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Caso Meredith, dagli Usa un'ingerenza immotivata

Stupisce che fino ad oggi il Ministero degli Esteri del Governo italiano non abbia replicato alla dichiarazione di plauso nei confronti della Corte di Appello di Perugia del Dipartimento di Stato del Governo degli Stati Uniti. È irrituale, e fuori da ogni logica diplomatica, che un governo straniero commenti le sentenze per un delitto comune, in questo caso un omicidio, giudicato da un tribunale di un paese straniero, sovrano e indipendente, qual è la Repubblica Italiana. Il caso di Amanda Knox ha travalicato i confini della giustizia per diventare un affare politico.
DI GIOVANNI PALLANTI

Parole chiave: usa (72), giustizia (59)

di Giovanni Pallanti

Stupisce che fino ad oggi il Ministero degli Esteri del Governo italiano non abbia replicato alla dichiarazione di plauso nei confronti della Corte di Appello di Perugia del Dipartimento di Stato del Governo degli Stati Uniti. È irrituale, e fuori da ogni logica diplomatica, che un governo straniero commenti le sentenze per un delitto comune, in questo caso un omicidio, giudicato da un tribunale di un paese straniero, sovrano e indipendente, qual è la Repubblica Italiana. Il caso di Amanda Knox ha travalicato i confini della giustizia per diventare un affare politico. Il Governo degli Stati Uniti si è ingerito in una vicenda processuale in cui si giudicava un'orgia tra giovani studenti dell'Università di Perugia in cui erano coinvolti la Knox, il cittadino italiano Raffaele Sollecito, e un cittadino ivoriano condannato con rito abbreviato, in via definitiva, a 16 anni di carcere per concorso in omicidio con altri della cittadina inglese Meredith Kercher. In primo grado erano stati condannati sia la giovane americana sia il giovane italiano rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere.

La nota del Dipartimento di Stato giunta poche ore dopo l'assoluzione dell'americana e dell'italiano non toccava minimamente gli interessi degli Stati Uniti nel mondo. Ecco quindi perché il Governo italiano doveva replicare duramente a quello statunitense per un'ingerenza assolutamente immotivata. Questo fatto si aggiunge alla scandalosa protezione che il Governo brasiliano, e i suoi organi costituzionali, hanno steso su Cesare Battisti, condannato in Italia come pluriomicida e per terrorismo, non concedendo l'estradizione. Sembra che l'Italia sia diventata la sputacchiera di tutti coloro che credono che la nostra repubblica sia diventata un paese del quarto mondo dove la giustizia procede a colpi di machete. Tutto ciò è intollerabile. Ci sono paesi dove la giustizia è un optional e fortemente contagiata da regimi autoritari, come la Cina, contro cui nessuno, salvo qualche associazione umanitaria, osi protestare. Il presidente della Repubblica Napolitano ha protestato diplomaticamente con il governo brasiliano. Ma sull'ingerenza statunitense sul processo di Perugia nessuno ha aperto bocca. È normale tutto ciò?

Intorno alla signorina Amanda Knox che la sentenza di primo grado descriveva come attiva nell'omicidio Meredith si è scatenata una campagna mediatica che dagli Stati Uniti è giunta in Europa stravolgendo completamente l'iter processuale davanti alla Corte di Appello di Perugia. Una prova di questa grande mobilitazione è proprio l'intervento finale del Dipartimento di Stato che in un suo comunicato garantiva addirittura ogni aiuto americano alla giovane perché potesse rientrare il più rapidamente possibile nella sua città natale Seattle. Cosa puntualmente avvenuta.

Questo gravissimo fatto è anche il risultato, probabilmente, della lotta politica in Italia tra il governo Berlusconi e la magistratura. Che anche la magistratura italiana possa sbagliare è fuor di dubbio. Ma che il governo di uno stato democratico attacchi un giorno sì e l'altro giorno anche la magistratura inquirente crea, oltreché sconcerto, ogni possibile alibi a nazioni straniere per «salvare» i propri concittadini imputati davanti a un tribunale italiano. È un fatto certo. Il prestigio internazionale dell'Italia è messo a dura prova da questo logorante contenzioso che deve finire quanto prima. Come ricordava il beato Giovanni Paolo II chi non ama la propria nazione mette in pericolo la sua dignità di fronte al mondo. La pace e la giustizia si possono affermare negli stati civili solo se essi si rispettano tra di loro. Non capire questo è il più grosso handicap per un governante soprattutto in una società globale dove la comunicazione delle notizie avviene, tramite media, in tempo reale. Questa vicenda apparentemente piccola è un grande vulnus al diritto internazionale e alla necessaria e rispettosa stima che dovrebbe esserci tra nazioni politicamente alleate. Un episodio questo da non sottacere, da non sottovalutare. Per quanto riguarda la giustizia italiana, sul caso di Perugia, si tratta ora di aspettare quanto deciderà nel terzo ed ultimo grado di giudizio la Corte di Cassazione.

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