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No, noi italiani non moriremo sovranisti! Così come non siamo morti democristiani e neppure comunisti. Forse moriremo populisti, ma solo perché una dose di populismo, piccola o grande che sia, accompagna da sempre la nostra vita politica. Ma con alterne fortune. Basti pensare al lungo ventennio berlusconiano o all’effimera stagione grillina, forse destinata all’auto rottamazione.

La mobilitazione delle «sardine» richiede un supplemento di analisi e come tutti i fenomeni sociali allo stato nascente non può essere incasellato all'interno di uno schema.

Qualche tempo fa sono rimasta molto colpita da un episodio che mi è tornato alla mente in questi giorni così dolorosi. Una turista appena sbarcata dal vaporetto chiede all’ambulante di turno: «A che ora chiude Venezia?». In questo quadretto c’è tutto il paradosso culturale del nostro Paese. Venezia è una città, sintesi di urbs e civitas, non un parco divertimenti. 

C'è voluto, purtroppo, un attentato estremamente grave ai nostri soldati in Iraq per provocare almeno inizialmente reazioni convergenti tra le forze politiche. Quei soldati impegnati per la pace e contro il terrorismo, ci rammentano che esistono molte dimensioni della vita della Repubblica in cui tutti i cittadini posso riconoscersi semplicemente come tali, al di là di ogni contrapposizione ideologica.