Italia

TERREMOTO IN EMILIA: CEMI, «SOLIDARIETÀ» E «VICINANZA» ANCHE AGLI IMMIGRATI

«Solidarietà» e «vicinanza» ai tanti immigrati presenti nelle zone terremotate dell’Emilia Romagna. Ad esprimerle è la Commissione episcopale per le Migrazioni (Cemi), in un messaggio diffuso oggi. Nelle province di Modena, Ferrara e Reggio Emilia – ricordano i vescovi – sono presenti circa 190.000 dei 500.000 immigrati regolari residenti in Emilia Romagna, con un’incidenza sulla popolazione che a Modena e a Carpi è già vicina al 13%; anche a Mantova gli immigrati sono il 13% della popolazione e sono oltre 53.000; a Rovigo gli immigrati sono quasi 20.000. Il terremoto, inoltre, «non ha risparmiato gli immigrati e le loro famiglie nelle campagne dove lavorano numerosi, nelle aziende, nelle famiglie: anche tra loro contiamo i morti, i feriti, i numerosi sfollati, i disoccupati». Numerosi sacerdoti immigrati al servizio delle comunità etniche, sottolinea la Cemi, «hanno dimostrato impegno e vicinanza alle persone colpite; alcune famiglie hanno fatto rientrare in patria la propria famiglia. Anche gli immigrati stanno dimostrando un amore a questa terra ospitale e vivono il dramma, ma anche la speranza della ricostruzione». Domenica scorsa, in tutte le parrocchie italiane, come anche nelle Missioni cattoliche italiane all’estero (Germania, Scandinavia, Svizzera…), si è pregato per le persone e le famiglie terremotate e si è espresso nella colletta un gesto di solidarietà e condivisione.

Il 20 giugno si celebra la Giornata mondiale del rifugiato. «L’Italia – ricorda la Cemi – ha vissuto lo scorso anno il drammatico esodo dal Nord Africa, che ha coinvolto, però, persone di diversi altri Paesi africani e asiatici». «L’esperienza ha dimostrato la necessità di un piano europeo, oltre che nazionale, che garantisca l’esigibilità del diritto d’asilo, ma anche l’organicità di un’accoglienza che si trasformi in una forma di protezione internazionale», l’appello della Cemi, che fa notare come «l’Italia da Paese di passaggio per i rifugiati si è trasformato in Paese anche di residenza dei richiedenti asilo e rifugiati (oltre 50.000)». Per questa ragione, la tutela dei richiedenti asilo e rifugiati «non può essere legata alla provvisorietà dei proventi dell’8 per mille o alle risorse della Protezione civile nell’emergenza, ma deve prevedere un fondo strutturale che valorizzi anche, e in maniera sussidiaria, la rete dei servizi che il mondo ecclesiale, associativo, cooperativo e del volontariato ha creato in questi anni». «Senza un piano, ogni sbarco rischia di diventare un’emergenza», ammonisce la Cemi, e non aiuta l’opinione pubblica «a leggere correttamente un fenomeno, quello dei richiedenti asilo, generato da 23 guerre in atto nel mondo e dalle molte persecuzioni politiche e religiose che coinvolgono ancora purtroppo oltre il 70% della popolazione mondiale». (Sir)