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Dal n. 5 del 4 febbraio 2007

Chi ha paura dell'Anagrafe Tributaria?

Sull'istituzione dell'Anagrafe Tributaria si è fatto del terrorismo mediatico; ritengo difficile arrivare alla sua costituzione, perché gli interessi dietro l'evasione fiscale sono troppi e troppo importanti, da essere, a volte, trasversali alle stesse forze politiche.

Diciamo subito chi sono coloro che non hanno problemi per l'eventuale istituzione: pensionati, lavoratori dipendenti e categorie di lavoratori più o meno assimilabili al lavoro dipendente. Queste categorie hanno sempre pagato le imposte, certamente anche tra questi si possono annidare contribuenti che, in accordo con i datori di lavoro, sfruttano quanto il particolare segmento produttivo offre in termini di introiti esentasse.

Vediamo, invece, chi sono coloro che hanno da temere della eventuale istituzione: imprenditori in genere, aziende, liberi professionisti, in particolare coloro che hanno a che fare con la salute dei cittadini, coloro che operano nel settore immobiliare ed edile in genere, nel settore assicurativo e del risarcimento danni, per scendere poi ad alcune categorie artigianali e commerciali che possono tranquillamente, in sintonia con il consumatore finale, beneficiare di introiti esenti da imposte dirette e indirette.

Certo, per scoprire gli evasori occorre un altro provvedimento, quello di poter accedere liberamente da parte di Fisco, ai segreti «depositati» e «movimentati» nelle Banche, nelle Compagnie di Assicurazione, nelle Finanziarie, non solo nel mercato interno, ma soprattutto nei paradisi fiscali. Chi opera alla luce del sole, con onestà, senso del dovere, rispetto delle leggi fiscali, consapevolezza che le tasse servono per finanziare i servizi per i cittadini, non ha nulla da temere, mentre dovrebbero essere giustamente preoccupati coloro che evasori parziali o totali hanno fatto e fanno del falso in bilancio uno stile di di vita.
Aldo Vaiani
Vaiano (PO)

Pagare le tasse è un dovere civico, ma – ammettiamolo – non fa piacere a nessuno. È una questione culturale prima ancora che politica. Pensi che in Toscana, dal giugno 2005 al maggio 2006, la Guardia di Finanza ha scoperto 556 evasori totali e paratotali, recuperando tasse evase per circa un miliardo di euro. E il fenomeno non riguarda soltanto il singolo cittadino, perché sono ben 320 le Banche italiane che hanno sede nei cosiddetti «paradisi fiscali», e il 50% delle società italiane quotate in borsa hanno partecipazioni di controllo su società residenti dove non si pagano tasse. Certo si può discutere su come poi lo Stato spreca le risorse raccolte, ma nessuno può farsi giustizia da sé, evadendole.
Come combattere questa evasione che sottrae ogni anno al Paese – secondo il «Sole 24 ore» – risorse per 115 miliardi di euro (tre volte la Finanziaria)? Risorse, si badi bene, che lo Stato preleva lo stesso dalle tasche di chi evadere non può o non vuole e che finisce per essere «cornuto e mazziato». A dire il vero l'Anagrafe tributaria esiste da tempo ed è disponibile anche un servizio online– il SIATEL – che «consente ai Comuni, alle Regioni, alle Province, alle ASL e ad altri Enti Pubblici di accedere via web ai dati anagrafici, alle dichiarazioni dei redditi e agli atti del registro dei contribuenti, sia persone fisiche che società, e ai dati delle Commissioni Tributarie» (cito dal sito dell'Agenzia delle Entrate). Il problema, quindi, casomai è come utilizzarla. Io penso che l'Anagrafe sia uno strumento indispensabile per la lotta all'evasione, però da sola non basti e anzi, un suo uso puramente repressivo rischi di far crescere la ribellione dei cittadini. Più utile sarebbe introdurre un interesse diretto per il contribuente a dichiarare tutte le proprie spese tramite la possibilità parziale o totale di deduzione di quanto speso dalle imposte dovute. Solo così diventerebbe prassi comune, e non un atto di puro «eroismo», chiedere al fontaniere o al dentista di farci regolare fattura, anche se questo comporterà per noi una spesa maggiore.
Claudio Turrini

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