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Testamento biologico, così Firenze rincorre Pisa nella «fuga in avanti»

Per capire cosa è successo a Firenze, con l'approvazione dell'istituzione di un registro comunale del testamento biologico, bisogna partire da Pisa. Qui un provvedimento analogo fu approvato in primavera e, dal primo luglio, i cittadini possono scaricare da internet un modulo per compilare il proprio testamento. Modulo che si riduce a una semplice paginetta, dove c'è lo spazio per inserire le proprie generalità e poi una dichiarazione di tre righe.
DI RICCARDO BIGI

Parole chiave: testamento biologico (30), firenze (398), fine vita (45)

di Riccardo Bigi

Per capire cosa è successo a Firenze, con l'approvazione dell'istituzione di un registro comunale del testamento biologico, bisogna partire da Pisa. Qui un provvedimento analogo fu approvato in primavera e, dal primo luglio, i cittadini possono scaricare da internet un modulo per compilare il proprio testamento (clicca qui ). Modulo che si riduce a una semplice paginetta, dove c'è lo spazio per inserire le proprie generalità e poi una dichiarazione di tre righe: «In caso di malattia o lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile chiedo di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico o di sostegno (alimentazione e idratazione forzata)».

Il «testamento biologico», per una ben precisa corrente di pensiero, si riduce a questo. Un atto per cui non c'è neppure bisogno di quella legge nazionale attualmente in discussione: basta, appunto, un foglio firmato e depositato da un notaio o addirittura (nel caso di Pisa) consegnato a un funzionario comunale.
Bisogna dire, per correttezza, che il provvedimento approvato lunedì scorso in Palazzo Vecchio è diverso: non prevede che i cittadini possano depositare in Comune il proprio testamento, ma semplicemente che dichiarino al funzionario comunale di averne stilato uno, indicando dove è depositato e chi ne è il fiduciario. È facile capire però che dietro questa delibera ci sia lo stesso disegno, ci sia il tentativo di far passare un principio - quello dell'autodeterminazione - portato alle sue estreme conseguenze, fino al punto di poter affidare a qualcuno, in veste di «fiduciario», anche il potere di decidere quando staccare il sondino che alimenta una persona in coma.

In Consiglio comunale chi ha sostenuto la delibera (molti esponenti del Pd, insieme agli altri partiti di sinistra) ha cercato di farla passare come semplice «atto amministrativo». In realtà si tratta di un testo tutt'altro che «neutro». A partire già dal nome, «testamento biologico»: un termine che evoca un potere «dispositivo» della volontà, tanto è vero che nella legge nazionale si preferisce usare l'espressione, diversa e non equivalente, «dichiarazioni anticipate di trattamento». Così come il fatto che alimentazione e idratazione artificiali possano essere definiti, come fa la delibera, «trattamenti terapeutici» (e di conseguenza possano essere rifiutati tramite dichiarazioni anticipate) è un'idea quanto meno controversa nella letteratura scientifica: e infatti il testo all'esame del Parlamento non contempla questa possibilità.

Il valore ideologico della delibera, insomma, appare abbastanza evidente: un'ennesima fuga in avanti per tentare di condizionare l'iter formativo della legge. Anche perché, altrimenti, che bisogno ci sarebbe di istituire un registro per qualcosa (il testamento biologico) che al momento per la legge italiana non esiste? Lo hanno sottolineato gli esponenti dell'opposizione di centrodestra, ma anche alcuni consiglieri del Pd (Fratini, Scino, De Crescenzo) che hanno votato contro.

Soprattutto, l'iniziativa appare un tentativo di forzare gli equilibri interni del centrosinistra, in una fase in cui il Partito Democratico cerca faticosamente di definire la propria identità. Col desiderio, evidentemente, di spostare l'ago della bilancia verso le istanze laiciste e libertarie che arrivano da sinistra, a scapito di quella tradizione del cattolicesimo democratico che pure ha parte importante nella fondazione del Pd. Se questo poteva essere un sospetto, la prova del nove ce la offre il comportamento di un consigliere comunale esperto e navigato come l'ex ministro Valdo Spini che, mentre nel dibattito cercava di convincere gli altri consiglieri del valore amministrativo, non ideologico, della delibera, contemporaneamente tramite il suo ufficio stampa diffondeva ai giornali questa dichiarazione: «L'approvazione, a Firenze, del registro sul testamento biologico è importante anche ai fini dello svolgimento del congresso del Partito Democratico. La maggioranza del partito ha deciso rispettando chi la pensa diversamente, ma non facendosi condizionare da queste posizioni». Il messaggio, e i suoi destinatari, ci sembrano fin troppo chiari.

