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Bolivia: Tribunale elettorale attribuisce vittoria a Morales. Vescovi: «indizi di frode»

Secondo il Tribunale supremo elettorale plurinazionale boliviano il presidente socialista uscente Evo Morales avrebbe vinto le presidenziali al primo turno. Il risultato è stato disconosciuto dallo sfidante Mesa e già si sono registrate le prime manifestazioni di piazza con incidenti. L'Organizzazione degli stati americani definisce «inspiegabile» il cambio di tendenza nei risultati elettorali e anche i vescovi colombiani parlano di «odore di frode».

Il Tribunale supremo elettorale plurinazionale (Trep) boliviano ha pubblicato nel tardo pomeriggio di ieri un nuovo aggiornamento dei dati relativi alle Presidenziali di domenica scorsa, rovesciando l’iniziale esito e attribuendo al presidente socialista uscente Evo Morales la vittoria al primo turno. Secondo i dati del Trep, relativi alla quasi totalità delle sezioni, Morales ha ottenuto il 46,85% dei consensi, il suo principale contendente Carlos Mesa il 36,74%. In tal modo Morales, avendo superato il 40% e avendo distanziato Mesa di oltre dieci punti, seppure di pochissimo, eviterebbe il ballottaggio.

Il responso del Trep è giunto al termine di una giornata durante la quale non erano stati comunicati aggiornamenti, mentre si diffondevano ipotesi di frode elettorale. Di fronte a tale situazione il coordinamento «Ruta de la democrazia», che raccoglie numerose realtà di associazioni della società civile (tra cui l’agenzia di notizie Fides, la Fondazione Jubileo, la Fondazione Osservatorio dei diritti umani e della giustizia, la Pastorale sociale Caritas boliviana), ha diffuso una nota nella quale ha definito «irresponsabile» il comportamento del Tribunale, che sta generando «sfiducia per la possibile manipolazione de risultati elettorali».

Il risultato è stato disconosciuto da Mesa, il quale ha affermato che promuoverà manifestazioni di piazza per difendere la volontà dei cittadini, dato che «si è consumata una frode». Molte già le manifestazioni nelle principali città boliviane. Tanta gente in piazza a la La Paz e a Santa Cruz de la Sierra, a Potosí è stata incendiata la sede del Tribunale elettorale, a Oruro è stato appiccato il fuoco alla sede del Mas, il partito di Morales. La Polizia ha usato gas lacrimogeni a Cochabamba e a La Paz, dove è stato ferito con un colpo alla testa Waldo Albarracín, presidente del Comitato nazionale di difesa della democrazia (Conade) e rettore dell’Umsa (Universidad Mayor de san Andrés).

L’Organizzazione degli Stati americani (Osa), attraverso il capo degli osservatori in Bolivia, Manuel González, definisce «inspiegabile» il cambio di tendenza nei risultati elettorali, tale da generare «perdita di fiducia nel processo elettorale». Il conteggio rapido, finanziato tra l’altro dall’Unione europea, era stato affidato dal Trep a una società internazionale indipendente, la Vía Ciencia. Il sospetto è tale lavoro sia stato interrotto per fare posto al personale del Tribunale, controllato da Morales.

«Una volta che il popolo boliviano ha espresso la sua volontà nelle elezioni generali di domenica 20 ottobre, il Consiglio episcopale permanente della Conferenza episcopale boliviana esorta le autorità del Tribunale supremo elettorale plurinazionale a compiere il proprio dovere di arbitro imparziale del processo elettorale». Inizia così il comunicato emesso nella serata di ieri (ora locale) dal Consiglio permanente della Conferenza episcopale boliviana (Ceb), che osserva, «insieme a molti cittadini, indizi di frode nei dati trasmessi, nei quali sottolineiamo la totale assenza di coincidenza con il conteggio rapido realizzato dall’impresa Vía Ciencia, insieme alla sospettosa interruzione del conteggio dei voti nella notte post elettorale e insieme anche a denunce e immagini relative a fatti che si collocano al margine del rispetto della legalità».

I vescovi affermano di «condividere la forte preoccupazione e sorpresa» dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) e invitano gli osservatori internazionali a «compiere la loro missione di vigilare sulla trasparenza del processo elettorale».

Prosegue la nota: «Pretendiamo, in nome del popolo boliviano, di conoscere in modo totalmente veritiero e trasparente il risultato delle elezioni». In caso contrario la crisi di credibilità è destinata ad aggravarsi e il rischio è quello che si generino «mali peggiori», come focolai di violenza «che già hanno iniziato a diffondersi stanotte». La nota cita il caso dell’aggressione al rettore dell’Umsa, Waldo Albarracín.

E tutto questo nonostante le elezioni abbiano «confermato, una volta di più, la chiara vocazione democratica e il comportamento esemplare del nostro popolo». Il Consiglio permanente della Ceb conclude rivolgendo «un appello alla pace e alla serenità, la stessa che sarà il frutto dell’adeguatezza con la quale le nostre autorità opereranno in questo momento».