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Vertice Nato a Bruxelles: scontro Trump e alleati europei

«I Paesi europei dovrebbero non solo aumentare le spese per la difesa, che sono effettivamente basse, ma fare investimenti insieme in capacità militari ed equipaggiamenti per intervenire anche laddove gli Usa non fossero interessati». Ne è convinto Alessandro Marrone, responsabile del programma «Difesa» dello Iai (Istituto affari internazionali), a conclusione del vertice Nato a Bruxelles: «Date le premesse, si è raggiunto tutto sommato un risultato positivo».

«Poteva andare molto peggio, con una rottura totale. Date le premesse, si è raggiunto tutto sommato un risultato positivo». È il parere di Alessandro Marrone, responsabile del programma «Difesa» e del programma «Sicurezza» dello Iai (Istituto affari internazionali), di ritorno da Bruxelles dove ha seguito i lavori del vertice della Nato che ha visto riuniti  gli alleati per discutere di alcuni punti chiave per la sicurezza collettiva.

A conclusione del summit, Donald Trump ha dichiarato in conferenza stampa: «Ho detto che sarei stato molto insoddisfatto, se non avessero aumentato i loro impegni in modo molto sostanzioso, perché gli Usa hanno pagato una cifra enorme, probabilmente il 90% del costo della Nato. E ora i Paesi inizieranno ad aumentare i loro impegni, quindi gliel’ho fatto sapere». Eppure alcuni leader europei hanno chiarito che non è prevista nessuna spesa aggiuntiva…

«Tutti gli Stati membri della Nato si sono impegnati nel 2014 a portare la spesa per la difesa al 2% del Pil entro il 2024. Ogni Stato può decidere se impiegare le risorse in operazioni Nato, Ue, Onu, unilaterali o altro. Negli ultimi 4 anni, quasi tutti gli Stati membri hanno aumentato il proprio bilancio e oggi 8 Paesi spendono fino al 2% del Pil, mentre saranno 15 entro il 2024. Altre nazioni, come la Germania, programmano di passare dall’1,1% all’1,5%. Tutte queste decisioni erano già state assunte. Trump ha soltanto utilizzato metodi bruschi e minacciosi. Alla vigilia, infatti, sono stati pubblicati i piani di spesa per gli anni futuri e nel comunicato conclusivo i leader hanno riaffermato gli impegni presi. Trump ha alzato i toni per poter dire che grazie alla sua forzatura gli europei spenderanno di più. Ma questo non è vero, perché era già stato tutto approvato».

C’è contrapposizione tra Usa ed Europa? Trump avrebbe davvero interesse a ritirarsi dalla Nato?

«Non lo ha mai detto esplicitamente, perché è una ipotesi poco percorribile. Il Senato americano ha approvato in questi giorni una mozione a sostegno della Nato con 97 voti a favore e 2 contrari. Non c’è volontà nel Congresso di uscire dal trattato firmato 70 anni fa. Trump, tuttavia, può minacciare di alleggerire l’impegno militare nella Nato e questo sarebbe molto grave, per quanto improbabile. Sono troppi, infatti, i benefici che gli Usa ricavano dalla Nato. La minaccia è un bluff.

Non è mancato un attacco frontale ad Angela Merkel, con il presidente Usa che ha accusato la Germania di essere «prigioniera» della Russia e dipendente da Mosca sul fronte energetico.

«La ragione è principalmente economica. Per Trump prioritarie sono le politiche commerciali, non la difesa. Essendo ormai arrivato allo scontro aperto con l’Ue sui dazi, ha cercato il pretesto per chiedere alla Germania di comprare il gas dagli Stati Uniti invece che dalla Russia. Il suo obiettivo ultimo è il braccio di ferro commerciale. Bene hanno fatto i Paesi europei a tenere distinti gli aspetti economici da quelli relativi alla difesa».

Da tempo, ormai, si sostiene un maggiore impegno da parte dei Paesi europei affinché si organizzino autonomamente per quanto concerne le politiche di sicurezza e di difesa comune?

«È una necessità anche per contribuire meglio alla sicurezza in ambito Nato e avere un rapporto più equilibrato con gli Stati Uniti. I Paesi europei dovrebbero non solo aumentare le spese per la difesa, che sono effettivamente basse, ma fare investimenti insieme in capacità militari ed equipaggiamenti per intervenire anche laddove gli Usa non fossero interessati».

Quali sono le principali minacce che la Nato deve fronteggiare?

«Sul fronte orientale, è anche grazie alla presenza rafforzata della Nato nei Paesi baltici e in Polonia che non c’è stata una escalation dopo l’invasione della Crimea da parte della Russia. La priorità è mantenere queste misure per sedersi al tavolo con Mosca e cercare una soluzione politica. Per quanto riguarda il Mediterraneo, l’Africa e il Medio Oriente, invece, la situazione è più complessa. Sono molto importanti le realtà locali, ci sono minacce non militari come il terrorismo e le instabilità che alimentano le migrazioni mettendo in crisi le società europee. La Nato dovrebbe avere un approccio più articolato sostenendo, ad esempio, l’Unione europea nel pattugliamento del Mediterraneo affinché si possa contrastare il traffico dei migranti .La minaccia per la Nato è l’instabilità: per questo deve rafforzare le capacità degli Stati locali di stabilizzare le crisi ed eliminare il contesto che favorisce terrorismo e migrazione».