Italia

SERVIZIO CIVILE: RICERCA CARITAS, ESPERIENZA DA AMPLIARE

Costruire con i giovani percorsi di educazione alla pace e intercultura ed estendere il più possibile l’esperienza del servizio civile. Queste le tre proposte della Caritas italiana, che in prossimità del 15 dicembre, 31° anniversario della legge sull’obiezione di coscienza e sul servizio civile, diffonde i risultati di una ricerca sui frutti di questa esperienza all’interno della rete Caritas. Tramite un questionario (riferito al 1999) a cui hanno risposto 108 Caritas diocesane (su un totale di 191 che prevedono al loro interno l’impiego di obiettori), è emerso che i giovani nel 98% dei casi svolgono lavoro diretto con l’utenza, ma anche lavoro interno per l’organizzazione. Il livello di scolarizzazione è in genere medio-alto, ma si notano “legami deboli con il mondo parrocchiale/ecclesiale e con i mondi della solidarietà”. Le convinzioni politiche e di fede “non sembrano influire sulle motivazioni” per cui si sceglie il servizio civile, e la Caritas di conseguenza si delinea come “popolare”, non solo per il numero cospicuo di giovani ma soprattutto per la loro diversità quanto ad appartenenze”. E’ come se la Caritas fosse un “crocevia tra mondi giovanili e mondi della solidarietà” e tra “culture diverse presenti negli stessi mondi giovanili”. Negli anni ’90 gli obiettori hanno contribuito a professionalizzare i servizi, e molti di loro “vanno ad alimentare il personale dipendente delle organizzazioni del Terzo settore”. Numerosi sono quindi gli aspetti positivi che emergono dall’esperienza del servizio civile nelle Caritas, anche in relazione al rapporto con le altre organizzazioni, con il territorio e con i servizi sociali. Sir