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Primo maggio: Mattarella, «desta allarme la sequenza di incidenti mortali nei luoghi di lavoro»

«Desta allarme la sequenza - purtroppo continua - degli incidenti mortali nei luoghi di lavoro». Lo ha affermato questa mattina il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso al Quirinale nel corso della cerimonia per la Festa del lavoro, in cui ha consegnato le medagie al merito del lavoro «alla memoria» di Giovanni Castelletti e di Luigi Albertelli.

Sergio Mattarella nella festa del 1° maggio

«La sicurezza sul lavoro - ha aggiunto - è un tema di civiltà che non intendiamo e non possiamo trascurare; e rappresenta un impegno a cui le istituzioni non verranno meno». Per il Capo dello Stato, «al di là delle statistiche - che segnalano un numero sempre molto alto degli incidenti e delle malattie professionali - se anche una sola persona perdesse la vita sul lavoro, o fosse costretta a gravi menomazioni, sarebbe comunque una tragedia intollerabile». «Questi eventi - ha proseguito - sono causati da circostanze che possono e devono essere evitate. Questo richiama la responsabilità di tutte le parti». Secondo il presidente della Repubblica, «la prevenzione degli incidenti va rafforzata con investimenti sulla sicurezza, e con controlli efficaci, che superino gli aspetti formali e assicurino risultati concreti per la garanzia della sicurezza delle persone».

Rilevando come «il lavoro sta cambiando», Mattarella ha notato come questo fatto «ci impone di essere all'altezza di una nuova domanda di sviluppo e di giustizia». «La crescita è sostenibile se rispetta l'equilibrio della natura. Ma anche se rispetta l'uguaglianza tra le persone e la coesione della comunità». Per questo, «il lavoro che cambia richiede un'armonia maggiore con i tempi di vita. Richiede che anche il lavoro di cura venga tenuto nella giusta, crescente considerazione». E se «non mancano difficoltà nel nostro cammino», secondo Mattarella «dove c'è il senso di un destino comune da condividere, dove si riesce ancora a distinguere il bene comune dai molteplici interessi di parte, il Paese può andare incontro, con fiducia, al proprio domani».

«Il Primo Maggio – ha detto il Capo dello Stato - è anche una festa della nostra democrazia. La Costituzione pone il lavoro a fondamento della Repubblica». «Orgogliosi della nostra Carta costituzionale», «la assumiamo come una costante sollecitazione a superare gli ostacoli che si frappongono a una piena affermazione del diritto al lavoro, a un buon lavoro». «Il lavoro - ha proseguito - consente di vivere con dignità, di contribuire al benessere di tutti, di passare il testimone della vita alle generazioni future. Come ogni buon diritto, contiene anche doveri». Per Mattarella, «questa è la connessione che ci rende partecipi del bene comune. Senza l'integrazione fra diritti e doveri possono diffondersi egoismi, diffidenza, sfiducia, emarginazione».

«Desidero manifestare, in questa giornata, la mia solidarietà e il mio sostegno a tutti coloro che sono alla ricerca di un lavoro, a quanti un lavoro vogliono intraprendere, a coloro che soffrono per averlo perduto, a chi ha occupazioni precarie, o parziali, e non per propria volontà. Soprattutto - ha aggiunto il Capo dello Stato - intendo esprimere vicinanza e incoraggiamento ai giovani: non possiamo fare a meno del loro lavoro, della loro passione, della loro intelligenza, della loro maggiore sintonia con le straordinarie trasformazioni che segnano il nostro tempo». Il presidente ha sottolineato come «il lavoro è la priorità, avvertita dalla stragrande maggioranza dei nostri concittadini. Le istituzioni sono chiamate a fare la loro parte».

Mattarella ha anche ricordato che «la disoccupazione dei giovani è ancora troppo elevata, che al Sud la mancanza di lavoro ha proporzioni inaccettabili, che l'occupazione femminile - benché in crescita - resta sensibilmente inferiore rispetto alla media dei Paesi dell'Unione, e questo comporta un grave deficit di qualità, di competitività, di giustizia per l'Italia». Dal presidente della Repubblica anche il richiamo ai lavoratori che «non guadagnano a sufficienza e faticano a mantenere se stessi e la loro famiglia».

Fonte: Sir
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