Chiti: «Inutile propaganda». Toccafondi: «Un obbrobrio»
La delibera del Comune di Firenze su un tema delicato e complesso come il «fine-vita» non poteva mancare di suscitare un ampio dibattito in cui, accanto agli entusiasmi di chi ha parlato di una «battaglia di civiltà», non sono mancate le voci pesantemente critiche.
Dal fronte del Pd, si è espresso in maniera dura il vicepresidente del Senato Vannino Chiti. In un'intervista «a caldo» al Corriere fiorentino ha spiegato i motivi della sua contrarietà: «Prevedere l'istituzione del registro del testamento biologico, senza fondamento nè competenze giuridiche, in assenza di una legge nazionale, è un'operazione che confonde la battaglia per i diritti civili con la propaganda. E la propaganda non se la possono permettere le istituzioni». Un «atto privo di efficacia», dice Chiti, «che mette soltanto una bandierina su temi che sono invece di estrema serietà e importanza».

Non usa mezzi termini Gabriele Toccafondi, parlamentare Pdl che già nella scorsa legislatura, come consigliere comunale a Firenze, si trovò a dibattere argomenti simili: «Questa delibera, tecnicamente parlando, è un obbrobrio». Toccafondi esprime «tristezza nel vedere che per l'ennesima volta si usano politicamente temi dolorosi e delicati come quelli del fine vita. Dopo la cittadinanza a Giuseppe Englaro, votata in piena campagna elettorale, adesso questa delibera che arriva a ridosso del congresso del Pd, proprio mentre il Parlamento si appresta a legiferare in materia». Gli obiettivi politici di questa manovra, secondo Toccafondi, sono chiari: «Influenzare il dibattito parlamentare, portare la discussione in una direzione ben precisa, far passare nell'opinione pubblica certe idee. Non ultimo, mettere in difficoltà un sindaco come Matteo Renzi, apertamente cattolico: il messaggio è rivolto anche a lui. Non è vero, come è stato detto, che il testo della delibera è neutrale: vengono affrontati aspetti complessi e controversi. Dispiace che qualche cattolico del centrosinistra si sia prestato a questa manovra senza capirne la portata».

In Consiglio regionale, intanto, l'Udc ha presentato una mozione che rileva l'incompetenza dei consigli comunali sull'argomento del fine vita e sollecita «le istituzioni locali ad astenersi da iniziative improprie e inutili». Marco Carraresi sottolinea le difficoltà, per il suo partito, a dialogare «con un Pd che assume atteggiamenti di rottura come quello manifestato a Firenze. Perché è del tutto evidente che questo atto è soltanto l'ennesima forzatura ideologica, con evidenti connotati laicisti anti-cattolici. Anche nel Pd vige ormai il pensiero unico, quello che considera l'aborto un diritto, la pillola abortiva un bel passo avanti, che plaude a Beppino Englaro e alla scelta di far morire di fame e di sete Eluana, quello che sulla fecondazione assistita vuol tornare alla sperimentazione sugli embrioni umani, quello che è a favore dell'equiparazione tra famiglia e coppie di fatto, anche omosessuali». Dietro l'entusiasmo manifestato per l'approvazione di questa delibera da gran parte del Pd e dalla sinistra, secondo Carraresi c'è «una malintesa idea dei diritti civili, di una libertà individuale slegata da ogni etica e responsabilità».

LA DIOCESI: «Preoccupati per un atto ideologico e illegittimo»
L'Arcidiocesi di Firenze esprime il suo rammarico e la sua preoccupazione per la decisione assunta dal Consiglio comunale della città di istituire un registro dei testamenti biologici». Inizia così la nota che l'Arcidiocesi di Firenze ha diffuso lunedì scorso, pochi minuti dopo l'approvazione della delibera da parte del Consiglio comunale. Secondo il comunicato «si tratta, con evidenza, di atto ideologico, illegittimo e privo di efficacia giuridica, essendo la materia nell'esclusiva competenza del legislatore nazionale. Si deplora peraltro l'indebita e tendenziosa confusione terminologica tra dichiarazioni anticipate di trattamento e testamento biologico, l'infondatezza di ritenere alimentazione ed idratazione artificiali atti di natura terapeutica, l'evidente cancellazione di fatto del ruolo del medico che emerge dalla delibera. E a ciò si aggiungano la possibile violazione della normativa in tema di privacy e un uso strumentale di citazioni disarticolate di documenti che in alcun modo attribuiscono rilievo giuridico alle dichiarazioni anticipate».

«Ancora un volta - prosegue la nota - la città di Firenze si trova ad essere ridotta a strumento di fughe ideologiche tese a condizionare il legislatore nazionale, senza alcun reale vantaggio per la città, offrendo nuovi pretesti di divisione, non rispettando la sensibilità di non pochi dei suoi cittadini». Nel comunicato anche un riferimento a ciò che è avvenuto durante il dibattito: «Spiace anche constatare che alcuni  politici che si definiscono cattolici - va riconosciuto non tutti e di ciò c'è da rallegrarsi -  non abbiamo percepito come in un caso come questo ricorressero quelle condizioni di coerenza con i valori fondamentali della visione antropologica illuminata dal Vangelo che richiedono ossequio all'insegnamento del Magistero».

Testamento biologico, un brutto segnale da Firenze

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