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Procreazione assistita: Casini (Mpv), «la relazione del ministero omette informazioni su garanzia dei diritti del concepito»

La presidente del Movimento per la vita italiano (Mpv), Marina Casini Bandini denuncia le omissioni sulle garanzie dei diritti del concepito contenute nella Relazione annuale sullo stato di attuazione della legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita (Pma), presentata dal ministro.

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Embrione (Foto Sir)

«La relazione omette informazioni dettagliate e riflessioni valutative in merito a uno degli scopi che la legge dichiara di perseguire: la garanzia dei diritti del concepito». Lo dichiara al Sir la presidente del Movimento per la vita italiano (Mpv), Marina Casini Bandini, in riferimento alla Relazione annuale sullo stato di attuazione della legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita (Pma), relativa all’attività di centri Pma nel 2016 e all’utilizzo dei finanziamenti nel 2017, trasmessa dal ministero della Salute ieri al Parlamento.

Ricordando che l’articolo 1 della legge «assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito» e che «il figlio chiamato alla vita è il soggetto principale di tutta la vicenda procreativa», la presidente chiede «quali sono stati a questo riguardo gli esiti della legge? La tutela promessa dal suo articolo 1 è stata adeguatamente attuata? La relazione su questo tace». Un altro aspetto su cui Casini Bandini invita alla riflessione è il dato che indica un aumento del ricorso alla fecondazione eterologa.

«Fermo restando che la fecondazione eterologa viola il diritto del figlio alla unitarietà delle figure genitoriali, si pone la domanda: perché non vengono ‘utilizzatì gli embrioni umani già esistenti in Italia e rimasti privi di un progetto parentale? Il destino di questi embrioni è la morte se non vengono destinati alla nascita. È dunque irrazionale importare embrioni umani in presenza di concepiti italiani in stato di abbandono – spiega Casini Bandini – ed è irragionevole generare nuovi embrioni, quando sarebbe possibile sottrarre a un destino di morte altri embrioni già esistenti, conservati negli stessi ambienti che effettuano la ‘pmà e rimasti senza un piano genitoriale».

Fonte: Sir
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