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UE-CHIESE: CONFRONTO SU SFIDE DEMOGRAFICHE E SOLIDARIETÀ TRA GENERAZIONI

Parole chiave: ue (389), dialogo interreligioso (276), comece (68), ebrei (137)

(Sir Europa - Bruxelles) - «In molti luoghi del mondo non è possibile parlare di libertà religiosa ed è per questo che sono orgoglioso che nell'Ue sia invece possibile avere un dialogo e un confronto» tra le istituzioni e le grandi comunità religiose. Queste le parole pronunciate da José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, nel corso della conferenza stampa a margine dell'incontro con i principali leader religiosi europei che da cinque anni, ogni anno, si riuniscono per affrontare temi chiave per il futuro delle società. Quest'anno, in sintonia con l'Anno europeo, il tema affrontata è stato la solidarietà intergenerazionale e le nuove sfide demografiche. «Puntare a una società basata sulla solidarietà e la responsabilità rappresenta per l'Unione una sfida prioritaria, soprattutto per uscire dalla crisi economica in corso», ha aggiunto il presidente della Commissione, il quale ha voluto ribadire l'impegno dell'Ue per una crescita sostenibile. «La legge contro la discriminazione nei posti di lavoro, il congedo parentale, il Fondo sociale europeo e i 7 miliardi messi a disposizione per aiutare 450mila giovani a trovare lavoro, sono alcune delle risposte concrete messe in atto» dall'Esecutivo.

All'incontro erano presenti esponenti delle comunità cristiane (cattolici, ortodossi, evangelici, anglicani), dell'islam, dell'ebraismo e di altre religioni.

«No all'individualismo e alle tensioni generazionali, sì alla solidarietà tra le persone, le nazioni e le famiglie», affinché giovani e anziani «affrontino insieme questa crisi economica mondiale». Anche il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, ha portato il suo contributo all'incontro tra Ue e Chiese in Europa. «Una generazione persa è una cosa che non possiamo permetterci, né a livello socioeconomico né, soprattutto, a livello umano, così come non possiamo permetterci l'esclusione dei più anziani» per «minore produttività», ha aggiunto Van Rompuy. «La solidarietà tra le generazioni è un obbligo insito nella tradizione giudaico-cristiana e in altre religioni», ha sottolineato László Surján, vice presidente del Parlamento europeo, in rappresentanza del presidente Martin Schulz. «Ma al giorno d'oggi, tuttavia, tale solidarietà non è solo una questione di fede o di religione, ma ha anche notevoli implicazioni finanziarie: i debiti di oggi possono essere visti come le tasse potenziali di domani. Questo significa che la riduzione del debito è una questione di giustizia intergenerazionale». Il tema dell'immigrazione e quello della famiglia sono stati anche al centro di vari interventi dei principali leader religiosi che hanno preso parte all'appuntamento annuale con i vertici comunitari.
«Se si pensa che i problemi demografici possano essere combattuti solo puntando sull'immigrazione ci si sbaglia, perché se ciò può in parte rispondere a questo problema, occorre riaffermare che la vera forza, la vera risorsa sulla quale investire per il futuro è la famiglia», ha dichiarato monsignor André Joseph Léonard, vescovo di Malines-Bruxelles, presente all'incontro tra fedi religiose e Ue a nome della Chiesa cattolica. Assieme a mons. Leonard erano presenti anche mons. Giovanni Ambrosio (Italia), vice presidente della Comece, Commissione degli episcopati della Comunità europea; mons. Virgil Bercea (Romania), anch'egli vice presidente Comece; mons. Adolfo Gonzales Montes (Spagna). Dal canto suo il rabbino Riccardo di Segni ha ricordato: «La crisi economica in atto deriva proprio da una contrazione delle famiglie. Se vogliamo tornare a crescere dobbiamo fornire a questo nucleo, che è alla base della società, nuovi strumenti finanziari, perché se non si investe nelle famiglie non abbiamo futuro». E il futuro, come hanno sottolineato i leader religiosi, sarà sempre più globalizzato e caratterizzato dalla mobilità delle persone. «È importante, quindi, favorire la convivenza pacifica e regolamentare l'immigrazione affinché - è stato detto - non ci siano tensioni tra i popoli, ma uno scambio costruttivo» tra un Paese e l'altro, tra una regione e l'altra del mondo. (Sir)

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