Mondo

Malala e Kailash dalla parte dei bambini

A Oslo assegnati i riconoscimenti alla giovane pakistana, che combatte da diversi anni per il diritto delle bambine all'istruzione, e all'attivista indiano impegnato contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Per Kailash Satyarthi, il premio «è un onore per tutti quei bambini che soffrono in schiavitù, vittime del lavoro forzato e dei traffici».

Anche i bambini e i giovani possono cambiare il mondo. È questa la motivazione di fondo che ha spinto quest’anno il Comitato norvegese per i Nobel ad assegnare il prestigioso premio per la pace alla giovane attivista pakistana Malala Yousafzai e all’indiano Kailash Satyarthi. Da una parte il volto di una giovanissima donna di appena 17 anni e dall’altra un cuore grande che batte per la «lotta contro la repressione dei bambini e dei giovani e per i diritti di tutti i bambini all’istruzione».

Malala Yousafzai è una piccola grande donna. Originaria della valle dello Swat, Malala è diventata nota per il suo impegno nel promuovere il diritto all’istruzione per le ragazze in Pakistan. Da quando aveva 11 anni scriveva un blog in cui raccontava la vita dei suoi concittadini sotto i talebani. Un impegno che le è costato minacce di morte e un tentato omicidio da parte dei talebani. Era il 9 ottobre 2012, alle ore 12. La scuola è finita, e Malala insieme alle sue compagne è sul vecchio bus che la riporta a casa. All’improvviso un uomo sale a bordo e spara tre proiettili, colpendola in pieno volto e lasciandola in fin di vita. Malala ha appena quindici anni, ma per i talebani è colpevole di aver gridato al mondo sin da piccola il suo desiderio di leggere e studiare. Per questo deve morire. Ma Malala non muore. Portata in ospedale a Peshawar su un elicottero mobilitato dalla presidenza pachistana, la ragazzina fu trasferita all’estero, all’ospedale Queen Elizabeth di Birmingham, in Inghilterra. Malala lascerà la clinica soltanto nel febbraio 2013. E un mese dopo torna a studiare in Inghilterra. La sua guarigione miracolosa sarà l’inizio di un viaggio straordinario dalla remota valle in cui è nata fino all’assemblea generale delle Nazioni Unite.

Oggi Malala è il simbolo universale delle donne che combattono per il diritto alla cultura e al sapere. Ha scritto un libro autobiografico intitolato «I’m Malala». Una storia vera e avvincente come è la sua vita coraggiosa. Un inno alla tolleranza e al diritto all’educazione di tutti i bambini, il racconto appassionato di una voce capace di cambiare il mondo. Per lei, queste le parole del Comitato per il Nobel, nella motivazione: «Nonostante la sua giovane età, Malala Yousafzay ha già combattuto diversi anni per il diritto delle bambine all’istruzione ed ha mostrato con l’esempio che anche bambini e giovani possono contribuire a cambiare la loro situazione. Cosa che ha fatto nelle circostanze più pericolose». «Attraverso la sua lotta eroica è diventata una portavoce importante del diritto delle bambine all’istruzione».

Kailash Satyarthi, di nazionalità indiana, è impegnato fin dagli anni ‘90 nel movimento indiano contro lo sfruttamento del lavoro minorile. L’organizzazione che ha fondato, la «Bachpan Bachao Andolan», ha salvato più di 80mila bambini da varie forme di schiavitù e li ha aiutati a reintegrarsi nella società attraverso percorsi di riabilitazione e educazione. È anche fondatore e presidente di «Global March Against Child Labour», la maggiore iniziativa a livello mondiale contro lo sfruttamento dei minori, che coordina una «rete» di oltre 2.000 iniziative in 144 Paesi.

«Mostrando grande coraggio personale – si legge nella motivazione – Kailash Satyarthi, continuando la tradizione di Gandhi, ha capeggiato diverse forme di protesta e dimostrazioni, tutte pacifiche, concentrandosi sul grave sfruttamento dei bambini per motivi economici». Intervistato in India dall’emittente Cnn-Ibn, Satyarthi, ha dedicato il prestigioso riconoscimento ai bambini che vivono in schiavitù: «È un onore per tutti quei bambini che soffrono in schiavitù, vittime del lavoro forzato e dei traffici».