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Riforma elettorale, i tre quesiti referendari

A partire dai primi anni novanta in Italia è stato avviato un percorso che punta alla semplificazione della scelta politica degli elettori, non più condizionata da fattori ideologici, ma attenta ai contenuti programmatici e alla capacità dei leader di realizzarli. Il primo passaggio, che risale al 1993, ha riguardato l'abbandono (anche se non totale) del sistema proporzionale.

Parole chiave: referendum (50), elezioni (367), legge elettorale (51)

A partire dai primi anni novanta in Italia è stato avviato un percorso che punta alla semplificazione della scelta politica degli elettori, non più condizionata da fattori ideologici, ma attenta ai contenuti programmatici e alla capacità dei leader di realizzarli. Il primo passaggio, che risale al 1993, ha riguardato l'abbandono (anche se non totale) del sistema proporzionale. Da questa fase sono emerse due aree (di centrodestra e di centrosinistra) a più voci, ciascuna al proprio interno variamente articolata ma orientata a cooperare ad un progetto comune.

La legge elettorale attuale, approvata nel 2005, ha trasferito il meccanismo maggioritario a livello di coalizione mediante l'assegnazione del premio di maggioranza alla coalizione vincente alla Camera dei deputati, consistente nell'assegnazione di un minimo del 55% dei seggi; per il Senato, il premio analogo viene attribuito su base regionale.

Due i punti chiave della disciplina vigente, oltre il premio di maggioranza: il meccanismo della lista bloccata e la soglia di sbarramento.

Per ottenere seggi alla Camera, ogni coalizione deve ottenere almeno il 10% dei voti nazionali; per quanto concerne le liste non collegate, la soglia minima è fissata al 4%. Le liste collegate ad una coalizione che abbia superato la soglia prescritta partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 2% dei voti.

Al Senato, le soglie di sbarramento (da superare a livello regionale) sono pari al 20% per le coalizioni, 3% per le liste coalizzate, 8% per le liste non coalizzate e per le liste che si sono presentate in coalizioni che non abbiano conseguito il 20%.

Per effetto di questa legge, la semplificazione auspicata non è stata pienamente realizzata e le coalizioni formate sono risultate eterogenee, con conseguenze a volte negative sulla stabilità di governo e sulla realizzazione del programma. Le elezioni del 2008 hanno prodotto una semplificazione di fatto del quadro parlamentare, poiché sono stati eletti deputati appartenenti solo a 6 formazioni politiche in quanto i partiti minori hanno partecipato al di fuori delle coalizioni. Contro l'attuale disciplina è stata avviata una iniziativa referendaria, che ha raccolto sostegni trasversali. I quesiti proposti sono tre .

Con il primo si chiede l'abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste. In caso di vittoria del 'sì' (e si reca al voto più del 50% + 1 degli elettori), la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.

Il secondo quesito riguarda l'innalzamento della soglia di sbarramento: abrogando la norma sulle coalizioni, risultano innalzate le soglie di sbarramento perché, per ottenere una rappresentanza parlamentare, le liste dovrebbero in ogni caso raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e dell'8 % al Senato. In tal modo, la lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio, le liste minori ottengono una rappresentanza a condizione di superare lo sbarramento. Il terzo quesito concerne l'abrogazione delle candidature multiple. La legge in vigore consente la possibilità ad un singolo esponente di candidarsi in più circoscrizioni (teoricamente anche in tutte). Di conseguenza, il “plurieletto”, optando per uno solo dei vari seggi ottenuti, permette che i primi dei candidati “non eletti” della propria lista gli subentrino nel seggio (o nei seggi) al quale (o ai quali) rinunzia.

P.A.

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