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Unicef, bambini e donne in gravidanza tra i dispersi in mare nell’ultima tragedia sul Mediterraneo

Il 2016 si avvia a diventare l’anno con il più alto numero di morti: più di 4.200 rifugiati e migranti hanno perso la vita – durante viaggi pericolosi – nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Finora quest’anno quasi 160mila persone sono arrivate in Italia. Lo afferma l’Unicef commentando l’ultimo naufragio al largo delle coste della Libia lo scorso mercoledì nel quale, secondo diverse fonti, alcuni bambini e donne in gravidanza sarebbero tra le 240 persone annegate nel tentativo di raggiungere le coste europee.

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Recupero salme migranti (Foto Sir)

Una giovane donna liberiana, tra i 29 sopravvissuti portati ieri a Lampedusa, ha perso il figlio di due anni, la figlia di 13 anni e il fratello di 21 anni – annegati quando la loro barca si è capovolta. Helena Rodriguez, ginecologa e mediatrice culturale a Lampedusa per l’Unicef, sta lavorando con gli operatori sanitari italiani per curare la donna 31 enne da polmonite acuta e shock. «La tragedia ha lasciato questa giovane donna in uno stato di profondo shock dopo aver visto i suoi figli e il suo giovane fratello annegare davanti a lei», ha detto Rodriguez. «Anche se aveva pagato ai trafficanti 2400 euro per la traversata della sua famiglia dalla Libia verso l’Italia, quando hanno visto la barca, del tutto insicura, si sono rifiutati di salire perché avevano paura. I trafficanti allora hanno iniziato a sparato contro di loro, costringendoli a salire. Per questo così tante persone sono annegate a soli 12 km dalla costa libica».

Rodriguez, che era sul molo per assistere i sopravvissuti nelle prime ore di giovedì mattina, ha detto che le persone soccorse all’arrivo erano in pessime condizioni fisiche e psicologiche – con alcuni in coma e altri con gravi ustioni per l’esposizione al carburante. «Qui la situazione è terribile» ha detto. Altre due donne, che sono state salvate dalla stessa nave di soccorso norvegese, hanno perso i loro figli in mare. La maggior parte delle vittime proveniva da Senegal, Liberia, Guinea e Nigeria.

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