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"È importante che i leader politici europei possano conoscere sul posto la realtà della guerra. È importante vedere le città mezze distrutte, parlare con le persone segnate dalla guerra. Questa è l’Ucraina e vederla, cambierà la loro prospettiva”. È don Roman Krat, parroco della cattedrale cattolica latina di Odessa nonché delegato del vescovo per i rapporti con la stampa, a raccontare come il popolo ucraino sta seguendo oggi la visita di Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz

“Il governo italiano continua a lavorare perché si giunga quanto prima ad un cessate il fuoco e a negoziati di pace nei termini che l’Ucraina riterrà accettabili”. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, parlando alla stampa congiuntamente con il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, al termine del loro incontro.

In un’intervista il direttore del Primo Dipartimento europeo del Ministero degli Esteri russo avrebbe affermato che la Russia accoglie con favore gli sforzi di mediazione della Santa Sede nel conflitto in Ucraina ed è disponibile a mantenere “un dialogo aperto e riservato su una serie di questioni, principalmente legate alla situazione umanitaria in Ucraina”

Sono stati 740 i cittadini ucraini accolti dalla rete di accoglienza Sai dalla fine di febbraio del 2022. In maggioranza (71%) sono donne sole con figli minori. Il 47% sono minori che fanno parte di nuclei familiari, il  26%  ha tra i 25  e i 40 anni, il 21% più di 40 anni, il 5% tra i 18 e i 25 anni. Sono i dati forniti oggi dall’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), che celebra il ventennale della rete di accoglienza dei Comuni italiani nel sistema Sprar-Sai. 

Fortissime turbolenze scuotono la Chiesa ortodossa russa che ieri, riunitosi in Santo Sinodo, ha deciso di sollevare dall’incarico di presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne il conosciutissimo metropolita Hilarion. Don Stefano Caprio è uno dei più grandi conoscitori del mondo russo e del Patriarcato di Mosca in Italia, riflette sulle conseguenze che queste “tensioni” interne possono avere sul futuro del dialogo.