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Dopo le recenti stragi in Nigeria e Kenya

Dall’Africa all’Asia, i nuovi martiri per la fede

Anche l’eccidio più odioso, quello perpetrato in chiesa, risponde ad esigenze «militari», forse ancor più che al fanatismo religioso. In tante parti del mondo, soprattutto in Africa e in Asia, dove sono una minoranza, i cristiani sono spesso vittime inermi delle violenze, ostaggi di conflitti etnici o del confronto tra Occidente e Islam.

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Attentati in Nigeria

Come ogni cosa anche la Chiesa è quel che si intende e quel che si vuole vedere. Se per Chiesa si intende il Vaticano è facile vederla come un fatto politico. Se per Chiesa si intende l’istituzione che copre da secoli il mondo occidentale non è difficile vederla anche con le macchie dei suoi peccatori, ma se per Chiesa si intende il popolo di Dio esteso in tutto il mondo non si può non vederla ancora oggi e soprattutto oggi come la religione da cui più che da ogni altra escono martiri.

Basta leggere fra i tanti libri ormai dedicati all’argomento delle persecuzioni dei cristiani nella nostra epoca il libro di Andrea Riccardi su «Il secolo del martirio» per smarrirsi in una selva di nomi per lo più ignoti anche quando erano destinati alla gloria degli altari. Nomi di caduti anno per anno, quasi giorno per giorno, nei luoghi più diversi e lontani da un continente all’altro. E lo stillicidio di sangue continua anche in questi giorni con l’assalto alle chiese e alle case di cristiani in Nigeria e in Kenya.

E tuttavia bisogna ammettere che in genere non si tratta di cristiani sacrificati perché non hanno bruciato l’incenso all’imperatore o semplicemente perché vittima di un odio religioso cieco che mira solo alla loro distruzione e alla loro cancellazione da un paese.

Soprattutto in Africa e in Asia, dove i cristiani sono minoranza inerme e spesso non protetta, hanno, come gli agnelli, la caratteristica di non avere né zanne né artigli, che già di per sé li predispone ad essere vittime del sacrificio.

Per il loro essere innocui e isolati i cristiani si trovano nella condizione perfetta di ostaggi a cui in una guerra si può far pagare semplicemente il successo del nemico. Già durante la guerra civile seguita all’indipendenza del Congo cinquanta anni fa, quando in due anni furono assassinati quasi duecento missionari, i famigerati «Simba» di Pierre Mulele rispondevano con un massacro di cristiani ad ogni successo militare dei paracadutisti belgi. Allo stesso modo gli integralisti islamici somali hanno risposto nelle settimane scorse ad un attacco dell’esercito keniota nel loro paese, assaltando due chiese in Kenya.

Anche l’eccidio più odioso, quello perpetrato in chiesa, risponde ad esigenze «militari», forse ancor più che al fanatismo religioso. Furono i nazisti che, per esempio, ad Oradour, in Francia, e a Monte Sole, sull’appennino tosco-romagnolo, uccisero con poche bombe la folla raccolta in chiesa. La chiesa, come del resto il centro di una città sotto un bombardamento a scopo terroristico, rende possibile uccidere all’ingrosso, anche se moltiplicando vittime e sacrilegi.

In Asia e in Africa i cristiani sono visti spesso come una proiezione del mondo occidentale e come una religione estranea alla tradizione del paese. In caso di conflitto con l’Occidente i cristiani locali possono quindi essere considerati le prime vittime più per ragioni politiche che per ragioni religiose come del resto è accaduto in Iraq durante la guerra ancora in corso. In caso di guerra civile si può infine essere uccisi per qualsiasi motivo nel crollo di ogni sistema di sicurezza. Gli irregolari armati possono uccidere per rapina, deducendo che il missionario come ogni «occidentale» non può non essere ricco. E si può uccidere semplicemente per dimostrare a se stessi e ai propri compagni quanto si è bravi ad avere ucciso un personaggio importante.

Se la persecuzione in quello che una volta si chiamava il Terzo Mondo è sempre in agguato, è la guerra, il conflitto, l’instabilità che la favorisce e in un certo senso gli allenta il collare.

Anche in Nigeria, dove la situazione è oggi più grave, sotto l’odio religioso che ormai spinge ad andare a cercare i cristiani nelle loro case sembra si nasconda anche un conflitto fra agricoltori e pastori i quali per l’inaridimento del suolo stanno invadendo il territorio dei primi.

I martiri per la fede muoiono quasi sempre in paesi in cui li accompagnano nella loro sventura tanti altri che muoiono semplicemente perché c’è violenza diffusa, degradazione morale e dissacrazione dell’umanità. La «virtù eroica» dei martiri sta nel non aver voluto abbandonare quel paese e quella gente pur sapendo cosa l’aspettava come suor Leonella Sgarbati morta sei anni fa in Somalia dopo aver detto: «Prima o poi un pazzo o un fanatico mi sparerà certamente».

Secondo l’Apocalisse i martiri vanno diritti in cielo. Non sono pochi. Ma, se ognuno di loro, come Gesù, si portasse dietro colui che gli è morto nella croce accanto, in Paradiso ci sarebbero forse ormai solo posti in piedi.

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