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Monti, una «cura» per Paese e politica

Parole chiave: governo (250), mario monti (68), politica (409), cattolici (279)

L'attuale governo tecnico è nato perché la politica italiana, gestita dal nostro parlamento, ha dimostrato tutta la sua incapacità di assumere, ormai da decenni, le decisioni necessarie per riformare il paese. La crisi globale che stiamo attraversando ha messo in evidenza le vistose lacune di una gestione che aveva bisogno di una cura rigenerativa. Noi cittadini italiani ci eravamo illusi di essere benestanti, ma non era così, in realtà lo Stato si andava indebitando sempre di più nonostante l'aumento della pressione fiscale ormai al 45%; gli interessi da pagare sul debito finivano anche per bloccare la crescita produttiva del paese. Questo enorme debito pubblico, aggiunto alla crisi finanziaria e poi economica internazionale, ha messo in ginocchio la nostra economia con tutti gli effetti negativi sull'occupazione specialmente giovanile.

Il governo Monti è nato per arginare questa situazione precaria con lo scopo precipuo di far ripartire economicamente il paese, adottando provvedimenti urgenti che richiedono sacrifici per tutti, ma necessari per scongiurare il peggio. Questo governo lo sta facendo, certamente con difficoltà, ma con successo e credibilità anche soprattutto in campo europeo. Esso gode dell'appoggio di gran parte del Parlamento italiano, cioè dei parlamentari del centro destra del governo Berlusconi, che si è messo da parte, e delle maggiori opposizioni, quali Pd e Terzo polo. Tra le tante prove negative fornite dai nostri partiti questa decisione – speriamo che duri – è positiva. Il Parlamento approfitti dello spazio temporale del governo Monti per riacquistare fiducia fra gli italiani, cercando di approvare quelle riforme, non più dilazionabili, che solamente al Parlamento competono.

E.M.
Castelnuovo Val di Cecina (Pisa)

Sottoscrivo queste considerazioni. L'unica precisazione che mi sento di fare è sulla definizione di «governo tecnico». L'uso di quell'aggettivo ha un senso perché sottolinea una diversità rispetto agli esecutivi «politici», guidati da un esponente di partito e composti quasi esclusivamente da parlamentari, scelti in base ai delicati equilibri interni ai partiti e alle coalizioni. Ma non vuol dire che i suoi atti non siano «politici», dal momento che devono necessariamente ricevere l'approvazione parlamentare ed essere quindi «concordati» con le forze che sostengono Monti.

Claudio Turrini

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