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Quanti nonni non potranno più raccontare di sé e della propria vita? Quante storie di vite esemplari saranno andate perdute? Quante carezze, quanti baci, quanti abbracci non sono stati vissuti? Solo da questa drammatica consapevolezza può nascere non solo un nostro personalissimo modo di sentire e vivere questa durissima stagione, ma anche l’urgenza di fare qualcosa per conservare la memoria di questa generazione portata via da un virus venuto da lontano e ben presto diventato padrone delle nostre vite, delle nostre coscienze e del nostro immaginario.

Tre morti (l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo, il loro autista congolese) hanno riportato all’attenzione degli italiani il fatto che tra i danni, gravi, del Covid-19 in quest’ultimo anno c’è stata anche la fitta nebbia calata su tutto ciò che accade fuori dai nostri confini e da quelli dei Paesi occidentali, e non solo. 

Chissà che cosa sarebbe successo se ci fossero stati i Social all’epoca di San Francesco di Sales, il santo che festeggiamo il 24 gennaio. Lui ha avuto l’idea di diffondere brevi testi stampati, a completamento delle sue prediche, e perciò è diventato il patrono dei giornalisti. Forse però qualche problema con i Social lo avrebbe potuto avere. Diceva cose che erano contrarie al pensiero mainstream tra Cinque e Seicento, l’epoca delle guerre di religione. Predicare l’amore di Dio, a quei tempi, era controcorrente.

Si può scegliere chi vaccinare in base al reddito prodotto come proposto da un'assessore di una regione italiana? In caso di sproporzione tra mezzi a disposizione e persone bisognose di assistenza i medici si possono trovare davanti a un bivio drammatico: a chi dare la precedenza? Un paese civile non dovrebbe mai mettere gli anestesisti davanti a queste decisioni

Ultimo Dcpm... Il premier promette (permette?) che, pur con delle restrizioni, sarà un Natale vero... anche quest’anno! E giù discussioni, fiumi di parole o di inchiostro, pareri, contrasti: natale dell’economia, natale delle vetrine, del cenone, natale delle luci o della neve, o degli alberi... natale col coprifuoco, natale con la messa di mezzanotte alle venti... In tutte queste espressioni ci si trattiene, accuratamente mi pare, dal dire «Natale di Gesù». 

L’epidemia da Covid ha fatto emergere, nel nostro Paese, alcune difficoltà nelle relazioni tra Stato e Regioni: il che non sorprende del tutto, perché ben sappiamo come in ogni relazione i momenti di crisi inducono a evidenziare alcune problematicità che in tempi «normali» difficilmente vengono a galla. Proviamo a dipanare la matassa dall’inizio.

Uno degli effetti collaterali più dolorosi della pandemia è la sindrome del “tutti contro tutti”. Chi deve chiudere l'attività dopo l'ultimo decreto contro chi ha ancora il permesso di tenere aperto. Chi ha perso il lavoro contro chi ha ancora lo stipendio di sempre. Chi è più affamato di socialità (anche a costo di prendersi qualche rischio di troppo) contro chi non esce di casa nemmeno per andare a prendere un caffè sotto casa. Chi è giovane contro chi è anziano, chi fa sport contro chi è sedentario.