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Dal n. 36 del 15 ottobre 2006

Bambina bielorussa: Italia troppo remissiva

Il fatto di Maria, la bambina bielorussa, prima ricercata e poi prelevata dai carabinieri con un'azione a mio avviso degna di miglior causa, mi ha fatto tornare alla mente quella storica foto del bambino ebreo con le mani alzate. Ma in tutta questa dolorosa e grottesca vicenda non mi ha tanto sconcertato l'arroganza, fino ai limiti del ricatto, delle autorità bielorusse, quanto il comportamento remissivo e servile delle autorità italiane.

Si dice che a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si indovina. Ebbene io forse farò peccato, ma sono convinto che se invece della Bielorussia si fosse trattato di un paese «reazionario» come gli Usa o Israele per non parlare del Vaticano, l'atteggiamento delle autorità italiane sarebbe stato ben diverso.
Aldo Rocchi
Livorno

Bambina bielorussa/2:
No alle adozioni selvagge
Abbiamo molto apprezzato la risposta che Claudio Turrini ha dato a un lettore («La margheritina bielorussa» - Toscanaoggi 24 settembre 2006). L'adozione ha bisogno di regole. Per quanto riguarda l'adozione internazionale, la legislazione si fonda sulla Convenzione dell'Aja del 29 maggio 1993, ratificata dall'Italia con Legge 476/1998. La Convenzione ha stabilito percorsi trasparenti e controllati, eliminando il «fai da te» e le «adozioni selvagge» che caratterizzavano il passato.

Spesso, nella vicenda dolorosa della piccola bielorussa, la tenerezza ha fatto velo alla correttezza dell'informazione. Su alcuni giornali si sono confusi i soggiorni climatici temporanei con l'adozione internazionale si sono qualificati «genitori adottivi» i coniugi ospitanti, si è creato lo «status» fantasioso del «nonno adottivo».
Non si trovano parole per esprimere l'orrore e l'indignazione per le violenze che si consumano negli istituti. Ma è anche motivo di grave preoccupazione che qualcuno, dietro l'alibi umanitario, pensi di utilizzare l'accoglienza sanitaria «reiterata» per aggirare i giusti controlli che la legge prescrive. Spesso si tratta di persone che non hanno i requisiti per poter adottare o che cercano una scorciatoia per l'adozione. È utile ricordare che questi requisiti sono stati stabiliti nell'interesse prioritario del minore, non dell'adulto.
Fabrizio Papini
Anfaa - Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie - Sezione di Firenze

Quando si affrontano temi così delicati – come le adozioni – sulla base delle emozioni (o della politica) si rischia di fare molta confusione. Una cosa sono le adozioni, altra cosa gli affidi temporanei, altra ancora i soggiorni climatici. In quest'ultimo caso la famiglia che ospita temporaneamente un minore – e in questi anni ne sono arrivati 30 mila dalla Bielorussia, dopo l'incidente di Chernobyl – non deve mai confondere il suo ruolo con quello della famiglia naturale, anche quando – come nel caso di Maria, che viveva in un orfanotrofio – quest'ultima purtroppo è assente. Il fatto che abitualmente chiamasse «babbo» e «mamma» i coniugi Giusto dimostra l'ambiguità del rapporto instaurato. Non voglio giudicare questa coppia, perché ho rispetto per i loro sentimenti, ma credo che, pur animati dalle migliori intenzioni, abbiano anche sbagliato a nascondere per settimane la piccola. Tanto di cappello a chi si mette in gioco per il bene degli altri, ma tutto quello che potevano ottenere era che la bambina fosse tolta dall'orfanotrofio dove aveva subito delle violenze e che fosse seguita da un equipe di medici e psicologi, come aveva stabilito il Tribunale dei minori. Pensare di «rapirla», foss'anche a fin di bene, era sbagliato. Quanti bambini abbandonati ci sono nel mondo? Potremmo permettere ad una coppia di portarseli a casa di nascosto, senza il permesso delle autorità di quel Paese e senza l'idoneità necessaria ad adottare?
Claudio Turrini

La «margheritina» bielorussa

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