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Cara Vittoria, batti le mani al tuo «Capitan papà»

Nel giorno in cui tutto il mondo del calcio, i tifosi della Fiorentina e l'intera città di Firenze rendono omaggio a Davide Astori, morto a 31 anni la scorsa domenica, ci rivolgiamo a sua figlia, la piccola Vittoria.

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Tifosi allo stadio Franchi rendono omaggio al capitano della Fiorentina

Cara Vittoria, com’era bello il tuo papà. Com’era alto e bravo. Il Capitano!

Un giorno la tua mamma Francesca, con un sospiro, aprirà un album di fotografie e ti dirà: ecco, vedi? Questa sei tu sul passeggino, questo è l’Arno e questo è il tuo papà che ti accompagna, ti protegge, ti fa da Capitano.

Un giorno, Vittoria, imparerai quanto fosse speciale il tuo Capitan Papà.

Lo sapevamo che tutti gli volevano bene, perché a farsi voler bene da tutti sono i calciatori leali, quelli che giocando non mirano a far male, non ingannano l’arbitro, non fanno scene ma sono sempre leali, non umiliano l’avversario sconfitto e non si abbattono quando perdono. Allora non stupirti quando scoprirai che quel terribile 4 marzo 2018, quando la morte ha portato via a noi Asto, a Francesca Davide e a te Capitan Papà, tutto il mondo del calcio ha deciso di fermarsi, di non giocare perché è impossibile giocare quando hai un terribile peso sul cuore e il tuo pensiero è fisso lì, su quel calciatore mite, che aveva scelto Firenze prima ancora che Firenze scegliesse lui.

Non stupirti, Vittoria, di tanto amore. Non meravigliarti del collega che quasi sviene alla notizia e prende l’aereo dalla Catalogna per essere a Firenze a salutare il suo Capitano. Dei messaggi commossi, sinceri perché nulla ne ricavano in cambio. Non stupirti delle lacrime della tua mamma che a poco a poco si tramutano in sorriso, sfogliando le immagini di Capitan Papà che svetta di testa e inzucca in rete, salva la porta da un gol sicuro, con il suo sinistro educato lancia il compagno verso la rete.

Batti le mani, Vittoria. Batti le mani al tuo papà che ti insegna come in ogni partita, sul rettangolo verde e nella vita, conta sì vincere, ma molto di più conta giocare con il cuore, non arrendersi mai, essere leali anche quando gli altri non lo sono e, se perdi ma hai giocato così, sei comunque una persona vincente. Batti le mani con noi, alla prima occasione, quando tutto lo stadio lo saluterà. E poi sia silenzio, ma silenzio vero, un silenzio assordante. Ciao, Vittoria. Sii orgogliosa del tuo Capitan Papà, sempre.

Cara Vittoria, batti le mani al tuo «Capitan papà»
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