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Dal n. 9 del 6 marzo 2005

Satana è un caso serio

Caro Direttore,
fra le tante notizie che ogni giorno ci bombardano, permettimi di attirare la tua attenzione su un fatto da trattarsi con la massima serietà e cautela, ma che i media hanno reso purtroppo quasi oggetto di barzelletta. Mi riferisco alla tremenda vicenda delle «Bestie di Satana» operanti in Lombardia e alla richiesta di far entrare un esorcista nell'aula del Tribunale.

Fino ad oggi abbiamo avuto tanti «processi a Gesù», in pagine letterarie ed opere teatrali di tutto rispetto. Addetti ai lavori teologici, studiosi di patrologia, di storia del cristianesimo, si sono misurati spesso con la inquietante, problematicissima figura del diavolo ed anni fa ha fatto scalpore il saggio di un cristianista dal titolo: «Satana: un caso serio». L'esorcista in tribunale tuttavia è rimasto confinato nella fantasie hollywoodiane di film sull'Inquisizione e rimanda appunto a tempi che furono e fortunatamente non sono più.

Se è terribile l'idea della nascita e della diffusione di sette sataniche fra gruppi di giovani e giovanissimi con chiari disturbi della personalità, della psiche, vittime di ambienti degradati e protagonisti responsabili a loro volta di un degrado morale, culturale, religioso che non ci deve lasciare indifferenti, ancora più colpevole pare quell'avvocato che ha avanzato una simile richiesta. L'esorcista in tribunale sembra una mancanza di rispetto per la religione, per la legge, per il buon senso, e, perché no?, per lo stesso Satana.
Lettera firmata
Siena

La pena, giustamente severa, a cui sono stati condannati alcuni adepti delle Bestie di Satana – quelli che avevano richiesto il rito abbreviato – chiude la vicenda sotto l'aspetto penale. E la chiude senza... esorcisti e senza sconti che sarebbero stati davvero fuori luogo di fronte a delitti tanto abietti. Ma la vicenda, del Varesotto, riporta alla ribalta il fenomeno delle sette sataniche che segna la nostra epoca e sembra coinvolgere soprattutto giovani e giovanissimi con conseguenze sempre devastanti, anche quando non si giunge ad uccidere in nome di Satana.
La mappa di questo fenomeno – come emerge da testi recenti ed autorevoli – è davvero impressionante. Vicino ad un satanismo, per così dire, organizzato e controllato e di cui si conoscono fondatori, sedi, riviste e che in Italia si articola in tre gruppi principali con circa 200 aderenti, c'è un satanismo «selvaggio», detto anche «acido» per la sua associazione con la droga, che non ha una particolare organizzazione ed è più pericoloso proprio perché incontrollabile. In Italia coinvolgerebbe tra 2000 e 5000 persone.
E il suo diffondersi preoccupa e anche meraviglia in un'epoca che ci appare e vuol essere razionale, scientifica. È certamente indice prima di tutto, come ben si dice nella lettera, «di un degrado morale, culturale, religioso» che postula interventi di ordine sociale e culturale, ma c'è anche altro e questo richiede una catechesi intelligente e seria, che aiuti a discernere tra fenomeni che attengono alla patologia, azioni di uomini malvagi che legano a sé persone fragili e vere manifestazioni diaboliche. Le Scritture e il Magistero ci dicono che la presenza e l'opera di Satana sono una realtà e che l'uomo è incapace di superare efficacemente da sé gli assalti del male. Cristo con la sua morte e resurrezione ci ha però liberato dal potere di Satana e ci ha sottratti alla sua schiavitù, lasciandoci i mezzi per essere vincitori. «Satana è un caso serio»: relegarlo tra le ubbie del passato è un regalo che facciamo a colui che resta sempre il tentatore.

Satana è un caso serio
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