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Caso card. Pell, in Australia 14 testate chiedono scusa e ammettono di aver infranto il segreto istruttorio

Quattordici testate giornalistiche hanno chiesto scusa e ammesso un totale di 21 accuse di violazione di segreto istruttorio pubblicando e trasmettendo notizie nel dicembre 2018 relative al caso del card. George Pell. 

Percorsi: Australia - Mass media
Cardinale Pell

La notizia viene rilanciata oggi sul portale “cathnews” della Conferenza episcopale australiana. Gli articoli pubblicati non menzionavano espressamente il cardinale Pell, ma dicevano che una persona di alto profilo era stata giudicata colpevole di accuse penali. Secondo quanto riporta “cathnews”, i giornalisti delle testate utilizzavano informazioni derivate dal primo processo del cardinale e ciò violava “l’ordine di soppressione” stabilito dal giudice capo del Tribunale della contea, Peter Kidd.

Il “suppression order” è un termine giuridico propriamente australiano: viene emesso dalla corte quando il giudice proibisce la divulgazione di informazioni relative a un procedimento legale, per diverse ragioni, come per esempio per salvaguardare l’interesse della sicurezza nazionale o proteggere la sicurezza dei testimoni o garantire il giusto proseguo del processo stesso.

Nel caso specifico, l’11 dicembre 2018, il cardinale Pell veniva dichiarato colpevole di accuse di abusi sessuali su minori. Stava aspettando un secondo processo quando sono stati pubblicati o trasmessi rapporti che sebbene non lo nominassero espressamente, facevano riferimento al verdetto. Era l’aprile dello scorso anno, quando l’Alta corte australiana stabilì in maniera definitiva che il cardinale Pell era innocente prosciogliendo l’accusa di abuso su minori per cui stava scontando una condanna a 6 anni.

L’Alta Corte ribaltava in questo modo la sentenza della Corte d’Appello emessa nell’agosto 2019, che a sua volta confermava la decisione del Tribunale di Melbourne del dicembre 2018. Il porporato si era sempre dichiarato innocente e dopo più di 400 giorni nel carcere di Barwon, era stato finalmente liberato. Dei primi cinque mesi (27 febbraio-13 luglio 2019) dei tredici in prigione, il porporato offre un dettagliato resoconto in “Prison Journal” edito da Ignatius Press, casa editrice dei gesuiti negli Usa. Un diario che raccoglie riflessioni, meditazioni spirituali e dettagliate osservazioni della vita carceraria.

Fonte: Sir
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