Mondo

Medu, ecco le rotte dei «migranti forzati» tra torture e oltraggi

Medici per i diritti umani (Medu) ha tracciato una mappa delle rotte migratorie perrcorse da migranti e rifugiati in fuga da violenze, guerre, carestie o povertà.

La distinzione tra rifugiati e migranti economici «è un concetto astratto» perché tutti «fuggono da drammatiche circostanze che rappresentano spesso una minaccia per la stessa vita», sono quindi «migranti forzati». È quanto emerge dal rapporto «Fuggire o morire. Rotte migratorie dai Paesi sub-sahariani verso l’Europa«reso noto oggi da Medici per i diritti umani (Medu), che ha raccolto informazioni nei primi sei mesi di attività del progetto «On.To. Stopping the torture of refugees from Sub-Saharan countries along the migratory route to Northern Africa» nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) per richiedenti asilo in provincia di Ragusa e al Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Mineo, in provincia di Catania, e in alcuni insediamenti informali di migranti forzati a Roma (edifici occupati, baraccopoli, stazioni ferroviarie). Nel proprio Paese o durante il viaggio queste persone subiscono torture, vessazioni, violenze sessuali, oltraggi alla religione. Il rapporto analizza in particolare le conoscenze acquisite sulle rotte migratorie e il traffico di esseri umani lungo il percorso verso il Nord Africa oltre che sul tipo di violenze e torture che i migranti subiscono nel corso del viaggio.

Il business dell’immigrazione nel deserto del Sahara, in Libia e nel Mar Mediterraneo – denuncia il rapporto – risulta essere sempre più una rete variegata, «gestita sia da gruppi di trafficanti altamente organizzati sia da individui non professionisti che agiscono autonomamente». Secondo le testimonianze raccolte, tra le forme più frequenti di tortura e di trattamenti inumani e degradanti vi sono «percosse e altre forme di traumi contusivi; privazione di cibo e acqua, pessime condizioni sanitarie; percosse ai piedi (‘falaka’); sospensione e posizioni stressanti (ammanettamento, posizione in piedi per un tempo prolungato, ecc.); minacce di violenze e di morte ai danni dei migranti o delle loro famiglie; violenze e oltraggi sessuali, oltraggi religiosi e trattamenti degradanti; privazione di cure mediche; aver assistito a episodi di tortura e trattamenti crudeli nei confronti di altre persone. Le violenze si sono verificate nella maggior parte dei casi in Libia». Cade secondo il rapporto, la distinzione tra «migranti economici» e «rifugiati»: «Indipendentemente dal Paese di origine, molti di loro devono dunque essere senza dubbio considerati migranti forzati». «I sistemi di accoglienza in Italia e in Europa – chiede Medu – devono necessariamente tenere in considerazione le molteplici vulnerabilità dei richiedenti asilo che hanno affrontato il viaggio, fattori che permangono anche dopo l’arrivo».