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SETTIMANALI CATTOLICI, ASSEMBLEA FISC; MONS. BETORI: RADICARE NEL POPOLO LA VISIONE CRISTIANA DELLA VITA

I settimanali diocesani sono “uno strumento privilegiato per radicare nel popolo la visione cristiana della vita”: lo ha detto oggi mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, nel suo intervento alla XV assemblea nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) in corso a Roma. Mons. Betori ha accennato ai cambiamenti statutari della Fisc e alle elezioni del Consiglio nazionale e del Comitato consultivo, fatti importanti, a suo avviso, “perché i vostri giornali non potranno svolgere la funzione che loro spetta se non supereranno la fase artigianale di molti di essi e non si trasformeranno in vere e proprie aziende editoriali”. Ai nuovi amministratori ha rivolto un augurio a collaborare “con i direttori per potenziare tutte le vostre testate, rafforzare quelle deboli, farne nascere di nuove in quei territori che ne sono ancora privi, secondo la sfida che voi stessi avete lanciato e che pienamente condivido: quella di un settimanale in ogni diocesi italiana”. Il segretario generale della Cei ha ricordato l'evento del Family day (12 maggio 2007) e il referendum del 2005 sulla legge 40/2004 per far presenti i valori che stanno a cuore alla Chiesa italiana. La questione antropologica, in particolare, è “la nuova ‘questione sociale' di oggi”, ha sottolineato, e “i suoi esiti determineranno in bene o in male il futuro dell'umanità”.

Di fronte a queste problematiche, ha precisato mons. Betori, “la Chiesa sente di offrire la sua testimonianza coraggiosa, a partire da quello che ha di più caro e cioè il Vangelo di Gesù Cristo” mentre i cattolici sono chiamati “a dare forma culturale alla fede” realizzando il “progetto culturale” promosso dai vescovi italiani fin dal 1994. Anche perché, ha detto, “non esistono areopaghi in cui il Vangelo non possa essere annunciato, piazze e case in cui non possa essere testimoniato, e diventare così principio di una nuova condivisione, di una nuova società”: “Oggi il Vangelo deve poter essere proclamato anche in quell'ambiente mediatico che caratterizza la società odierna. Richiede quindi nuove competenze, nuove creatività e una conversione culturale della pastorale, per dare nuovo spessore di pensiero e linguaggio alla fede, apertura al confronto e al dialogo con tutte le componenti vive del Paese. È il compito di voi tutti che lavorate nel campo delle comunicazioni sociali”. Mons. Betori ha chiesto ai settimanali diocesani “di essere, sempre più e particolarmente oggi, veicoli sistematici e continuativi di quell'antropologia cristiana che è anche profondamente umana” e “di realizzare il progetto culturale della Chiesa italiana, più attuale che mai”: “La vostra stessa esistenza – ha affermato - è una significativa attuazione di tale progetto”.

Il progetto culturale, ha puntualizzato mons. Betori, “non deve essere appannaggio di centri universitari, di istituzioni culturali, di fondazioni che elaborano e approfondiscono i grandi valori e le conquiste del pensiero cristiano. Sono anch'essi indispensabili, ma il progetto culturale non sarebbe nulla se si fermasse alle altezze della speculazione teorico-scientifica. Per inverarsi deve diventare ‘popolare', deve cioè tradursi in ‘cultura di popolo'”. E' questo, a suo parere, il compito dei settimanali: “Grazie alle vostre caratteristiche di giornali familiari, capillarmente diffusi nei singoli territori, spesso con una forza di penetrazione che nessun altro possiede e la vivacità che vi caratterizza, voi siete uno strumento privilegiato per radicare nel popolo la visione cristiana della vita”. “L'impegno vostro – ha affermato - è quello di ‘spezzare' ai vostri lettori, settimana per settimana, con la vostra professionalità e la vostra competenza etica e linguistica, le grandi categorie antropologiche ed etiche”. Purtroppo, ha aggiunto, le parrocchie “non sono ancora attrezzate a svolgere un lavoro di questo tipo”, ma “i settimanali diocesani sì”. “Preparatevi dunque sempre meglio – ha esortato -, con lo studio, l'acquisizione di competenze, lo scambio e il confronto reciproco, prendendo come una missione il vostro lavoro di giornalisti cattolici”.

Ma come svolgere questa “vera e propria opera evangelizzatrice?”, si è chiesto mons. Betori. Innanzitutto, ha suggerito, “favorendo la riflessione mediante editoriali, commenti, racconti di esperienze, interviste, dibattiti e forum specifici”, come il primo forum che il Consiglio Nazionale della Fisc ha organizzato attorno al valore della famiglia in occasione del Family Day, coinvolgendo parlamentari cattolici dei due schieramenti. “Una positiva iniziativa – ha commentato - che vi esorto a continuare sulle tematiche antropologiche via via emergenti. Il metodo sarà quello del coniugare fede e ragione, con l'arte maieutica di far sgorgare dalla mente stessa di chi vi legge quella verità che ci è stata donata e che, nello stesso tempo, insieme gioiosamente ricerchiamo”. A questo “può contribuire non poco anche il servizio offerto dal SIR – ha sottolineato -, cui vi incoraggio di attingere generosamente”. Ma anche “con la semplice cronaca, intelligentemente organizzata – ha concluso -, voi sarete in grado di diffondere i valori evangelici: portando alla ribalta dell'informazione le notizie positive, raccontando la bellezza del vivere la famiglia, facendo emergere tutta quell'esperienza di volontariato, di accoglienza, di vicinanza nel dolore, di solidarietà che costituisce la sostanza vera del vita del popolo italiano. Un compito, faticoso, ma esaltante”.

Sir

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