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Attentato Stoccolma, i morti sono 4. Il cordoglio dei vescovi cattolico e luterano

Secondo la polizia svedese l’uomo arrestato ieri sarebbe l’attentatore che poco prima aveva lanciato un tir contro la folla, causando 4 morti e 15 feriti. Il dolore del vescovo cattolico di Stoccolma, Anders Arborelius  e del luterano Antje Jackelén.

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Il luogo dell'attentato di venerdì 7 aprile a Stoccolma (Foto Sir)

Oggi i negozi saranno aperti normalmente, tuttavia la polizia chiede di non recarsi nel centro storico di Stoccolma, se non è indispensabile. La stazione centrale resta chiusa, ma la metropolitana funziona e ancora non si hanno notizie precise sull’attentatore che ieri, poco prima delle 15, si è lanciato con un camion rubato contro le persone in strada nel centro storico della capitale svedese. Il bilancio delle vittime, reso noto nella serata di ieri dalla polizia, è di 4 morti e 15 feriti, alcuni di loro molto gravi. «Stoccolma ha subito un atto orribile di terrorismo e siamo tutti scioccati e costernati che la violenza insensata e spietata sia arrivata così vicino a noi», scrive il vescovo cattolico di Stoccolma, Anders Arborelius, ai suoi fedeli in un messaggio rilanciato dal Sir.

«Sempre più ci rendiamo conto che viviamo in un mondo di male e di quanto noi esseri umani siamo vulnerabili», afferma il vescovo che chiede di pregare per le vittime e le loro famiglie. «Dopo ciò che è successo, la croce di Gesù ci sarà ancora più vicina» e «dovremo unire la nostra sofferenza qui nel nostro Paese con la sofferenza del crocifisso per la salvezza del mondo». Solo Gesù, conclude mons. Arborelius, «ci può dare speranza e fiducia nella difficoltà e nella fatica», perché «con la sua risurrezione ha sconfitto il peccato e la potenza della morte. La croce porta sempre alla vittoria pasquale».

Anche il vescovo luterano di Stoccolma Antje Jackelén ha scritto un messaggio in relazione all’attentato di ieri nel centro di Stoccolma: «Sgomento, paura, rabbia, disperazione, tristezza, inquietudine: possiamo reagire in molti modi diversi, ma sicuramente tutti noi vogliamo cercare prossimità, alzarci in piedi per il bene e resistere al male», si legge nel messaggio.  «L’attacco ci riguarda tutti, perché è un attacco a una vita di libertà, di valori e di diritti fondamentali», pertanto, prosegue il vescovo, «tutti dobbiamo rispondere, non affermando una cultura di odio e di polarizzazione, ma coltivando vigorosamente coraggio, compassione, misericordia e gioia per la comunità umana. Il bene genera il bene».

Le Chiese cattoliche e luterane del centro ieri sono rimaste aperte fino alla sera per accogliere chi aveva bisogno di parlare, pregare o di un luogo dove andare. Oggi riapriranno con un orario più lungo del solito e alcuni sacerdoti saranno a disposizione. Parole di cordoglio e di vicinanza sono state espresse anche dal vescovo di Copenaghen Czeslaw Kozon, presidente della Conferenza episcopale dei Paesi nordici, che stava concludendo i lavori dell’assemblea plenaria ad Amburgo, in Germania, quando si è verificato l’attentato. «Le nostre condoglianze e la nostra vicinanza sono in questo momento di dolore e incertezza per le famiglie dei morti e dei feriti, così come per l’intera popolazione. Ci sentiamo profondamente legati ai nostri fratelli e sorelle svedesi in questa difficile situazione e li accompagniamo con la preghiera».

«L’attacco di oggi a Stoccolma, che si presume di matrice terroristica, ha mostrato il volto codardo e disperato del male. Questi atti terribili vanno contro tutto ciò che noi difendiamo, i nostri valori e le nostre tradizioni». Così si è espresso ieri sera il Consiglio interreligioso di Svezia, in un messaggio. «Attacchi di questo genere sono stati progettati per distruggere la nostra società, polarizzando e minando la diversità di etnie, culture, religioni che appartiene alla società svedese», scrivono insieme i rappresentanti della comunità buddista, del consiglio islamico, di quello ebraico e del Consiglio delle Chiese. «Le nostre preghiere vanno ai morti e ai feriti. Preghiamo anche per il personale e tutti coloro che lavorano» sul luogo dell’attentato e nei dintorni. «Nelle nostre religioni vi è un’etica che parla di onestà, giustizia, dell’importanza di prendersi cura degli altri e di adoperarsi per il bene comune. Le persone con diversa appartenenza religiosa pensano in modi diversi, ma sono unite nella ricerca del bene», si legge ancora nel messaggio che invita a non assecondare un atteggiamento di accusa, ma a «unirsi nel bene». Sul sito del Consiglio delle Chiese, poco dopo l’attentato è apparsa una preghiera: «Ti preghiamo o Dio per il nostro mondo che sanguina. Preghiamo per coloro che sono stati colpiti oggi dal dolore. Preghiamo per il nostro Paese e i suoi responsabili».

Fonte: Sir
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