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IRAQ, IL CONSIGLIO REGIONALE CHIEDE UNA TREGUA PER PERMETTERE AIUTI UMANITARI

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Il Consiglio regionale è tornato ad occuparsi della guerra in Iraq. Ad animare il dibattito sono state due mozioni, presentate una da Comunisti italiani e Rifondazione comunista, l'altra dai gruppi Democratici di sinistra, Socialisti democratici, Verdi e Margherita.

Nella prima si chiede che il Governo italiano si adoperi per la cessazione immediata del conflitto, con il ritiro dell'esercito anglo-americano e il ricorso alla diplomazia. La seconda, pur mantenendo una forte condanna alla guerra «preventiva e unilaterale», propone che l'Onu definisca una tregua e permetta l'arrivo di aiuti umanitari nel paese. Viene, inoltre, ribadita la necessità di un impegno intransigente per sconfiggere il terrorismo internazionale.

Ad illustrare la prima è stato il consigliere Giovanni Barbagli (Rifondazione comunista), che ha chiesto di arrestare un conflitto portatore di morte e distruzione. A sostegno della seconda mozione si è schierato il consigliere Pieraldo Ciucchi (Socialisti democratici): «Vogliamo ribadire, quanto già detto in passato, definendo questa guerra come un atto unilaterale e preventivo, nato senza l'avallo delle Nazioni Unite, che rischia di produrre nuovi conflitti in Medio Oriente». Al contempo, a detta di Ciucchi, è inutile chiedere di fermare la guerra proprio nel momento in cui se ne intravede il termine. Di parere diverso il consigliere Luciano Ghelli (Comunisti italiani) che ha duramente criticato le scelte di George Bush e Tony Blair, chiedendo il ritiro immediato degli «alleati».
Contrario ad entrambe le mozioni si è detto il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Zirri, che ha criticato l'intervento di Ghelli. «Avrei voluto sentire parole tanto dure all'indomani dell'attacco alle Torri Gemelle e non oggi, alla vigilia della liberazione dell'Iraq», ha detto Zirri. «Si può essere d'accordo con la maggioranza sullo scongiurare l'estendersi del conflitto – ha aggiunto – ma parlare di cessazione delle ostilità o di tregua significa ripiombare nella situazione del 1991, quando gli Usa decisero di non eliminare il problema Saddam».

«La speranza è che la guerra finisca al più presto – ha detto Erasmo D'Angelis (La Margherita) – ma ciò non deve farci giustificare l'intervento unilaterale compiuto dagli Stati Uniti. È fondamentale rimettere in gioco l'Onu, l'Europa e la Russia, soggetti emarginati dalle ultime posizioni assunte dal governo americano». Per D'Angelis è giusto anche valutare positivamente le posizioni del Papa e della Chiesa che non hanno permesso che questa guerra diventasse una guerra santa, una nuova crociata.

«È una visione parziale – ha detto Maurizio Bianconi (Alleanza nazionale) – quella che descrive la guerra semplicemente come una lotta al terrorismo o come la conquista economica del petrolio. Si registra invece un cambio di strategia mondiale, con gli Stati Uniti che stanno riscrivendo le regole dei rapporti internazionali, con una filosofia da grande impero».

«La guerra alla quale assistiamo è un crimine contro l'umanità – queste le parole di Fabio Roggiolani (Verdi) –. Coloro che gioiscono già della vittoria non hanno compreso gli enormi danni che sta provocando questa guerra. Una guerra che non porta nessun contributo nella lotta al terrorismo, anzi crea condizioni di grave pericolo per tutti».

Secondo Franco Banchi (Cristiani democratici uniti) l'Onu, l'Unione Europea e la Nato hanno esaurito il ruolo storico e tradizionale, con la guerra in Iraq si va costruendo un nuovo ordine mondiale. Bisogna pensare ad una nuova missione per la Nato e per un'Europa di 25 nazioni.

«Questa guerra non è né breve, né giusta né intelligente; l'appello perché finisca presto sorge spontaneo – ha detto Paolo Cocchi, capogruppo dei Ds –. La vittoria contro il regime di Saddam non varrà a giustificarla. La guerra è sbagliata anche perchè ha spaccato l'Europa, ha militarizzato il mondo occidentale e ha fatto uscire di scena l'Onu». Per Mario Ricci (Rifondazione comunista), la discussione politica sulla guerra dovrebbe individuare un terreno più avanzato, riconoscendo innanzi tutto che questo conflitto segna una nuova fase degli equilibri internazionali, spazzando via gli scenari del secondo dopoguerra.

Nelle dichiarazioni di voto, Maurizio Dinelli (Fi) e Marco Carraresi (CCd) hanno ribadito la contrarietà dei gruppi di centro-destra verso entrambi i documenti.

La discussione si è conclusa con l'approvazione della mozione presentata dal centro-sinistra, che chiede al Governo italiano di attivarsi perché l'Onu definisca una tregua e permetta l'arrivo degli aiuti umanitari. La mozione chiede al Governo anche di impegnarsi per scongiurare l'estensione del conflitto ad altri paesi e perché venga riconsegnato all'Onu il ruolo di «unico organismo autorizzato a dirimere le controversie internazionali». Il documento ha ottenuto il voto favorevole del centro-sinistra, l'astensione di Rifondazione e il voto contrario del centro-destra. La mozione alternativa è stata respinta, pr il voto contrario della minoranza di centro-destra e l'astensione del centro-sinistra.

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