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Poggio a Caiano, incontro con padre Ibrahim Faltas a 15 anni dall'assedio di Betlemme

15 anni anni fa l'assedio della basilica della Natività: 39 giorni di violenza con morti e feriti, durante il quale le francescane che hanno la Casa madre a Poggio a Caiano resero coraggiosa testimonianza cristiana. Mercoledì 10 maggio, a Poggio a Caiano verranno rievocati quei drammatici giorni con la testimonianza di padre Ibrahim Faltas, che tenne le trattative con gli assalitori. Presente anche Giammarco Piacenti, dell'azienda pratese che sta curando i restauri della Basilica.

L'assedio alla Basilica della Natività, a Betlemme, nel 2002 (Foto Sir)

«Abbiamo deciso di rimanere ferme al nostro posto, sperando di salvare il salvabile anche con la nostra presenza». Così scriveva, su un diario giornaliero, una delle quattro suore con casa madre a Poggio a Caiano (provincia di Prato ma diocesi di Pistoia) tenute in ostaggio durante i 39 giorni di assedio a Betlemme, dentro la Basilica della Natività.

Iniziato il 2 aprile 2002, l’assedio sarebbe terminato il 10 maggio. 39 giorni di violenza, con morti e feriti, durante i quali le quattro francescane resero coraggiosa testimonianza cristiana in una situazione complessa (nella basilica erano entrati oltre 200 attivisti palestinesi, fra cui alcune decine di ricercati, mentre l’esercito israeliano occupava con carri armati l’esterno di uno fra i luoghi più sacri della cristianità: la chiesa con la Grotta). Alla fine, sotto l’occhio di tutti i grandi media, le trattative, avviate anche grazie al Papa Giovanni Paolo II, ebbero successo e la Basilica venne liberata.

Uno dei protagonisti, il francescano Ibrahim Faltas della Custodia di Terrasanta con sede a Gerusalemme, sarà a Poggio a Caiano mercoledì 10 maggio (cinema «Ambra», nella centrale via dell’Ambra, ore 21): proprio l’anniversario tondo, il quindicesimo, dalla fine di una vicenda intricata nei rapporti, comunque ancora molto difficili, fra israeliani e palestinesi. Insieme a padre Ibrahim parteciperà Giammarco Piacenti amministratore delegato della «Piacenti spa»: azienda pratese che dal 2013 sta restaurando la Basilica con lavori già visitati da decine di capi di Stato e di Governo. Fu durante l’assedio che il mondo si rese conto del degrado in cui erano costrette pietre, legnami, affreschi del luogo sacro: ci sono voluti anni ma i lavori, grazie a una azienda italiana, stanno riportando alla luce tesori d’arte che il tempo stava distruggendo.

L’incontro prende il titolo dalle parole scritte nel diario delle religiose («Betlemme: abbiamo deciso di rimanere») ed è organizzato dal Comune di Poggio con il sindaco Marco Martini insieme a una associazione pistoiese («Insieme per la Terrasanta») che a marzo, con il presidente Franco Niccolai, ha effettuato un pellegrinaggio fra Israele e Palestina incontrando a Betlemme proprio suor Faisa Ayad, una fra le religiose protagoniste dell’assedio. Altre due (suor Caterina Sulcis e suor Nunziatina Izzo) da qualche anno sono rientrate in Toscana (e saranno presenti alla iniziativa) mentre la quarta, suor Lisetta Vingi, è deceduta.

In collaborazione con l’Istituto Suore Minime del Sacro Cuore, oggi guidato da suor Salvatorica Serra, all’iniziativa partecipa anche la sezione toscana di UCSI con la presidente Sara Bessi che guiderà la serata.

Un incontro durante il quale sarà anche ricordato un altro anniversario «tondo»: il quarantesimo di presenza a Betlemme di questa famiglia francescana (oltre a suor Faisa oggi, in Casa Nuova di Betlemme e dunque presso la parrocchia cattolica a fianco della Basilica, operano altre due sorelle: l’italiana suor Agnesita e la srilankese suor Sumudu).

«Un incontro multimediale – spiega il sindaco Martini – durante il quale saranno proiettati spezzoni di video sull’assedio e sui restauri ma anche lette due missive aperte che la Madre Generale di allora, suor Sandrina Borgioli, scrisse al «fratello Sharon» e al «fratello Arafat» implorando pace e giustizia».

Fu il Comune di Poggio a Caiano, nel 2002, a pubblicare il diario tenuto dalle suore. «Ci sono stati anche momenti di sfiducia – è scritto l’ultimo giorno - ma dentro di noi c’era quel filo di speranza che ci faceva intravedere la conclusione che il Bambino Gesù non ci avrebbe fatto mancare».

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