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Sud Sudan: Caritas italiana, a 7 anni dall'indipendenza prosegue l'impegno tra spiragli di pace e nuove violenze

A 7 anni dall'indipendenza la vita di milioni di persone dipende esclusivamente dagli aiuti umanitari, l'inflazione è in costante aumento, le infrastrutture distrutte, l'economia in ginocchio. Caritas italiana continua a sostenere la popolazione con un nuovo e articolato programma in Sud Sudan e in Uganda, in collaborazione con le Caritas locali e con l'organizzazione Medici con l'Africa Cuamm.

Una baraccopoli in Sud Sudan (Foto Sir)

Sono trascorsi sette anni da quel 9 luglio 2011, quando nasceva il Sud Sudan, il 54° Stato africano, divenuto indipendente dal Sudan dopo due decenni di guerra civile e un referendum vinto con il 99% dei consensi. Dopo appena due anni, però, il sogno di pace e di prosperità si è infranto con lo scoppio di una guerra civile fratricida, trasformata dalla élite al potere in conflitto a sfondo etnico.

A febbraio di quest'anno i vescovi del Sud Sudan si sono pronunciati nuovamente con una lettera pastorale e un appello congiunto nel quale denunciano ancora la guerra e le condizioni di povertà estrema della popolazione. Anche Papa Francesco ha implorato più volte la pace per il Paese. Caritas italiana, da anni impegnata nel Paese, continua a sostenere la popolazione con un nuovo e articolato programma in Sud Sudan e in Uganda, in collaborazione con le Caritas locali e con l'organizzazione Medici con l'Africa Cuamm. Gli interventi sono resi possibili grazie a un nuovo contributo della Conferenza episcopale italiana dai fondi dell'8xmille e grazie alle offerte ricevute da singole persone e comunità. Caritas italiana, in un comunicato pubblicato oggi, sottolinea che il conflitto ha colpito soprattutto la già poverissima popolazione: la vita di milioni di persone dipende esclusivamente dagli aiuti umanitari, l'inflazione è in costante aumento, le infrastrutture distrutte, l'economia in ginocchio con gravi conseguenze sulle capacità di auto-sostentamento della popolazione anche nelle aree meno colpite dal conflitto. Una crisi di ampiezza regionale con milioni di persone fuggite nei paesi limitrofi, bisognose di assistenza.

Secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), sono circa 2.1 milioni le persone sfollate rimaste all'interno del Paese e 2,5 milioni i profughi nei Paesi confinanti. In particolare oltre 1 milione in Uganda, 770.000 in Sudan, 440.000 in Etiopia, 110.000, in Kenya, 90.000 in Repubblica democratica del Congo. Gli interventi principali portati avanti da Caritas italiana sono la fornitura di viveri alimentari e non alimentari, servizi sanitari di base, supporto alla riattivazione socio-economica e iniziative di promozione della pace. Per quanto riguarda la sanità il programma sostiene le iniziative di Medici con l'Africa Cuamm nelle aree più colpite dalla crisi. In Uganda, il Paese che ospita il numero maggiore di profughi e un flusso incessante di nuovi arrivi, gli interventi di Caritas italiana sono volti a migliorare la capacità di autoproduzione dei mezzi di sussistenza di rifugiati e famiglie di comunità ospitanti, riducendo al contempo il rischio di violenze di genere.

Sud Sudan: Caritas italiana, a 7 anni da indipendenza prosegue impegno
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