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Dal n. 9 del 6 marzo 2005

Regionali, disagio o indignazione?

A proposito della legge regionale, il Direttore, rispondendo ad una lettera (n. 8 del 27 febbraio) parla di «disagio dell'elettore», ma, se si analizza attentamente quello che sta succedendo, credo che sia più appropriato parlare di vera e propria indignazione. Sì, perché, di una legge tanto discussa, che ha spaccato entrambi i poli, quasi tutti, mettendosi disinvoltamente sotto i piedi l'ultima briciola di coerenza, pur di imporre i propri candidati, scelti, checchè se ne dica, fra le solite quattro mura, non hanno esitato un solo istante ad impiegare criteri e metodi, esattamente opposti a quelli sbandierati nel corso del dibattito e della votazione.

Così, senza che ciò li abbia turbati più di tanto, i ds, che avevano giustificato la soppressione delle preferenze con l'introduzione delle primarie, impongono, qua e là, candidati bocciati dagli elettori, mentre nella Margherita, i cui vertici, a tutti i livelli, fingevano di strapparsi fior di vestiti, per la scomparsa delle preferenze, in alcune realtà, (Lucca è una di queste), lungi dal fare le primarie, o le assemblee degli iscritti, o, almeno, del «parlamentino» allargato agli eletti, è stata categoricamente bandita la preferenza anche per la semplice scelta, già fatta altrove, dei propri candidati al Consiglio Regionale. Per cui, non fidandosi neppure di loro stessi, hanno messo in fila, in un elenco blindato, i candidati già prescelti fra quelle note quattro mura, ed hanno obbligato i «parlamentarini» a mangiare quella minestra (senza neppure poterci soffiare sopra), o a saltare la finestra.

Com'è pensabile, quindi, che da gente di questo stampo, che, per non correre rischi personali, com'è successo a Lucca, non solo ripudia la preferenza (smentendosi clamorosamente!) anche per la scelta dei candidati interni, ma si rifiuta, addirittura, di mettere in votazione un normalissimo ordine del giorno, sulla materia, qualcuno si aspettasse, un aiuto, anche minimo, nella raccolta delle firme per l'abrogazione della legge regionale?

Perciò, fino a quando il mugugno dell'elettore-suddito non si trasforma in autentica indignazione, con tutte le conseguenze del caso, questo è ciò che continuerà a passare il convento bipartisan. Sì, perché, a ben guardare, l'obiettivo a cui miravano tutti, favorevoli e contrari, era uno solo: l'aumento di ben 15 appetibilissime poltrone in Consiglio Regionale!
Aurelio Coronese
Lucca

Purtroppo lei ha ragione da vendere. Con il nuovo Statuto (che aumenta di 15 unità i consiglieri) e la nuova legge elettorale (che ha abolito la preferenza) le segreterie dei partiti – anche quelle (poche) che erano state contrarie a queste novità – si sono appropriate di ogni potere nella scelta dei futuri consiglieri regionali. E le primarie, sbandierate come «passo in avanti» nella democrazia, si sono rivelate una costosa (450 mila euro) pagliacciata, a solo uso interno dei Ds. Al cittadino, perciò, non rimane che votare uno dei quattro candidati alla presidenza: tutto il resto va da sé, perché i partiti, sia che corrano da soli o in coalizioni, hanno già previsto, sulla base delle ultime votazioni, quanti saranno gli eletti provincia per provincia e di conseguenza hanno assicurato quei posti a chi – secondo le loro logiche – doveva essere eletto. Con in più la «presa in giro» di candidati famosi che sanno già di venir scelti come assessori e che quindi in Consiglio, nonostante che certamente saranno eletti, non entreranno mai. Certo, qualche margine di errore c'è e chi occupa l'ultimo posto buono nelle liste un po' di apprensione può anche averla, ma per tutti gli altri questo appuntamento del 3-4 aprile sarà una «passeggiata». Fintanto che l'indignazione dei cittadini non riuscirà a metter un po' di paura a questa classe politica.
Claudio Turrini

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