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La speranza è che “la pace in Europa e nel mondo diventi meno fragile e l’uso delle armi meno frequente!”. È quanto auspica il card. Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) in un messaggio diffuso da Bruxelles in occasione della Giornata dell’Europa che ogni anno si celebra in ricordo della Dichiarazione Schuman, che “ha aperto la strada a una riconciliazione duratura tra Francia e Germania e le porte al processo di unificazione europea”. 

“È il momento in cui l’Ue si deve comportare come attore geopolitico, usando il linguaggio del potere”: quieto e sintetico, l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza comune, Josep Borrell, ha dato alcune risposte oggi, interagendo in un dibattito nel contesto della 12ª edizione dello Stato dell’unione in corso a Palazzo vecchio a Firenze.

“David era un combattente per il Parlamento europeo, per noi, per l’Europa” e “credeva nel potere dell’Europa di forgiare un nuovo percorso in questo mondo”: con queste parole di ricordo per David Sassoli e rivolgendosi agli “europei”, la presidente del Parlamento Roberta Metsola, oggi a Firenze, ha iniziato il suo intervento alla seconda giornata dello State of the Union. 

“Purtroppo la Chiesa ortodossa russa è stata intrappolata nella dottrina dello Stato di Putin, che ha avuto già una esplicita ampia condanna dai teologi ortodossi un mese fa”. Perciò “la guerra in Ucraina ci pone a livello globale due sfide principali: innanzitutto, c’è bisogno di una nuova riflessione sulla dottrina sociale della Chiesa sul tema della guerra e pace. L’altra questione da studiare è il rapporto fra la Chiesa e lo Stato”. Lo ha detto questa mattina Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, in un intervento in videoconferenza alla plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani durante il quale ha parlato dell’impatto della guerra sul dialogo ecumenico.

“Non abbiamo scelto di fare la guerra, ma siamo stati costretti. Difendere il proprio Paese è una responsabilità civile e tutti sono tenuti a farlo e non necessariamente con le armi”: parola di mons. Vitalii Kryvytskyi, arcivescovo latino della diocesi di Kiev-Zhytomyr (200mila cattolici suddivisi in 160 parrocchie), all’interno della quale insistono città e villaggi come Bucha, Polissyia, Irpin, Vorzel, “martiri” della guerra scoppiata dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio scorso. 

“La gente viene messa sugli autobus, ma molti spariscono. Spariscono i pulmini dove sono caricate le persone e nessuno sa ora dove li hanno portati. C’è la possibilità che siano andati nelle repubbliche di Donetsk e Lugansk. Questi corridoi sono pericolosissimi per la gente perché non si sa dove portano, chi riesce a passare e dove finiscono”. È la denuncia gravissima che il vescovo di Kharkiv-Zaporizhzhia, mons. Pavlo Honcharuk, ha voluto condividere con grande preoccupazione oggi con il Sir. 

Una nuova iniziativa del Parlamento europeo per ricordare l’ex presidente David Sassoli, deceduto lo scorso 11 gennaio. È stato infatti deciso di intitolare a Sassoli la sala che ospita le riunioni dei due principali organismi istituzionali dell’Assemblea, ovvero la Conferenza dei presidenti (i presidenti dei gruppi parlamentari che siedono in emiciclo, più il presidente del Parlamento; delibera sull’organizzazione dei lavori del Parlamento e sulla programmazione legislativa) e il “bureau” (Ufficio di presidenza che comprende il presidente, i 14 vicepresidenti e i 5 questori, organo responsabile per le questioni amministrative, del personale e organizzative del Parlamento stesso).