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C'è una continua crescita della distanza tra i ceti sociali alti e quelli bassi. Questo avviene per una separazione anche fisico/spaziale tra loro. Non soltanto si incontrano meno nella quotidianità, ma i primi hanno sempre meno bisogno degli altri perché si sono costruiti mondi su misura composti da grattacieli imponenti o da villaggi separati e asettici. Lì diventano intoccabili, mentre gli altri ruotano intorno senza poter incidere. Il recente World Inequality Report pubblicato da Oxfam evidenzia come lo scorso anno i 26 Paperon de’ Paperoni del mondo possiedano il patrimonio pari alla metà più povera dell’intera popolazione della terra. 

«È vita, è futuro». Il tema della Giornata per la vita, che si celebra domenica 3 febbraio, ci spinge a rinnovare la fiducia e la speranza, tanto più fortemente quanto più si prendono in considerazione le ragioni per cui è stata istituita 41 anni fa. Fu proposta dalla Commissione famiglia della Cei pochi giorni prima dell’imminente approvazione di quella che La Pira definì «legge integralmente iniqua» riferendosi alla normativa sulla cosiddetta «interruzione volontaria di gravidanza».

Il Messaggio del Papa per la Giornata delle comunicazioni sociali 2019 ci provoca e ci affida dei compiti importanti. Anzitutto quello di abbattere le barriere culturali e le tentazioni ideologiche che sovente ci inducono a interpretare la rete come spazio del male. In seconda istanza, ci chiede di individuare i tempi, gli spazi e le modalità che possono rendere i social web vere e proprie opportunità educative, pastorali e spirituali.

In tempi come i nostri… di arrabbiati cronici, di gilet d’ogni colore, nazionalità corporazione, di casseurs violenti, di odiatori seriali (nella vita reale come in quella virtuale), di indignati perenni, di guerre striscianti o dichiarate fra popoli ed élites, dirsi moderati rasenta la follia. O magari solo un’insulsa pretesa, una dichiarazione di impotenza o una rassegnata autoesclusione sociale.