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Tra martedì e mercoledì le Camere hanno dato il via libera alla proroga dello stato d'emergenza, prolungato fino al 15 ottobre con deliberazione del Consiglio dei ministri. Le risoluzioni approvate, presentate dalle stesse forze di maggioranza, hanno fissato una serie di criteri che circoscrivono l'ampiezza del provvedimento e impegnano il governo al sistematico coinvolgimento del Parlamento. Del resto, se le ragioni dell'emergenza sono ancora obiettivamente attive – soprattutto se si guarda al contesto internazionale – la situazione consente di individuare procedure meno convulse rispetto alla prima fase della pandemia

Le notizie che si sono accumulate nella scorsa settimana sono allarmanti. Sotto certi aspetti ancora più di quelle riguardanti il Covid 19. L'ultimo bilancio demografico dell'Istat, i dati diffusi dalla Commissione europea, il rapporto del Cisf, lo studio di Lancet hanno messo a nudo quello che tutti sappiamo da tanto tempo, ma di cui stentiamo a prendere coscienza: è in atto un crollo della popolazione mondiale, particolarmente in Europa, particolarmente in Italia, particolarmente in Toscana e si va sempre più affermando uno stile di vita "post-familiare".

Hikikomori, nella lingua giapponese, significa «stare in isolamento». Il termine indica le persone, per lo più giovani, che si chiudono in casa, che mantengono qualche relazione con gli altri solo grazie alle tecnologie, e così finiscono per non avere contatti reali con nessuno. In Giappone si tratta di una condizione diffusa: si parla di 1 milione di casi. In Italia c’è un’associazione che se ne occupa e che stima siano 100mila le persone che si comportano in questo modo.

Dopo i sacrifici della ‘fase 1’ e l’assenza della famiglia ai tavoli che contano della ‘fase 2’, la ‘fase 3’ dell’emergenza Covid-19 si è aperta con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del cosiddetto Family Act. Non solo: si è avviata in parlamento anche la discussione sull’assegno universale per figlio, misura lanciata in Italia due anni fa dal Forum delle associazioni familiari e portata avanti in questi anni nonostante diffidenze, illusioni e promesse mancate. 

È nella natura umana: ci adattiamo. L’adattamento per l’umanità è stato, nel corso dell’evoluzione, sinonimo di sopravvivenza di fronte alle difficoltà. Ma accanto ad adattamento sta la parola assuefazione e questa, spostando l’ambito dal biologico all’etico, si gemella con un altro termine: assuefazione. Il confine tra questi termini non è chiaro. L’area di contiguità è sfumata: si inizia credendo di avere conquistato un traguardo in una situazione ostile e ci si ritrova regrediti a livelli a cui non avremmo mai pensato. Sì, perché accanto a assuefazione c’è un’altra parola, terribile: cinismo.