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Nessun colpevole, tutti colpevoli. Da una settimana è partita una campagna elettorale stranissima: in estate, con i leader che già guardavano alle ferie e i peones (quei parlamentari di cui i leader si ricordano solo quando devono essere sostituiti in qualche appuntamento o al momento della compilazione delle liste) che cercavano di fuggire ai comizi nelle spiagge o in pineta, soprattutto in un periodo estivo così torrido. 

Anche in questo 2022 si torna a votare. Non certo una novità per gli italiani che ormai sanno che questo è un appuntamento fisso. E se non ci sono le elezioni politiche, da qualche anno per fortuna un po’ meno frequenti rispetto alla prima Repubblica, ci sono comunque le amministrative o i referendum. 

L'editoriale del direttore sulle reazioni ad alcune indiscrezioni (non confermate) sul Papa e il Convegno del Mediterraneo che si è svolto a Firenze nel febbraio scorso: "Ciò che lascia perplessi è la rabbia che si sente in molti degli interventi che in questi giorni hanno commentato un dialogo riportato come verità - e non indiscrezione - da un sito che nella home page non ha neppure il nome del direttore"

L’Europa ha paura, una maledetta paura di essere invasa dai migranti. E quando si ha paura, la ragione si annebbia e si sceglie la via più semplice e forse pericolosa: costruiamo un muro. Così, dopo aver abbattuto 32 anni fa (il 9 novembre 1989) il Muro berlinese della vergogna, ecco che 12 Paesi sui 27 dell’Unione europea lanciano la proposta di alzarne un altro per “proteggere le frontiere esterne dell'Ue di fronte ai flussi migratori”. 

Il calendario approvato dalla conferenza dei capigruppo del Senato prevede che, dopo questa prima settimana in Aula, la discussione generale sul ddl Zan prosegua alle 16,30 di martedì 20 luglio. Nel complesso sono oltre sessanta gli iscritti a parlare. Sempre martedì prossimo, ma alle 12, scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti: un momento decisivo per verificare la possibilità di un accordo su una riformulazione del testo in esame

Quanti nonni non potranno più raccontare di sé e della propria vita? Quante storie di vite esemplari saranno andate perdute? Quante carezze, quanti baci, quanti abbracci non sono stati vissuti? Solo da questa drammatica consapevolezza può nascere non solo un nostro personalissimo modo di sentire e vivere questa durissima stagione, ma anche l’urgenza di fare qualcosa per conservare la memoria di questa generazione portata via da un virus venuto da lontano e ben presto diventato padrone delle nostre vite, delle nostre coscienze e del nostro immaginario.