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È nella natura umana: ci adattiamo. L’adattamento per l’umanità è stato, nel corso dell’evoluzione, sinonimo di sopravvivenza di fronte alle difficoltà. Ma accanto ad adattamento sta la parola assuefazione e questa, spostando l’ambito dal biologico all’etico, si gemella con un altro termine: assuefazione. Il confine tra questi termini non è chiaro. L’area di contiguità è sfumata: si inizia credendo di avere conquistato un traguardo in una situazione ostile e ci si ritrova regrediti a livelli a cui non avremmo mai pensato. Sì, perché accanto a assuefazione c’è un’altra parola, terribile: cinismo.

Il 2 giugno 1946, esattamente 74 anni fa, il popolo italiano accorreva alle urne: quasi 25 milioni di italiani e di italiane (queste ammesse per la prima volta al voto) si espressero per la monarchia o la repubblica, e contemporaneamente elessero 556 componenti dell’Assemblea costituente. Fu un momento di “ripartenza” della storia italiana, reso possibile da tre sentimenti che animavano la coscienza sociale: speranza, fiducia, consapevolezza.

La situazione delle scuole paritarie, già molto complicata in questi anni, anche proprio per una non completa attuazione del principio della parità, rischia di peggiorare in modo significativo dopo l’emergenza sanitaria