Mondo

Mondo stampa

Nelle dodici settimane di lavoro in Iraq gli ispettori delle Nazioni Unite non hanno trovato armi di distruzione di massa, anche se non possono escludere la possibilità che tali armi esistano nel Paese. Tuttavia mancano all'appello molte armi proibite e non ci sono prove convincenti che tali armi siano state distrutte. Questo, in estrema sintesi, la conclusione del resoconto del capo degli ispettori Hans Blix, presentato venerdì pomeriggio davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Centodieci milioni di persone in tutto il mondo sono scesi in piazza, sabato 15 febbraio, per marciare contro la guerra. Lo ha affermato la CNN, che ha stilato un bilancio di una giornata di manifestazioni in tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti. La maggiore partecipazione di cittadini si è avuta comunque in Europa, a Londra, Berlino, ma soprattutto a Roma. Alla manifestazione romana hanno preso parte anche almeno 50 mila toscani.

Iraq, gli ispettori chiedono tempo

Una forte domanda di politica

E' partito, lunedì 10 febbraio 2003, alla volta di Baghdad, quale inviato speciale di Giovanni Paolo II, il card. Roger Etchegaray, presidente emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. "Scopo della missione pontificia - ha detto il portavoce vaticano, Navarro Valls - è dimostrare a tutti la sollecitudine del Santo Padre a favore della pace ed aiutare poi le Autorità irachene a fare una seria riflessione sul dovere di una fattiva cooperazione internazionale, basata sulla giustizia e sul diritto internazionale, in vista di assicurare a quelle popolazioni il bene supremo della pace". Di questa missione abbiamo parlato con mons. Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo latino di Baghdad.
DI DANIELE ROCCHI