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Strage in moschee Nuova Zelanda, il cordoglio dei leader religiosi

Dolore e cordoglio in tutto il mondo per gli attacchi compiuti in Nuova Zelanda (quando in Italia erano le 3 di notte) contro due moschee di Christchurch e che avrebbero provocato una cinquantina di morti e tanti feriti. Telegramma del Papa.

Soccorsi dopo gli attentati in Nuova Zelanda (Foto Sir)

Solidarietà e profonda vicinanza a tutti membri della comunità musulmana in Nuova Zelanda. È quanto viene espresso in un comunicato dai vescovi cattolici del Paese mentre ancora giungono notizie del terribile attacco contro due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, durante le preghiere del venerdì.

L'assalto è avvenuto verso le ore 15 (le 3 di notte in Italia) ed è stato filmato in diretta Facebook da uno degli assalitori. I morti sarebbero almeno una cinquantina, stando a quanto confermato dalla premier, ma il bilancio delle vittime potrebbe aumentare come anche il numero dei feriti. Quattro persone sono state tratte in arresto, tre uomini e una donna.

«Ci tratteniamo in preghiera mentre ascoltiamo la terribile notizia della violenza contro i musulmani nelle moschee di Christchurch», scrivono i vescovi neozelandesi: «Siamo profondamente grati delle relazioni positive che abbiamo con le persone islamiche in questa terra, e siamo particolarmente inorriditi che ciò sia accaduto in un luogo e in un momento di preghiera. Siamo rattristati dal fatto che persone siano state uccise e ferite. I nostri cuori si rivolgono a loro, alle loro famiglie e alla più ampia comunità. Siate certi della nostra solidarietà di fronte a tale violenza». Il messaggio si conclude con l'invocazione alla pace, Salaam. Il comunicato è firmato da mons. Patrick Dunn, vescovo di Auckland e presidente della Conferenza episcopale neozelandese; mons. Charles Drennan, vescovo di Palmerston North e segretario della Conferenza episcopale; card. John Dew, arcivescovo di Wellington; mons. Paul Martin, vescovo di Christchurch; mons. Steve Lowe, vescovo di Hamilton, e mons. Michael Dooley, vescovo di Dunedin.

Il telegramma del Papa. «Sua Santità Papa Francesco è stato profondamente addolorato nell'apprendere la notizia dei feriti e delle perdite di vite umane causate dagli insensati atti di violenza in due moschee a Christchurch». È l'inizio del telegramma di cordoglio per le vittime delle sparatorie avvenute a Cristchurch, in Nuova Zelanda, inviato a nome di Papa Francesco dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Il Papa «assicura tutti i neozelandesi, e in particolare la comunità musulmana, della sua sincera solidarietà» per questi attacchi, si legge nel testo. Il Papa rivolge la sua preghiera «per la guarigione dei feriti, la consolazione di coloro che soffrono per la perdita dei loro cari e per tutti quelli colpiti da questa tragedia». Il pensiero del Papa va anche al «personale di sicurezza e di emergenza» per gli «sforzi in questa difficile situazione». «All'amore misericordioso di Dio Onnipotente» il Papa affida i defunti e «invoca la benedizione divina a conforto e forza sulla nazione».

Tristezza e condanna sono state espresse dai leader delle chiese di Terra Santa dopo l'attentato terroristico alle moschee in Nuova Zelanda. In una nota, diffusa oggi e pervenuta al Sir, i leader scrivono: «Condanniamo fermamente questa strage terroristica come tutti i tipi di atti terroristici, indipendentemente dalla loro fonte e dalle loro vittime. Condanniamo questo atto a nome della Terra Santa, che riunisce cristiani, musulmani, drusi e ebrei. Chiediamo ai responsabili dell'umanità e della comunità internazionale di adoperarsi per sradicare il terrorismo in tutte le sue forme politiche, razziali e religiose». «L'umanità - si legge - è chiamata a ritornare alla sua dignità e a ciò che Dio ha dato: il potere della rettitudine, non della distruzione. Chiediamo a Dio misericordia per tutti coloro che sono stati martirizzati e porgiamo condoglianze a tutte le loro famiglie e auspichiamo una rapida guarigione dei feriti».

«Questi episodi di violenza e tutti i discorsi che li alimentano vanno condannati e isolati. È necessario contrastare l'islamofobia e la xenofobia e superarle con il dialogo, l'incontro, la conoscenza reciproca, per non cadere nella trappola di pregiudizi pericolosi». Così l'Unione delle comunità islamiche d'Italia (Ucoii) in una nota nella quale esprime «il suo massimo sgomento per l'attacco terroristico perpetrato da un commando di quattro terroristi in due moschee della città di Christchurch, in un giorno sacro per i Musulmani di tutto il mondo, provocando la morte di 49 persone».

«L'attentato alle due moschee - sottolinea l'Ucooi - è stato deliberatamente dichiarato essere contro persone immigrate e di fede musulmana, come spiega il manifesto che è apparso poco prima della strage, poi cancellato. Non ci sono dubbi che la matrice di questo atto vile sia razzista e anti islamica e a rendere il fatto ancora più grave e inquietante è il tweet postato da uno dei presunti terroristi dove si leggono vari nomi di criminali razzisti, tra cui quello di Luca Traini».

«Le immagini scioccanti che arrivano dalla Nuova Zelanda - prosegue la nota - ci danno la misura della pericolosità che costituisce il crescente e irresponsabile incitamento all'odio xenofobo e islamofobo di cui siamo testimoni negli ultimi tempi». «L'Ucoii chiede a tutte le Istituzioni pubbliche in Italia, civili e religiose, una condanna netta e chiara non solo dell'attentato di Churchchrist ma anche della retorica tristemente ricorrente che diffonde odio e pregiudizio contro i musulmani e migranti in generale. Chiediamo inoltre di promuovere nuove politiche per prevenire questo tipo di violenza e contrastare i discorsi di incitamento all'odio (hate speech)».

«L'attacco alle due moschee in Nuova Zelanda è la drammatica dimostrazione che le parole d'odio e le espressioni nostalgiche di estremismi non hanno confini e possono trasformarsi ovunque in efferata violenza». Così la presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), Noemi Di Segni, commenta gli attentati alle moschee in Nuova Zelanda. «Gli ebrei italiani - si legge in una nota - esprimono piena vicinanza in questo doloroso e sconvolgente giorno alle comunità islamiche italiane e di tutto il mondo. Alle vittime, ai sopravvissuti e loro famiglie le nostre preghiere». Per Di Segni, «quando un qualsiasi luogo di culto viene colpito è l'intera società civile ad essere in pericolo. Le comunità ebraiche continueranno a levare la voce per difendere la libertà di culto di tutti i fedeli e a lottare assieme a tutti coloro che credono nella convivenza, sradicando ogni forma di razzismo».

Fonte: Sir
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