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Sea Watch 3: attracca al porto di Lampedusa, migranti sbarcati all’alba. Arrestata dai finanzieri la capitana

Nella notte è attraccata a Lampedusa la Sea Watch e i 40 migranti sono sbarcati all'alba. La capitano è stata arrestata. La solidarietà delle Acli.

la Sea Watch3

È attraccata al molo commerciale di Lampedusa, nella notte, intorno all’1.50, la Sea Watch, dopo 17 giorni in mare. La capitana tedesca della nave dell’ong Carola Rackete è entrata nel porto senza autorizzazione preventiva, provando a schiacciare per due volte contro la banchina una motovedetta della Finanza, che provava a fermarla. Dopo un’ora i finanzieri sono saliti a bordo e hanno arrestato la capitana, portandola via con l’accusa di «resistenza o violenza contro nave da guerra». I finanzieri le contestano anche il tentato naufragio a proposito della manovra di attracco.

All’alba sono stati sbarcati i 40 migranti, portati nel Centro di contrada Imbriacola. A seguire le vicende nella notte un centinaio di persone nel porto di Lampedusa. Tra loro attivisti di Sea Watch, esponenti di diversi partiti politici, don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, e le persone che avevano solidarizzato in questi giorni con la Sea Watch dormendo sul sagrato della chiesa. Durante l’intervento della Finanza, applausi per la capitana della Sea Watch, da una parte, e contestazioni da parte di alcuni esponenti locali della Lega, dall’altra.

Le Acli esprimono il loro sostegno e la loro solidarietà alla capitana Carola, «lasciata sola di fronte al proprio senso di responsabilità nel prendere una decisione che riguardava vite umane». Lo segnalano in un comunicato sulla vicenda dell’ingresso della Sea Watch nel porto di Lampedusa. «Il valore della sua disobbedienza civile ci ricorda che le leggi non devono mai scavalcare l’umanità. Con il suo arresto Carola ha riscattato migliaia di migranti che cercano di raggiungere l’Europa nella speranza di un futuro migliore e invece spesso finiscono prigionieri nelle carceri libiche o muoiono nel Mediterraneo», continua la nota. Le Acli evidenziano inoltre che «il nostro Paese, che è la porta d’Europa, non può far finta di non vedere ciò che succede oltre i propri confini». «La Libia non è un porto sicuro e per questo motivo è giustificato il gesto della capitana della Sea Weatch che ha deciso di rivolgersi all’Italia piuttosto che portare i naufraghi nei lager libici». Dalle Acli, infine, al governo italiano e ai governi europei l’invito ad «aprire corridoi umanitari e passaggi sicuri che impediscano che per salvare delle vite umane si debba infrangere la legge».

Sea Watch 3: attracca al porto di Lampedusa, migranti sbarcati all’alba. Arrestata dai finanzieri la capitana
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