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Vermicino, 40 anni fa la tragedia che tenne l'italia con il fiato sospeso

Il bambino cadde in un pozzo e morì il 13 giugno 1981 dopo tre giorni di agonia, mentre con i pochi mezzi dell'epoca dall'esterno si tentava di salvarlo. La triste vicenda di Alfredino fu vissuta in diretta tv

Vermicino

L’11 settembre, con l’attacco alla Torri Gemelle di New York, la tv è stata «finestra sul mondo» come non mai. In quella circostanza il terrorismo islamico ha raggiunto il suo massimo scopo: la distruzione in mondovisione di un simbolo degli Stati Uniti. Le azioni terroristiche trovano infatti il loro tragico senso se vengono rilanciate e amplificate dai mezzi di comunicazione di massa. È facile intuire quale diverso impatto avrebbe avuto lo stesso attentato, sia pure dalle proposizioni enormi, se fosse stato raccontato soltanto dai giornali il giorno dopo, con 24 ore di ritardo e con sole immagini fotografiche. Invece, quanto successo a Manhattan in quella fine d’estate del 2001 è apparso talmente televisivo e spettacolare da far dire a qualcuno: «Sembra un film». Ovvero l’esatto opposto di quello che altre volte si è sentito affermare di fronte a una fiction: «Sembra vero». Ulteriore conferma di quanta confusione venga ancora fatta tra finzione e realtà a causa di un’unica grande protagonista: l’immagine (visiva e sonora). Il mondo intero non sarebbe rimasto così scosso se non avesse visto e sentito, quasi «toccato» in tv la tragedia dell’World Trade Center. Un qualcosa pari soltanto, almeno in Italia, alla lunga diretta di Vermicino, tra il 12 e il 13 giugno 1981, con la morte del piccolo Alfredo Rampi, diventato per tutti Alfredino. E non è un parallelo azzardato, perché in tv, si sa, non conta il numero dei morti, ma la forza più o meno evocativa e drammatica delle immagini e delle situazioni. Non è un caso che alle migliaia di vittime di un’ipotetica catastrofe in qualche angolo del mondo non documentata dalle immagini, si preferisca il morto ammazzato di mafia riverso nella propria auto o il semplice lenzuolo bianco macchiato di sangue dell’ennesima vittima di un incidente stradale.

Vermicino, da un punto di vista strettamente televisivo, è stato il nostro «11 settembre» con vent’anni d’anticipo. Nella circostanza non è cambiato il mondo, però, dopo quella diretta di oltre 17 ore con punte di 28 milioni di telespettatori incollati al video per vedere come andava a finire, la tv non sarebbe più stata la stessa, avrebbe scoperto una forza dirompente e forse perso, una volta per tutte, il senso del limite. Eppure, tutto era nato per caso. Chi aveva mandato la troupe televisiva immaginava il lieto fine. Le telecamere erano pronte a riprendere Alfredino portato in salvo. Gli applausi avrebbero provocato un urlo liberatorio tra la folla dei presenti con in testa il vecchio Sandro Pertini. Allo stesso tempo avrebbero tirato un respiro di sollievo i milioni di persone a casa davanti al televisore. Invece nulla, quel pozzo maledetto, largo appena 28 centimetri, dove un bambino di 9 anni si era infilato chissà come, diventa l’ambiente del primo involontario reality di massa. Una località nelle campagne di Roma, fino a quel momento sconosciuta ai più, si trasforma nel centro del mondo, almeno di quello televisivo. Il racconto mediato dalla tv segue il tragico evolversi dei fatti: l’intervento dei Vigili del fuoco, delle forze dell’ordine, delle autorità, del Presidente della Repubblica, la disperazione della madre, il pompiere che dalla bocca del pozzo continua a parlare al bambino, gli speleologi, l’eroico volontario che s’infila a testa in giù legato per i piedi, l’inutile scavo parallelo.... Infine, la morte in diretta, senza mai vedere il piccolo Alfredo, avvertita tramite una voce lontana che diventava sempre più flebile fino a scomparire, fino al silenzio assoluto. Un’autentica angoscia, in particolare proprio per i telespettatori, che rispetto alle persone sul posto, anche se può sembrare assurdo, hanno vissuto la vicenda in maniera più drammatica, assolutamente impotenti, condizionati dalla forza di un racconto televisivo che ha lasciato una ferita aperta in tutti coloro che oggi hanno più di cinquant’anni. Anche per questo, per l’esistenza di tanti testimoni, si annuncia a rischio l’operazione di Sky Original che ha prodotto il film Alfredino - Una storia italiana, in onda in due parti, il 21 e il 28 giugno su Sky Cinema e in streaming su Now, con la regia di Marco Pontecorvo, la sceneggiatura di Barbara Petronio e l’interpretazione di Anna Foglietta nel ruolo della madre di Alfredino. Per ora abbiamo visto solo il trailer dal quale si capisce che, come ormai succede in tutte le fiction, non ci sarà solo la ricostruzione di quanto accaduto tra l’11 e il 13 giugno 1981 intorno al pozzo artesiano, ma sarà dato ampio spazio, con una presumibile dose di fantasia, alla storia di Alfredino e della sua famiglia attraverso non pochi flashback. Non potendo comunque esprimere un giudizio e non essendo interessati alle polemiche che già stanno montando a prescindere, ci auguriamo soltanto che gli autori del film non allarghino la ferita di cui si diceva, ma al contrario, dando anche delle spiegazioni a freddo, aiutino ad elaborare e superare un trauma collettivo.

Fonte: Tog
Vermicino, 40 anni fa la tragedia che tenne l'italia con il fiato sospeso
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