione alla salute della madre (e non del nascituro)".
La sentenza del tribunale di Firenze nega i diritti del concepito, secondo l'Associazione Scienza e vita. "In Italia - osserva l'associazione in una nota - sulle materie eticamente sensibili c'é sempre un giudice ordinario pronto a sentenziare. E con il suo giudizio, per usare un argomento caro alla politica, riesce a pesare più del legislatore o di milioni di italiani che si sono espressi attraverso un referendum". Nel dibattito sul caso di Firenze, prosegue il comunicato - già va emergendo la caratura ideologica di una sentenza che vorrebbe riportare la lancetta all'indietro e negare i diritti del concepito. Speriamo che in Italia ci sia ancora un giudice che voglia garantire i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito. E soprattutto che i legislatori sappiano difendere adeguatamente la loro legge 40".

Sulla vicenda è intervenuto anche Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita. «E' difficile esprimere giudizi su una decisione di cui non è dato conoscere ancora l'esatto contenuto", premette Casini, ma aggiunge subito: "So però che la diagnosi genetica preimpianto implica la soppressione deliberata di un rilevante numero di embrioni presunti malati ma anche sani pur di avere la incerta garanzia che l'embrione o gli embrioni trasferiti in utero non siano affetti dall'anomalia temuta". La legge 40, prosegue Casini,  «esige che al concepito sia riconosciuto lo stesso diritto alla vita degli altri soggetti coinvolti e che, di conseguenza, proibisce la distruzione di embrioni e il loro congelamento" . E "per regola costituzionale il giudice è soggetto soltanto alla legge alla quale non può sovrapporre i suoi desideri e le sue opinioni". Il presidente del Movimento per la vita ricorda infine come la Corte Costituzionale sia "già intervenuta sulla questione della diagnosi genetica preimpianto respingendo il ricorso di chi, in altro ma simile episodio, aveva chiesto l'annullamento della legge 40. Una decisione dal carattere generale che fornisce una valida risposta anche nel caso fiorentino».

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